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  • venerdì 4 dicembre 2015

Il referendum sulle leggi europee in Danimarca

Si è votato su un'intricata questione di influenza europea sulle leggi nazionali: ha vinto il No, osteggiato dal governo e sostenuto dal principale partito di destra radicale

Kristian Thulesen Dahl, il capo del Partito Popolare Danese (Tariq Mikkel Khan/Polfoto via AP) DENMARK OUT

Giovedì in Danimarca si è tenuto un referendum sul mantenimento o meno della clausola dell‘opt out – cioè di esclusione – da alcune leggi europee in materia di giustizia interna e cooperazione giudiziaria. Al momento di entrare nell’Unione la Danimarca aveva scelto di non approvare automaticamente le leggi europee in materia di sicurezza, politica monetaria e giustizia interna, ma potersene tirar fuori: il referendum proponeva di eliminare alcune di queste clausole di opt-out. Giovedì però ha vinto il No con il 53,05 per cento dei voti: significa che il governo danese non potrà accogliere automaticamente diverse leggi europee – che riguardano cose molto diverse fra loro, dal traffico di esseri umani alla pornografia infantile – e secondo i sostenitori del “Sì” renderà possibile l’uscita della Danimarca da Europol, il corpo di polizia dell’Unione Europea. L’affluenza è stata vicina al 72 per cento, più alta di quanto previsto nei giorni precedenti.

I partiti più istituzionali – compreso il partito di centrodestra di cui fanno parte tutti i membri del governo, Venstre – hanno fatto campagna per il Sì, mentre il No era sostenuto principalmente dal Partito Popolare Danese, un partito di destra radicale noto per le sue posizioni molto dure sull’immigrazione e sull’Unione Europea, che alle elezioni politiche di giugno è diventato il secondo partito del paese e appoggia il governo di centrodestra. Il Financial Times ha scritto che prima del referendum il leader del Partito Popolare Danese, Kristian Thulesen Dahl, aveva fatto intuire che in caso di vittoria del No il suo partito sarebbe potuto entrare direttamente nel governo, ma le conseguenze politiche del voto non sono ancora chiarissime.

La Danimarca ha una lunga storia di diffidenza nei confronti dell’Unione Europea: non ha adottato l’euro né ha intenzione di farlo, ha una lunga tradizione di partiti “euroscettici” e di recente ha scelto di non partecipare al programma di “quote” di redistribuzione dei richiedenti asilo arrivati questa estate in Grecia e Italia.

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