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Westinghouse ha fatto richiesta di fallimento

di Steven Mufson – The Washington Post

È uno dei nomi più conosciuti nell'energia nucleare, ed era da poco stato comprato da Toshiba: ci saranno conseguenze negative per tutto il settore

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Le torri di raffreddamento e, a sinistra, il sito che contiene i reattori dell'impianto nucleare di Vogtle a Waynesboro, in Georgia, dove sono in costruzione due nuovi reattori di Westinghouse (AP Photo/John Bazemore, File)

Mercoledì Westinghouse, uno dei nomi storici e più conosciuti nel settore dell’energia nucleare, ha presentato richiesta di fallimento. È una notizia particolarmente negativa per il futuro del settore, che lascia aperte domande sul destino di quattro reattori nucleari attualmente in costruzione negli Stati Uniti. La richiesta di fallimento pone fine anche all’unione tra Westinghouse e Toshiba. Quando comprò Westinghouse, nell’ottobre 2006, il gigante giapponese – che produce di tutto, dai dispositivi medici agli elettrodomestici – annunciò «l’alba di una nuova era per l’energia nucleare», aggiungendo che insieme le due società avrebbero creato una «potente combinazione». A dieci anni di distanza, invece, l’unione si è sfaldata. Toshiba ha riportato oltre 5,5 miliardi di euro perdite relative alle sue attività nel settore nucleare negli Stati Uniti, citando problemi di contabilità, ritardi e sforamenti dei costi, e si è ritirata dai nuovi progetti in discussione in India e Regno Unito.

L’istanza di fallimento di mercoledì genererà una serie di problemi relativi all’eventualità che Toshiba resti responsabile delle perdite di Westinghouse, e sulla possibilità che le società di servizio pubblico proprietarie dei reattori in costruzione debbano sobbarcarsi una quota maggiore dei costi per il loro completamento, cosa che comporterebbe tassi maggiori per gli utenti delle zone interessate. Invocando la protezione del “Chapter 11” della legge fallimentare degli Stati Uniti, che se concesso consente a un’azienda di operare un risanamento o una ristrutturazione, Westinghouse potrebbe ancora ultimare la costruzione degli impianti. Westinghouse ha detto di aver raccolto circa 745 milioni di euro attraverso il cosiddetto “Debtor-in-possession financing”, una forma di finanziamento concessa ad aziende in difficoltà finanziarie, in modo da poter continuare a erogare servizi ai suoi clienti durante la fase di ristrutturazione aziendale.

Il fallimento di Westinghouse ha ripercussioni sull’intero settore nucleare mondiale. Sessant’anni fa la società fornì il primo reattore nucleare ad acqua pressurizzata e metà dei 430 reattori nucleari nel mondo hanno reattori con tecnologia Westinghouse. La società, inoltre, aveva detto che il suo nuovo reattore AP1000 era dotato di tecnologia di sicurezza passiva e di una struttura modulare più sicura, economica e veloce da costruire. Molti parlamentari statunitensi e funzionari del settore nucleare sostengono che l’AP1000 possa dare inizio a un «rinascimento nucleare» nel paese.

Al momento Westinghouse è responsabile della costruzione di quattro di questi nuovi reattori, in due siti diversi. I primi due sono attualmente costruiti da SCANA al Virgil C. Summer Nuclear Generating Station, un sito a oltre 30 chilometri dalla città di Columbia, in South Carolina; gli altri due, sostenuti da garanzie sui finanziamenti concessi dal dipartimento dell’Energia statunitense, sono in costruzione nella centrale nucleare Vogtle di Southern Co.: Westinghouse, però, ha avuto problemi in entrambi i siti. Nonostante l’AP1000 avrebbe dovuto avere un design standard, in South Carolina sono state fatte delle modifiche. Il piano della società, inoltre, comprendeva dei modelli costruiti a Lake Charles, in Louisiana, che avrebbero dovuto combinarsi «come pezzi di Lego», ha detto un ex membro di un’autorità di controllo. Stando a documentazioni della Nuclear Regulatory Commission, l’agenzia del governo americano che si occupa di tutela della salute pubblica e sicurezza nel settore dell’energia nucleare, lo stabilimento di Lake Charles stava inviando dei moduli difettosi, obbligando Westinghouse a saldarli di nuovo nei siti dove erano presenti i reattori. Vista la mole di lavoro è stato costruito un nuovo edificio per eseguire le saldature, secondo quanto riportato da una persona informata dei fatti. I proprietari degli impianti nucleari, arrabbiati per i ritardi e gli sforamenti dei costi, hanno presentato un reclamo contro Westinghouse, raggiungendo poi un accordo con la società. Ora, però, la battaglia legale comincerà di nuovo.

Gli stati americani di South Carolina e Georgia permettono alle società di servizi pubblici di addebitare agli utenti i costi per le centrali elettriche ancora in costruzione. Nella maggior parte degli stati gli utenti non pagano finché non ricevono parte dei benefici. Le società però devono ottenere l’approvazione delle commissioni che si occupano di servizi pubblici, che le obbligano ad assorbire parte dei costi. La controllata di Southern Co. Georgia Power, coproprietaria dei reattori di Vogtle, ha detto che si sta preparando al fallimento di Westinghouse e che sta «lavorando con la società per mantenere lo slancio al sito». Georgia Power ha aggiunto che sta valutando l’impatto del fallimento, che si consulterà con la Georgia Public Service Commission e i suoi soci per «determinare il percorso migliore da intraprendere» e che avrebbe cercato di far rispondere Westinghouse e Toshiba delle loro responsabilità.

Nel mondo le imprese edilizie nel settore nucleare sono poche, e spesso sono di proprietà statale. Molte di queste aziende sono in difficoltà. Le azioni dell’azienda francese Areva, per esempio, sono crollate dell’84 per cento negli ultimi cinque anni. Gli Stati Uniti basano sull’energia nucleare circa il 20 per cento del fabbisogno di elettricità nazionale. Ciononostante, per gli standard del settore gli attuali reattori, che hanno una durata media di 35 anni, stanno diventando vecchi. «Quando queste unità vengono smantellate per mantenere la stessa percentuale bisogna costruirne di nuove», ha detto Dan Aschenbach, vicepresidente di Moody’s, «ma è impossibile se non si può costruire».

Il fallimento di Westinghouse chiude anche un capitolo della diplomazia sull’energia nucleare. Westinghouse, che ha sede negli Stati Uniti nonostante sia di proprietà di Toshiba, veniva sostenuta dagli Stati Uniti nei suoi tentativi di ottenere contratti all’estero. Sia l’amministrazione Bush che quella di Obama hanno fatto pressioni sul governo indiano perché comprasse reattori costruiti da Toshiba-Westinghouse o da Hitachi-General Electric. L’India stava trattando l’acquisto di una mezza dozzina di AP1000. Le questioni legate alla responsabilità in caso di incidenti, però, hanno bloccato le trattative con il paese. Avvicinandosi al completamento di quattro reattori in Cina, poi, Westinghouse sperava di ottenere una quota maggiore del mercato cinese; anche in Cina, la società ha però avuto problemi legati alle alterazioni relative alla progettazione, ritardi e sforamenti dei costi.

Toshiba sta provando a trovare un acquirente per Westinghouse, ma le aziende in grado o disponibili ad assorbire la società sono poche. Una possibilità è Korea Electric Power Co. (KEPCO), che possiede già una controllata che si occupa di ingegneria nucleare. Anche l’azienda di costruzioni nucleari cinese potrebbe essere interessata alla tecnologia di Westinghouse. KEPCO, tuttavia, ha già un’azienda che costruisce impianti nucleari, mentre la Cina ha i suoi reattori nucleari, i CAP 1000. Il governo americano, inoltre, dovrebbe approvare un’eventuale vendita a una società straniera.

«I nuovi progetti hanno molto valore per il futuro, e molti dei problemi sono in fase di risoluzione», ha detto Jeffrey Merrifield, ex membro della Nuclear Regulatory Commission che oggi lavora per lo studio legale Pillsbury Winthrop Shaw Pittman. Merrifield ha aggiunto che «si stanno formando una serie di coalizioni» di aziende americane che potrebbero essere interessate all’acquisto di Westinghouse, che però potrebbero volere solo alcune parti della società, che progetta diversi componenti dei reattori.

© 2017 – The Washington Post

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