La vita raccontata con grafici e cartoline

Dear Data è un progetto di due designer, che per un anno hanno raccolto e rappresentato dati su di sé, e se li sono spediti da Londra a New York

Particolare di una delle cartoline mandate a Giorgia Lupi da Stefanie Posavec ("Dear data")

A fine novembre il Museum of Modern Art (MoMA) di New York ha acquisito nella sua collezione permanente 104 cartoline che le designer Giorgia Lupi e Stefanie Posavec si sono spedite da un lato all’altro dell’oceano Atlantico, tra settembre 2014 e settembre 2015. Le cartoline fanno parte di un progetto artistico che si chiama Dear Data, cioè “Cari Dati”: Lupi e Posavec se le sono scambiate per raccontare la propria vita l’una all’altra, raccogliendo dati come si fa per calcolare le statistiche e ricavandone poi i relativi grafici. È una una sorta di racconto autobiografico che si serve di numeri e illustrazioni al posto delle parole e ha permesso a Lupi e Possavec, che all’inizio si conoscevano poco, di scoprire molte cose l’una sull’altra e diventare amiche.

Ogni settimana, per un anno, Lupi (che è italiana e vive e lavora a New York) e Possavec (che è americana e vive e lavora a Londra) hanno scelto un tema e hanno raccolto dati a proposito: ad esempio, per la prima settimana dal 1 al 7 settembre 2014, segnarono tutte le volte che guardavano l’ora su un orologio. Giorgia associò a questa azione il suo stato d’animo e i suoi bisogni del momento (la fretta, la noia, la fame), Stefanie scelse invece il tipo di orologio che aveva consultato. Poi, senza confrontarsi in anticipo, disegnarono su una cartolina bianca un grafico che mostrava i dati raccolti; sul retro della stessa cartolina, quello con indirizzi e francobolli, scrissero invece la legenda per interpretare il grafico. I temi vanno dal numero di volte in cui hanno preso un mezzo pubblico a quello in cui hanno avuto un contatto fisico con altre persone, dalla frequenza delle loro lamentele a quella dei loro desideri.

Le cartoline raccolgono informazioni anche molto private e mostrano quante cose si possono capire di una persona osservando con precisione piccoli aspetti della sua vita. Ovviamente anche le scelte grafiche raccontano qualcosa delle due designer, che hanno stili diversi, sia nel tratto che nel modo di rappresentare i dati. A settembre Dear Data è diventato un libro, ed è stato pubblicato negli Stati Uniti da Princeton Architectural Press e nel Regno Unito da Particular Books, una casa editrice del gruppo Penguin Random House. Il libro raccoglie le immagini delle 104 cartoline – con gli indirizzi cancellati per preservare la privacy di Lupi e Possavec – e spiegazioni, approfondimenti e riflessioni su come e perché sono state realizzate: è una specie di diario di bordo fatto in coppia a posteriori.

La copertina dell’edizione britannica di Dear Data:
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Il Post ha raccolto e spiegato alcune delle cartoline di Lupi e Posavec e chiesto a Lupi, che è tra i fondatori dello studio di information design Accurat, come è nato e si è sviluppato Dear Data. È stato un progetto personale, ma non una ricerca fine a sé stessa: Lupi e Posavec stanno cercando un nuovo approccio ai dati che li renda più “umani”, cioè che usi i sistemi della raccolta dati, della statistica e della resa grafica per raccontare e spiegare nuove cose sulle persone. Un “umanesimo dei dati”, lo definisce Lupi. Imparare a conoscersi attraverso dati e grafici era l’obiettivo, riuscito, di Dear Data: alla fine le singole informazioni non sono che un pretesto, e questo nuovo modo di comunicare e raccontarsi ha portato alla nascita di un’amicizia.

La cartolina dei desideri di Giorgia

All’inizio del progetto Lupi e Posavec misero insieme una lista di temi, ma alla fine decisero di sceglierlo di settimana in settimana. In questo modo il tipo di informazioni che hanno raccolto è cambiato nel tempo: all’inizio riguardava soprattutto le azioni materiali, poi si sono aggiunti i pensieri, le relazioni con gli altri, il rapporto con gli oggetti e gli spazi.

Il tema della tredicesima settimana era per esempio quello dei desideri. Lupi li ha rappresentati disegnando delle stelline, il cui colore indica il diverso tipo di desiderio, e li ha divisi in cinque gruppi: sul cibo, sulle bevande (caffè o birra/drink), quelli legati al proprio corpo (ad esempio al sonno), quelli legati al mondo esterno (ad esempio alle condizioni meteorologiche) e infine quelli legati a Dear Data.

Il fronte della cartolina di Giorgia Lupi (Dear Data):
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Ogni stella è legate ad altre stelle che appartengono allo stesso ambito di desideri: ad esempio la stella del desiderio di cioccolato, la prima in alto a sinistra, è legata a quella del desiderio di dolci e a quella della fame generica. Da ognuna delle stelle partono delle linee, la cui lunghezza indica l’intensità dello specifico desiderio; in fondo a ogni linea c’è un simbolo che invece chiarisce se il desiderio sia stato soddisfatto o no.

Il retro della cartolina di Giorgia Lupi (Dear Data):
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La cartolina dei desideri di Stefanie

Per rappresentare i propri desideri Posavec ha scelto delle linee colorate disposte come i raggi di una circonferenza. Procedendo in senso orario orario si va avanti nel tempo: le varie linee sono raccolte in base al giorno della settimana in corrispondenza del centro del cerchio. I colori indicano il tipo di desiderio: le linee violette indicano desideri legati all’aspetto fisico, quelle rosse al cibo o alle bevande e quelle blu scuro al lavoro.

Il fronte della cartolina di Stefanie Posavec (Dear Data):
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Insieme alla legenda Posavec ha anche scritto qualche nota su come ha realizzato il grafico: «Ho cercato di essere il più onesta possibile», ma anche: «Ammetto che la lista non è del tutto accurata». Infatti alcuni tipi di desideri tra i più imbarazzanti non sono riportati e altri non sono del tutto sinceri: nel libro Dear Data Posavec spiega che quelli più nobili presenti nella lista nel retro della cartolina – come quello per la fine della fame nel mondo – non sono veri, ma inseriti solo per fare bella figura con Lupi e non sembrare troppo concentrata su sé stessa. Nel grafico sul fronte questi desideri non sono però mostrati, sono solo nella legenda.

Il retro della cartolina di Stefanie Posavec (Dear Data):
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La cartolina degli orari e delle attività di Giorgia

Giorgia Lupi ha spiegato al Post che le raccolte dati di Dear Data iniziavano il lunedì mattina e proseguivano fino alla sera della domenica successiva. Lei e Posavec decidevano autonomamente cosa fosse più interessante nel tema della settimana e per questo le loro cartoline raccontano cose un po’ diverse. Nella settimana seguente Lupi e Posavec analizzavano i dati raccolti e decidevano come rappresentarli mentre già stavano raccogliendo quelli nuovi. Quindi due lunedì dopo dall’inizio della raccolta dati scannerizzavano la cartolina realizzata nel frattempo e la spedivano.

La quattordicesima settimana fu dedicata alle “schedules“, cioè ai programmi e agli impegni. Il disegno sulla cartolina di Lupi assomiglia a un quadro di arte astratta, ma in realtà a ogni simbolo corrisponde una diversa attività. Ad esempio, le linee indicano le email spedite, le croci l’acquisto di qualcosa e i cerchi con un pallino al centro la redazione di un documento.

Il fronte della cartolina di Lupi (Dear Data):
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Anche i colori hanno un significato: ad esempio, l’azzurro è quello per le attività legate ai (potenziali) clienti, l’arancione al suo fidanzato. Per comprendere questo grafico è meglio partire dalla legenda e cercare le informazioni che interessano di più piuttosto che dare subito uno sguardo d’insieme. Nel libro Dear Data, Lupin spiega che la disposizione dei simboli è casuale e serve solo a comunicare la caoticità della sua settimana lavorativa.

Il retro della cartolina di Lupi (Dear Data):
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La cartolina degli orari e delle attività di Stefanie

Apparentemente la cartoline di Posavec per la 14esima settimana mostra quindici fiori. In realtà ad ogni “fiore” corrisponde un tipo di attività a cui Posavec dedica il suo tempo. A differenza di Lupi, non ha raccolto dati solo sulle attività legate al lavoro, ma anche ad altri aspetti della propria vita; d’altra parte però è stata meno precisa nel distinguere i singoli compiti svolti. Il fiore blu chiaro ad esempio è quello del sonno: sul retro della cartolina è scritto che in totale Posavec ha passato 50 ore e 31 minuti della 14esima settimana a dormire. Il fiore rosa è quello del lavoro (27 ore e 3 minuti), quello rosso invece ha a che fare con la preparazione del cibo e con i pasti (12 ore e 51 minuti).

Il fronte della cartolina di Posavec (Dear Data):
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Ogni petalo rappresenta 20 minuti di tempo, e contandoli si ottiene un’approssimazione delle ore indicate sul retro della cartolina. Sia questa cartolina che quella corrispondente di Lupi hanno delle decorazioni natalizie dato che furono spedite a dicembre.

Il retro della cartolina di Posavec (Dear Data):
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La cartolina dell’invidia di Giorgia

Lupi ha raccontato al Post che alcuni temi erano più difficili da rappresentare di altri. Il tema della 36esima settimana per esempio era l’indecisione e Lupi stava vivendo un periodo difficile: suo nonno era appena morto dopo un lungo periodo di malattia. Il tema della settimana fu particolarmente duro da rappresentare perché Lupi non sapeva decidersi se tornare in Italia per vedere un’ultima volta il nonno: «Per me quella settimana è stata la più invadente e dura di Dear Data: non stavo semplicemente lottando contro le mie esitazioni, ma dovevo anche concentrarmi su di esse dato che dovevo prenderne nota. Ero davvero sopraffatta. Ora però vedo la mia cartolina come una sorta di tributo alla memoria di mio nonno e al mio conflitto interiore sul nostro addio che non è mai avvenuto».

Altre volte l’argomento riguardava aspetti negativi della vita di tutti i giorni, come per esempio l’invidia, scelta per la 33esima settimana. Lupi ha rappresentato i suoi sentimenti di invidia con delle spirali e le ha disposte su un piano cartesiano: l’asse verticale verticale indica quanto la cosa per cui ha provato invidia sia fuori portata, in alto le cose che non lo sono, in basso quelle difficili da ottenere; quello orizzontale invece indica la frequenza con cui ha provato l’invidia, da “raramente” a “ogni giorno”. I pallini colorati al centro delle spirali indicano verso chi è rivolta l’invidia (il fidanzato, un amico, Posavec, un collega, uno sconosciuto o un personaggio famoso), mentre i tre segnetti all’esterno simboleggiano il tipo di insegnamento da trarre da ciascun sentimento di invidia.

Il fronte della cartolina di Lupi (Dear Data):giorgia33a

Ad esempio, la grande spirale blu nell’angolo in basso a destra significa che Lupi è stata molto invidiosa verso il suo fidanzato, cosa che non le capita spesso: questo perché lui non ha la mania del controllo, contrariamente a Lupi. La conclusione da trarre è, purtroppo, che Lupi è inevitabilmente «una maniaca del controllo».

Il retro della cartolina di Lupi (Dear Data):giorgia33b

La cartolina dell’invidia di Stefanie

Nel retro della sua cartolina Posavec spiega di aver provato spesso sentimenti di invidia perché si trovava a un festival d’arte dove aveva incontrato molti altri artisti e designer. Nel suo grafico ci sono quattro tipi di colonne, divise in base alla persona invidiata. Le prime tre colonne indicano l’invidia verso artisti e designer che Posavec non conosceva di persona; le due del secondo gruppo l’invidia verso artisti e designer conosciuti; le due del terzo gruppo l’invidia verso amici, mentre l’ultima rappresenta l’invidia verso sconosciuti in generale. I pallini che compongono le colonne rappresentano un singolo sentimento di invidia e i colori all’interno indicano da un lato da cosa quel sentimento è stato suscitato (da un contatto diretto, da una email, da un post su un social network, o da un pensiero di Posavec stessa), dall’altro la ragione dell’invidia.

Il fronte della cartolina di Posavec (Dear Data):
stefanie33a

Da come Posavec ha colorato i pallini, è evidente che prova vergogna per i suoi sentimenti di invidia; la stessa impressione la si ha anche leggendo la legenda.

Il retro della cartolina di Posavec (Dear Data):
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La cartolina delle distrazioni di Giorgia

Lupi ha detto che per disegnare una cartolina impiegava dalle due alle sei ore; a volte i tempi si allungavano perché i disegni erano fatti a mano e anche un piccolo errore costringeva a ricominciare da capo. All’inizio Lupi studiava come mettere in relazione i dati e rappresentarli graficamente; poi faceva alcune bozze, pensando a come includere il maggior numero di informazioni possibile.

Il tema della 44esima settimana erano le distrazioni. Lupi le ha rappresentate con delle gocce colorate di diverse dimensioni, che dipendono dal tempo rubato al lavoro o ad altre attività utili, da 30 secondi a più di 15 minuti. Le gocce sono disposte in ordine cronologico, dalla prima riga all’ultima. Ognuna è divisa a metà: il colore della parte di sinistra indica il tipo di attività che Lupi stava svolgendo prima di distrarsi, il colore della metà di destra invece indica il tipo di distrazione. Il colore prevalente delle metà di destra è l’arancione, e indica l’arrivo di un messaggio; la linea curva a lato della metà arancione significa che il messaggio è stato mandato da Posavec.

Il fronte della cartolina di Lupi (Dear Data):
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Le altre possibili distrazioni di Lupi sono la notifica di un social network, una telefonata, il perdersi nei propri pensieri, qualcosa che ha attirato la sua curiosità, o una persona venuta a dirle qualcosa.

Il retro della cartolina di Lupi (Dear Data):
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La cartolina delle distrazioni di Stefanie

Nel grafico di Posavec le distrazioni sono rappresentate da linee verticali nere. Da sinistra a destra indicano: prepararsi per uscire di casa, prendere un appuntamento, preparare la cena, fare le pulizie; occuparsi di Dear Data e infine lavorare. È facendo queste due ultime attività che Posavec si è distratta di più. Le linee colorate che partono da quelle nere indicano il diverso tipo di distrazione: quelle più frequenti sono legate ai social network (verde scuro), a siti di notizie o di intrattenimento (viola) e alle email (rosa).

Il fronte della cartolina di Posavec (Dear Data):
stefanie44a

Anche in questa cartolina come in molte altre Posavec è spiritosa. Sopra la legenda si legge: «Sui dati: tutte le volte che… Oh sì! Cosa stavo dicendo? Sì, questa settimana mi sono segnata tutte le volte che mi sono distratta». Posavec chiede anche scusa ai suoi colleghi e ai suoi clienti per tutte le volte che si è distratta sul lavoro.

Il retro della cartolina di Posavec (Dear Data):
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Bonus: un video in cui Lupi e Posavec spiegano Dear Data

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