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Quelli che cercano di rispondere per primi ai tweet di Trump

Lo fanno per ottenere visibilità, sfruttando la popolarità del presidente degli Stati Uniti che non riesce a fare a meno di usare Twitter

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Dopo l’elezione a presidente degli Stati Uniti, Donald Trump ha continuato a usare il suo account personale di Twitter senza particolari preoccupazioni per il suo nuovo ruolo istituzionale. Trump scrive quasi ogni giorno tra i 2 e i 5 tweet, commentando qualsiasi cosa, senza risparmiare dure critiche verso i suoi avversari o altri leader in giro per il mondo. Il suo account è seguito da oltre 32 milioni di persone e ogni tweet riceve migliaia di retweet e decine di migliaia di “mi piace”. Trump è probabilmente l’iscritto più popolare e controverso di Twitter, e in molti cercano di sfruttare la sua fama per farsi notare, per esempio rispondendo istantaneamente ai suoi tweet nella speranza di essere letti da milioni di follower e aumentare il proprio seguito.

Una risposta al tweet di qualcuno funziona un po’ come i commenti nei post di Facebook o nelle sezioni per commentare sui siti: prima ne invii una, più probabilità hai che sia messa in evidenza appena sotto al tweet originario (Twitter usa un algoritmo, quindi non sempre è sufficiente essere più veloci). BuzzFeed News ha raccontato la storia di Adam Best, un utente di Twitter che si è messo in testa di essere sempre tra i primi a rispondere a Trump. Sulla sua app di Twitter dello smartphone ha attivato un’opzione per ricevere una notifica ogni volta che @realDonaldTrump pubblica qualcosa: «Ci sono state occasioni in cui ero sdraiato, e dopo avere sentito la notifica sono saltato fuori dal letto e ho iniziato a rispondergli». Per non farsi trovare impreparato, Best scrive in anticipo le bozze di alcuni tweet sui temi di maggiore attualità, e sui quali è più probabile che Trump twitti, così da potere rispondere in pochi secondi.

Ci sono migliaia di iscritti a Twitter, come Best, che se ne restano appollaiati sull’account di Donald Trump in attesa che scriva qualcosa per rispondergli immediatamente e avere più probabilità che il messaggio finisca sotto quello del presidente americano. Vengono usate diverse strategie, ma molti si basano sul fatto che Trump invia tweet più o meno alla stessa ora ogni giorno: di mattina appena si è alzato e verso sera, quando ha meno da fare. Molti tweet sono inviati da Trump dopo la messa in onda di Fox & Friends, un programma di informazione della mattina trasmesso da Fox News molto indulgente nei suoi confronti, e del quale Trump è fan. Nei fine settimana intercettare il momento giusto dei tweet è più complicato, a volte accade tra una partita e un’altra di golf, sport a cui Trump dedica molto tempo.

I messaggi di risposta inviati fulmineamente dopo un tweet di Trump sono di vario tipo, ma nella maggior parte dei casi contengono critiche durissime, sia politiche che personali. La gara consiste nel guadagnare qualche pixel in più degli altri ed essere in bella mostra nelle raccolte di tweet sotto al messaggio di Trump. I tweet più in vista ricevono centinaia di retweet e di “mi piace”, e hanno più probabilità di essere citati nel programmi di informazione televisiva. BuzzFeed News fa l’esempio di un altro utente, Mike Elgan, che lo scorso gennaio rispose rapidamente a un tweet di Trump vedendo aumentare improvvisamente le statistiche del suo messaggio: 800mila visualizzazioni e oltre 24mila interazioni in poche ore. In meno di una giornata, Elgan guadagnò oltre 300 follower, a prova del fatto che correre dietro ai tweet di Trump può essere molto redditizio per chi è in cerca di visibilità.

Gli utenti certificati, quelli la cui identità è stata verificata da Twitter – di solito personaggi famosi, giornalisti e politici – hanno più probabilità di finire nelle posizioni subito sotto ai tweet di Trump, perché sono valutati come più affidabili dagli algoritmi. Fino allo scorso autunno l’ordine dei tweet nelle risposte era sostanzialmente cronologico, mentre da qualche mese le cose sono cambiate e vengono utilizzati diversi criteri per stabilire quali messaggi saranno più o meno in vista. Twitter dice che gli algoritmi valutano caso per caso e che ogni utente vede cose diverse, a seconda delle persone che segue e delle loro interazioni con gli altri account. Il funzionamento dell’algoritmo è piuttosto misterioso e comprensibilmente Twitter non dà informazioni specifiche; è probabile che venga aggiornato di frequente, per evitare che gli utenti se ne approfittino. Alcuni account riescono per brevi periodi di tempo a essere primi, a riprova dei vantaggi che si possono ottenere se si capisce come funziona il sistema.

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Ci sono diverse strategie per aggirare le limitazioni dell’algoritmo. Se una risposta non finisce subito sotto il tweet di Trump, è consigliabile non mandare un messaggio direttamente a @realDonaldTrump, ma all’account che ha ottenuto il posto più in alto, in modo da finire secondi nella conversazione. Alcuni usano la strategia di scrivere più tweet collegati tra loro per occupare più posizioni, altri mettono video e immagini, che di solito sono privilegiate sui contenuti testuali dall’algoritmo di Twitter.

I motivi per finire subito sotto i tweet di Trump sono molteplici. Ci sono utenti bene intenzionati, che semplicemente vogliono criticare le politiche del presidente degli Stati Uniti e farsi sentire, altri che cercano di ottenere più visibilità per il loro profilo e guadagnare follower (magari anche a scopi promozionali), mentre altri ancora sono banalmente troll interessati a fare confusione. Durante la campagna elettorale di Trump, capitava spesso che le risposte messe in risalto fossero generate automaticamente da bot, account dietro ai quali c’è un software programmato per inviare risposte automatiche a ogni tweet di un determinato account. Twitter negli ultimi mesi sembra abbia affinato i suoi sistemi per identificare ed escludere i bot, che quindi finiscono sempre più di rado nelle conversazioni intorno ai tweet di Trump.

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The Tylt, un giornale online, ha iniziato a sfruttare le fulminee risposte ai tweet di Trump per mettere in evidenza i suoi contenuti, rinviando con link agli articoli pubblicati sul suo sito. L’account di The Tylt utilizza anche il sistema dei sondaggi di Twitter per coinvolgere gli altri utenti e invitarli a votare su vari temi, di solito legati agli argomenti sollevati da Trump con i suoi messaggi.

Il grande affollamento di account che cercano di farsi notare fa sì che qualsiasi tweet di Trump, anche il più innocente e meno agguerrito, si trasformi in pochi minuti in una conversazione caotica, con centinaia di risposte e di discussioni disordinate impossibili da seguire. Le risposte degenerano di solito molto rapidamente, con ricorrenti insulti tra gli utenti, immagini volgari e altri contenuti che talvolta vengono censurati da Twitter, perché non rispettano le regole di utilizzo del social network.

La gara a finire nei primi posti con un tweet di risposta c’è anche su altri profili di personaggi famosi, con decine di milioni di iscritti, ma di rado si raggiungono i livelli di competizione intorno all’account personale del presidente degli Stati Uniti (quello istituzionale @POTUS e usato meno e da uno staff). Trump è un personaggio che divide ed è costantemente sotto l’attenzione dei media, quindi ogni suo tweet è un’opportunità per chi lo sostiene e per chi lo critica per dire la sua e provare a raccogliere consensi. Da quando è stato eletto presidente, Trump ha continuato a guadagnare follower su Twitter ed è quindi prevedibile che la corsa alla prima risposta continuerà, coinvolgendo un numero crescente di utenti.

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