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Perché Renzi litiga con Juncker

Il presidente del Consiglio italiano e quello della Commissione Europa discutono di flessibilità, immigrazione e unione bancaria, ma c'entra anche la politica interna

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Matteo Renzi e Jean-Claude Juncker. (PATRICK HERTZOG/AFP/Getty Images)

Negli ultimi due giorni il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker e il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi si sono scambiati una serie di dichiarazioni piuttosto dure e insolite, tanto da spingere i giornali italiani a scrivere che i rapporti tra la Commissione e il governo italiano sono “ai minimi storici“. Lo scontro in realtà dura da mesi ma si è intensificato negli ultimi giorni. In una conferenza stampa tenuta venerdì, Juncker ha detto: «Ritengo che il primo ministro italiano, che amo molto, abbia torto a vilipendere la Commissione a ogni occasione, non capisco perché lo faccia». Renzi ha risposto altrettanto duramente, dicendo che è finita l’epoca in cui l’Italia si faceva “telecomandare da Bruxelles”.

Jacopo Barigazzi ha scritto su Politico che le parole di Juncker sono arrivate dopo diversi attacchi contro la Commissione fatti negli ultimi mesi dal governo italiano, su numerosi temi. Lo scorso 19 dicembre Renzi aveva duramente criticato la Germania, e implicitamente la Commissione Europea, per le politiche europee sull’energia e sull’unione bancaria, un trattato che interessa molto all’Italia ma che la Germania vuole implementare più lentamente. Inoltre da mesi Renzi ha inasprito la sua retorica anti-Europa, facendo sempre più frequenti riferimenti ai “burocrati” di Bruxelles, al rigore imposto dalla Germania e ai sacrifici non ricompensati fatti dall’Italia. Juncker, scrivono molti giornali, si è risentito per queste critiche che ritiene ingiuste.

Fin dal suo insediamento, nel novembre 2014, la Commission Juncker ha più volte espresso al sua apertura a concedere una maggiore flessibilità sui conti pubblici agli stati membri, anche davanti alla contrarietà dei paesi più rigorosi come la Germania. In occasione della crisi greca di questa estate, la posizione della Commissione è stata più aperta al compromesso rispetto a quella tedesca. Inoltre uno degli impegni più importanti presi dalla Commissione è stato quello sull’immigrazione, anche se a causa dell’opposizione di molti stati membri non è stato possibile ottenere troppi risultati. Secondo Renzi, la Commissione non ha comunque fatto abbastanza.

Juncker e Renzi hanno discusso anche di chi, tra governo italiano e Commissione Europea, abbia il merito maggiore dei margini di flessibilità (sufficiente, secondo Juncker, non abbastanza ampia, secondo Renzi). Juncker ha detto di essere rimasto sorpreso dal fatto che Renzi si sia attribuito questo merito, sostenendo che i margini maggiori sono stati ottenuti grazie agli sforzi della Commissione. A dire il vero, però, nel suo discorso al termine del semestre di presidenza italiano dell’Unione Europea, il 15 gennaio 2015, Juncker aveva riconosciuto l’importanza del contributo italiano nell’ottenere questo margine.

Secondo alcuni – come Stefano Feltri, responsabile economia del Fatto Quotidiano – dietro i nuovi attacchi di Renzi contro la Commissione ci sono soprattutto motivi di politica interna. Attaccare l’Europa è considerato un modo abbastanza sicuro per sottrarre consensi ai principali avversari del PD, Movimento 5 Stelle e Lega Nord. Si tratta però di una strategia potenzialmente pericolosa per l’Italia. Politico ha scritto che un diplomatico italiano – che ha voluto rimanere anonimo – ha avvertito Renzi dicendogli: «Non prendertela con Juncker che è famoso per essere vendicativo». Nelle ultime settimane l’unico funzionario italiano nello staff di Juncker è stato allontanato dal suo incarico.

Ben più preoccupante per il governo italiano è il fatto che la Commissione ha fino ad ora respinto tutte le proposte di creazione di una “bad bank” italiana, una società sostenuta dai soldi pubblici e creata con il solo scopo di ripulire i bilanci delle banche italiane dai crediti che non possono più essere riscossi. Questo tipo di intervento, essendo un aiuto di stato, deve essere autorizzato dalla Commissione. Se lo scontro dovesse proseguire potrebbero esserci conseguenze anche la prossima primavera, quando la Commissione pubblicherà i suoi pareri sulla legge di stabilità italiana. Quella approvata in Italia lo scorso dicembre spinge ai limiti, e secondo alcuni travalica, i margini di flessibilità, più ampli del solito, concessi dalla Commissione. Se la Commissione dovesse ritenere che la legge di stabilità italiana non rispetta le regole europee e che mette a rischio il bilancio dell’Italia, ha la facoltà di chiedere modifiche. Se l’Italia non dovesse adeguarsi, la Commissione può decidere di aprire una procedura di infrazione che dopo un lungo percorso può portare a una sanzione monetaria (nonostante siano state aperte molte procedure di questo tipo, nessuno stato è mai stato sanzionato).

Ad ottobre Renzi aveva già espresso il suo pensiero riguardo alle potenziali critiche della Commissione nei confronti della legge di stabilità: «Se Bruxelles ti boccia la legge di Stabilità tu gliela restituisci tale e quale e fa uno pari». Di fronte all’atteggiamento di Renzi, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha adottato una linea più morbida e ieri ha detto che da parte italiana «non c’è alcuna volontà di offesa, ma un atteggiamento costruttivo».

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