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  • giovedì 12 novembre 2015

L’indipendenza della Catalogna, di nuovo

Il parlamento locale ha approvato una risoluzione per l'indipendenza che la Corte costituzionale spagnola ha sospeso: si arriverà a una sentenza tra 5 mesi

Il voto al parlamento della Catalogna di una risoluzione per l'avvio del processo formale verso l'indipendenza, Barcellona, 9 novembre 2015 (LLUIS GENE/AFP/Getty Images)

Mercoledì 11 novembre la Corte costituzionale spagnola ha deciso di accettare il ricorso del governo del primo ministro spagnolo Mariano Rajoy e ha sospeso la risoluzione per avviare formalmente il processo di indipendenza della Catalogna dalla Spagna che era stata votata il 9 novembre scorso dal parlamento regionale appena eletto. La risoluzione del parlamento catalano era stata approvata con 72 voti favorevoli e 63 contrari e di fatto dava sostanza alle questioni che erano state al centro della campagna elettorale dei due partiti favorevoli all’indipendenza della regione che avevano vinto le elezioni di domenica 27 settembre. Il voto della consulta è stato unanime. La sentenza sul merito del ricorso è prevista entro cinque mesi.

La consulta di Madrid ha anche precisato che i membri del governo catalano dovranno rispettare questa decisione e non potranno partecipare a qualsiasi tipo di iniziativa che ignori tale decisione: in caso contrario, ci potrebbero essere responsabilità penali a loro carico. Tuttavia la Corte non ha accolto tutte le richieste del governo spagnolo, che chiedeva anche una sospensione per i politici trasgressori. Il quotidiano El Paìs scrive che «nonostante il carattere definitivo della decisione, la differenza tra la richiesta del governo e la decisione della corte costituzionale è piccola, ma importante» perché nel caso in cui vi fosse il mancato rispetto della sentenza, ci sarebbe ancora margine e tempo prima di un’eventuale sospensione.

La Catalogna è una regione nordorientale della Spagna di quasi otto milioni di abitanti (circa il 19 per cento della popolazione del paese, che produce il 19 per cento del PIL nazionale): ha come capitale Barcellona e possiede una propria fortissima identità culturale e storica, a cominciare dalla lingua, il catalano. Dispone già di un proprio parlamento – nell’ambito di un complesso sistema di autonomie – che da tempo lavora allo svolgimento di un referendum consultivo sull’indipendenza.

Il parlamento catalano aveva annunciato un referendum alla fine del 2013 basandolo su una dichiarazione di sovranità approvata un anno prima, che però la Corte Costituzionale aveva in seguito dichiarato illegittima. Il 9 novembre del 2014 si era svolto un referendum “informale” e circa l’80 per cento dei votanti si era espresso a favore dell’indipendenza dal governo della Spagna. Gli organizzatori della consultazione avevano detto che avevano partecipato circa due milioni di persone, con un’affluenza stimata al 35,9 per cento. Era stata una votazione simbolica perché non riconosciuta dal governo guidato dal primo ministro conservatore Mariano Rajoy e perché definita illegittima dalla Corte Costituzionale spagnola. In pratica non aveva avuto alcuna conseguenza legale. Mas aveva cominciato a perdere sostegno al Parlamento e aveva dunque deciso di anticipare le elezioni per cercare una nuova legittimità al suo progetto.

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