Extraordinary FIFA Congress

Chi è Gianni Infantino, il nuovo presidente della FIFA

È stato eletto ieri al secondo turno, un po' a sorpresa: ha 45 anni, parla cinque lingue e gli appassionati di calcio lo conoscono già

Extraordinary FIFA Congress
(Richard Heathcote/Getty Images)

L’avvocato svizzero Gianni Infantino è il nuovo presidente della FIFA, l’organizzazione che governa il calcio mondiale. Infantino, che è il segretario generale della UEFA in carica, è stato eletto presidente durante la votazione di venerdì 26 febbraio a Zurigo, in Svizzera. Infantino ha 45 anni e lavora nel calcio ad alti livelli già da molti anni: è stato eletto al secondo turno, ottenendo 115 voti dai delegati che rappresentano le 207 federazioni calcistiche della FIFA. Il suo rivale principale, lo sceicco Al Khalifa, era dato per favorito ma ha ricevuto solo 88 voti. Il principe Ali bin al-Hussein e Jerome Champagne hanno ricevuto rispettivamente 4 e 0 voti. Per essere eletti al secondo turno bisognava ottenere almeno 104 voti.

Gianni Infantino

Infatino è nato a Briga, in Svizzera, nel 1970. Parla fluentemente inglese, francese, tedesco, spagnolo e italiano (come ha dimostrato anche nel giorno delle elezioni, in un discorso ai delegati FIFA). Dopo essersi laureato in Giurisprudenza ed essere diventato avvocato, si è occupato di diritto sportivo. In uno dei suoi primi incarichi importanti, è stato segretario del Centro Internazionale Studi Sportivi all’Università di Neuchâtel, in Svizzera. Dal 2000 lavora per la UEFA, dove fu assunto come direttore della divisione Affari Legali e Licenze per club.

Dal 2009 è diventato segretario generale della UEFA intera, per conto della quale ha anche gestito i rapporti con entità politiche come la Commissione europea e il Consiglio europeo. È considerato molto vicino a Platini, di cui ha praticamente ereditato i compiti di presidente in seguito alla sua sospensione. Secondo il Guardian, Infantino ha anche lavorato alle due principali riforme approvate dalla UEFA negli ultimi anni: l’introduzione del cosiddetto “fair play finanziario”, un piano per legare gli investimenti al mercato in entrata di ciascuna squadra, e all’allargamento degli Europei da 16 a 24 squadre.

Prima di oggi Infantino era già un personaggio familiare agli appassionati di calcio, perché da anni dirigeva i sorteggi tra le squadre partecipanti alla Champions League e all’Europa League. Grazie a queste apparizioni televisive, in cui ha mostrato un atteggiamento spesso bonario e una estesissima conoscenza di calcio, Infantino si è guadagnato una schiera di fan che sui social network si sono soprannominati “Infantiners”. Durante il sorteggio dei giorni di Champions League della stagione 2014-2015, parlando del Barcellona, Infantino disse: «… il Barcellona, che ha vinto la finale del 2011 contro… ehm. Non possiamo menzionare questa squadra, stasera». Stava parlando del Manchester United, che in quella stagione non era riuscito a qualificarsi per la Champions League per la prima volta dopo molti anni. Più recentemente, durante un’intervista di presentazione della sua candidatura ad Associated Press, si è preso in giro dicendo che la UEFA aveva deciso di candidarlo dopo che il suo nome era uscito in un sorteggio.

Durante la campagna elettorale, Infantino ha parlato più volte di “ricostruire” l’immagine della FIFA dopo gli scandali dell’era di Joseph Blatter, e ha detto di avere le capacità organizzative di occuparsi della FIFA grazie alla sua lunga carriera nella UEFA:

«Se c’è una cosa che conosco, sono i numeri. So quanto costa organizzare i Mondiali perché so quanto costa organizzare gli Europei. So quanto costa gestire un’organizzazione come la FIFA perché la UEFA ha una dimensione simile. […] Quando propongo nuovi fondi, non solo sono sicuro che possono essere davvero assegnati, ma anche che farlo sarà facile. Quando hai un giro d’affari di 5 miliardi di dollari, distribuirne 1,2 o 1,3 è facile. Il mio obiettivo è molto più alto: dare il 50 per cento delle entrate della FIFA alle federazioni nazionali»

Fra le proposte più visibili di Infantino, c’è anche quella di ampliare il numero di squadre che partecipano ai Mondiali – più o meno quello che è successo con gli Europei – e di studiare la possibilità di organizzare i Mondiali in più paesi di una data regione, anziché in uno solo. Infantino dovrà anche decidere se spostare o meno i Mondiali assegnati nel 2010 a Russia e Qatar rispettivamente nel 2018 e nel 2022 con un’asta di assegnazione molto controversa.

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