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  • mercoledì 25 gennaio 2017

Quest’anno si vota anche in Germania

Alle elezioni del 24 settembre Merkel cercherà un quarto mandato, il principale avversario sarà Martin Schulz: per ora è la favorita, ma diversi fattori potrebbero indebolirla

AP Photo/Yves Logghe)

Pochi giorni fa è stata fissata la data delle prossime elezioni politiche in Germania: si terranno il 24 settembre e verranno rinnovati i 630 seggi del parlamento federale. La cancelliera Angela Merkel, che ha 62 anni ed è in carica dal 2005, ha detto da tempo che si ricandiderà per un quarto mandato: come in passato, la sua candidatura sarà appoggiata dal CDU, il partito di centrodestra che da anni domina la politica tedesca. Da ieri, invece, è noto il nome del principale avversario di Merkel: sarà Martin Schulz, 61enne noto politico del Partito Socialdemocratico tedesco che ha appena lasciato la carica di presidente del Parlamento Europeo. La candidatura di Schulz non è ancora ufficiale, ma è data per certa dopo che il presidente dell’SPD Sigmar Gabriel ha annunciato che non si candiderà a cancelliere: dovrebbe essere ufficializzata domenica 29 gennaio dopo una riunione di partito.

In apparenza, l’esito delle elezioni è scontato: Merkel è ancora parecchio popolare – così come il suo partito, dato intorno al 35 per cento – e l’economia tedesca è tornata stabile, con una crescita annua del PIL vicina al 2 per cento e una disoccupazione inferiore alla soglia considerata “fisiologica” del 5 per cento. Nelle ultime settimane però diversi analisti hanno fatto notare che una serie di fattori potrebbero rendere un po’ più incerto il risultato finale: fra questi l’aumento di consensi per l’AfD, il principale partito tedesco di destra radicale, che molti legano ad alcune scelte impopolari di Merkel fra cui l’accoglienza di quasi un milione di rifugiati siriani nel corso del 2015; la notevole popolarità di Schultz in Germania, forse causata dal fatto che negli ultimi anni si è tenuto alla larga dalla politica tedesca concentrandosi sul Parlamento Europeo; e infine la possibile ingerenza della Russia nella campagna elettorale, data praticamente per certa dall’intelligence tedesca, più o meno con le stesse modalità di quanto avvenuto nell’ultima campagna presidenziale statunitense.

L’aumento di consensi dell’AfD è considerato il fatto politico più importante avvenuto in Germania negli ultimi anni: Il partito si è formato nel 2013 e ha ottenuto diversi buoni risultati già alle prime elezioni regionali a cui ha partecipato. La sua leader è Frauke Petry, che ha 41 anni, era una chimica ed è a capo del partito dal 2015. Le posizioni dell’AfD sono tipiche di un partito europeo di destra radicale: euroscettico, anti-immigrazione e anti-Islam, e a favore di politiche protezioniste in economia. Dell’AfD hanno iniziato a occuparsi anche i giornali internazionali in seguito a un successo elettorale piccolo ma significativo: nel settembre 2016, alle elezioni statali nel Länder del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, ha ottenuto più voti persino del partito di Merkel – 20,8 contro il 19 per cento del totale – finendo dietro solamente all’SPD.

Quel successo alle elezioni di Meclemburgo-Pomerania Anteriore è solo l’ultimo in ordine di tempo: l’AfD è riuscita a ottenere almeno un seggio a tutte le dieci elezioni statali a cui ha partecipato finora, dimostrandosi capace di raccogliere i voti sia dei sostenitori dei diversi piccoli partiti di destra del paese, sia degli elettori stufi dei partiti istituzionali. Secondo diversi sondaggi nell’ultimo anno e mezzo l’AfD ha praticamente triplicato i propri consensi su base nazionale, passando dal 5 al 15 per cento. Kai Arzheimer, che insegna Scienze politiche all’università di Mainz, ha calcolato che alle elezioni federali con un risultato simile potrebbe eleggere 90 o più parlamentari: sarebbe la prima volta che un partito di estrema destra entra nel parlamento tedesco dalla fine della Seconda guerra mondiale.

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Una media dei sondaggi politici in Germania messa insieme da Wikipedia: dal 2013 ad oggi la CDU, in nero, ha perso qualche consenso, mentre l’AfD – in azzurro – è partita da pochi punti percentuali arrivando intorno al 15 per cento

Rimanendo ai sondaggi, l’SPD è da anni inchiodata al intorno al 25 per cento – e anche qualcosa meno – e stabilmente dietro alla CDU. Il sistema elettorale tedesco, però, non prevede alcun premio di maggioranza: cosa che di fatto incoraggia la formazione di coalizioni di governo molto ampie. Due degli ultimi tre governi, fra cui quello uscente, sono stati formati proprio dalla CDU e dall’SPD, che nonostante siano avversari sono i due partiti più istituzionali del sistema politico tedesco. Partecipare al governo ha garantito all’SPD una certa visibilità, ma anche diverse critiche per alcune scelte della CDU – che è sempre rimasto il partito di maggioranza – e probabilmente impedito di presentarsi in maniera credibile come una forza di vera opposizione.

Con Schulz come candidato, qualcosa potrebbe cambiare: Gabriel è considerato molto legato a Merkel – è tuttora vice cancelliere e ministro dell’Economia del suo governo – mentre Schulz è molto popolare fra l’elettorato storico del partito, quello più di sinistra. Politico ipotizza che per rafforzare l’immagine “di sinistra” della sua candidatura Schulz potrebbe anche formare una coalizione con i Verdi e lo storico partito di sinistra Die Linke; e magari scegliere di concentrarsi meno sui temi dell’immigrazione, su cui l’elettorato dell’SPD è piuttosto diviso, e su temi più tipici della sinistra europea, come la condizione delle classi meno ricche. È un’ipotesi numericamente legittima – nell’attuale parlamento i tre partiti controllano circa il 50 per cento dei seggi, anche se tutti e tre sono dati in calo – ma complicata dal punto di vista politico, dato che negli ultimi anni l’SPD è stato al governo mentre Verdi e Die Linke all’opposizione.

Schulz, inoltre, ha oggi un consenso personale piuttosto alto, sia per il suo profilo istituzionale sia per la sua estrazione sociale da “uomo comune”: prima di aver presieduto per anni il Parlamento Europeo e aver partecipato a decine di incontri internazionali, talk show e interviste sui principali quotidiani al mondo, aveva lasciato la scuola superiore senza andare all’università e avuto problemi di alcolismo (superati). Secondo un sondaggio diffuso a dicembre dalla televisione ARD, in Germania Schulz ha un tasso di approvazione del 57 per cento, pari a quello di Merkel.

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Oltre che dal successo dell’AfD e dalla popolarità e dalle scelte politiche di Schulz, Merkel potrebbe essere indebolita anche dall’ingerenza russa nella campagna elettorale. A dicembre l’agenzia di intelligente interna tedesca (BfV), ha riportato un «aumento rilevante» degli attacchi informatici contro partiti e singoli politici portati avanti da un gruppo di hacker appoggiato dal governo russo già noto per gli attacchi al Partito Democratico americano e all’Agenzia mondiale antidoping (sono quelli che si fanno chiamare “fancy bear”). Da mesi, inoltre, diversi siti legati all’estrema destra tedesca o al governo russo diffondono notizie false su Merkel e il suo governo, soprattutto sulla questione dei rifugiati, cercando di screditarla: di recente una fonte anonima ha detto ad Agence France-Presse che la East StratCom Task Force, un comitato europeo messo in piedi per contrastare le campagne di disinformazione di origine russa, ha detto che Merkel è stata progressivamente sempre più attaccata da siti del genere, e che una cosa simile accadrà probabilmente anche nelle campagne elettorali delle prossime elezioni politiche in Francia e Paesi Bassi.

Nonostante tutto questo, Merkel è ancora considerata la favorita dai principali osservatori della politica tedesca, anche se nei prossimi mesi qualcosa potrebbe cambiare con l’inizio della campagna elettorale o per nuovi eventi esterni (come un inciampo del governo Merkel o un nuovo attentato terroristico islamista, dopo quello di Berlino di lunedì 19 dicembre).

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