La vera rivoluzione dei Bitcoin

Non è la moneta virtuale in quanto tale, scrive l'Economist nel suo articolo di copertina, ma il meccanismo che la fa funzionare e che può essere adottato anche in altri campi

(PHILIPPE LOPEZ/AFP/Getty Images)

Il valore dei Bitcoin è sceso molto negli ultimi due anni: ora un Bitcoin vale circa 360 euro, mentre alla fine del 2013 era arrivato oltre i 700. Bitcoin è una valuta digitale: esiste solo online e non ha un corrispettivo materiale. È stata creata nel 2009 da Satoshi Nakamoto, nome di fantasia che fino a oggi ha garantito l’anonimato agli inventori. C’è stato inizialmente un grande entusiasmo attorno ai Bitcoin, seguito da un certo scetticismo quando la valuta ha cominciato a perdere di valore: tuttavia i Bitcoin sono sempre più utilizzati, anche da grandi banche, e il numero “in circolazione” è cresciuto moltissimo (in modo quasi automatico, poi vediamo perché). Nel suo lungo articolo di copertina di questa settimana, l’Economist ha spiegato perché la vera rivoluzione di Bitcoin non sia tanto la valuta in sé quanto il modo in cui funziona: il meccanismo per cui i Bitcoin funzionano senza nessun organo centrale che svolga la funzione di garante – come invece funziona per le valute normali – sfruttando invece un sistema “peer-to-peer” (ci arriviamo) che potrebbe essere utilizzato anche in campi completamente diversi da quello finanziario.

Partiamo dall’inizio: normalmente la moneta viene stampata dalle banche centrali dei singoli paesi. Nei paesi che adottano l’euro questo compito è affidato alla Banca Centrale Europea (BCE). Quando due persone effettuano una transazione – Mario compra un gelato da Anna – è la banca centrale a garantire ad Anna che i soldi di Mario abbiano un valore, e che quindi lei li potrà riutilizzare per pagare altre cose. Il meccanismo si basa quindi su un rapporto di fiducia tra gli agenti del mercato – tanti Mario e tante Anna – e un organismo terzo che fa da garante che i soldi abbiano il valore che dicono di avere. Nel sistema Bitcoin invece non ci sono banche centrali: il funzionamento del meccanismo è garantito da tutti gli agenti, sempre i vari Mario e Anna. Un meccanismo di questo tipo è definito “peer-to-peer”: ne sono un esempio i sistemi per scaricare file Torrent, come Popcorn Time. Questi sistemi funzionano grazie agli stessi utenti che ne usufruiscono, che agiscono sia da “clienti” che da “serventi”: nel caso di Popcorn Time, in soldoni, chi scarica un film in streaming stava contemporaneamente caricando il film per qualche altro utente.

I vantaggi del peer-to-peer

I Bitcoin usano lo stesso meccanismo per la garanzia delle transazioni. Se si effettuano transazioni online con valute classiche – Mario compra un prodotto dal sito di Anna – ci sono organismi terzi, le banche, che garantiscono che i soldi passino da Mario ad Anna. Per avere questa garanzia Mario e Anna pagano alla banca una piccola percentuale della somma che stanno scambiando, sotto forma di commissione. Se Mario e Anna avessero effettuato la transazione in Bitcoin non avrebbero avuto nessun organo terzo a garantire il passaggio di denaro – questo compito sarebbe stato svolto dagli altri utenti Bitcoin – e non avrebbero pagato nessuna commissione.

Come funzionano i Bitcoin

Il meccanismo peer-to-peer di Bitcoin è abbastanza complesso, c’entrano alcuni tipi di algoritmi chiamati “hash” che generano numeri che iniziano con un certo numero di zeri. In pratica però il funzionamento si può capire se si fa un paragone con un libro mastro: ogni utente Bitcoin è connesso con tutti gli altri e detiene una copia di una sorta di libro mastro chiamato blockchain (catena di blocchi). Nel blockchain sono registrate tutte le transazioni di tutti gli utenti di sempre, da quando sono nati i Bitcoin.

Quando Mario paga Anna in Bitcoin, riprendendo l’esempio di prima, la transazione viene inviata per la conferma a tutti gli altri utenti Bitcoin (qui per utente si intende in realtà il programma installato sul computer dell’utente). Ogni utente riceve nello stesso tempo diverse transazioni (definite blocco, tutte insieme) che attendono conferma, e comincia a verificare se siano corrette in base all’ultima versione di blockchain che ha, quella più aggiornata. In questo modo, visto che ogni utente è a conoscenza di ogni transazione, si evita per esempio che uno stesso utente possa spendere due volte gli stessi Bitcoin: se da un utente partono due richieste di registrazione si considera la prima. Il computer dell’utente che per primo riesce a fare “quadrare i conti” tra blocco delle transazioni che chiedono conferma e il blockchain aggiornato, lo comunica a tutti gli altri: a questo punto le nuove transazioni vengono convalidate e inserite nel blockchain come nuovo blocco. Da questo momento in poi si procederà nello stesso modo, ma utilizzando il blockchain aggiornato con l’ultimo blocco. E così via. Generalmente ogni transazione viene convalidata in meno di 10 minuti. Il sistema di controllo peer-to-peer rende sostanzialmente impossibile truccare il proprio portafogli Bitocoin: nel blockchain sono iscritti i dati delle transazioni di Mario in ogni istante, legati a quelli di Sergio, Fabio, Giulia e di tutti gli altri utenti. Per truccare il proprio portafogli bisognerebbe ritoccare quello di tutti gli altri utenti e riscrivere il blockchain.

Perché funziona

Cosa dovrebbe spingere ogni utente Bitcoin ad adoperarsi perché il meccanismo continui a funzionare? C’è un piccolo, grande incentivo: l’utente che fa “quadrare i conti” con blockchain riceve come premio 25 Bitcoin, pari al momento a circa 9000 euro. Far quadrare i conti richiede un grande dispendio di energia per far lavorare un computer con calcoli molto complessi (il certo numero di zeri di cui si parlava prima) quindi il premio in denaro serve per ripagare alcuni utenti, detti “minatori”, che si occupano di questo. Con questo sistema a premi vengono anche creati nuovi Bitcoin, senza rischio di inflazione.

Oltre ai Bitcoin

Il sistema Bitcoin sembra funzionare piuttosto bene, è sicuro e economico. Sicuro perché è sostanzialmente impossibile falsificare il blockchain, visto che tutti gli utenti vigilano. Economico perché elimina le commissioni. Secondo l’Economist si potrebbe copiare lo stesso meccanismo in ambiti completamente diversi, dove gli organismi garanti non riescono a operare in modo efficiente. Nel mercato immobiliare per esempio: molti paesi hanno registri catastali poco aggiornati, o aggiornati in modo errato, che causano impicci legali (persone che si vedono espropriate della propria casa) per errori di trascrizioni e cose simili. Con un sistema come quello di Bitcoin, tutti i proprietari potrebbero condividere un registro perennemente aggiornato.

In generale il meccanismo blockchain potrebbe essere applicato a tutti quei mercati che sono regolati da un organismo centrale che iscrive le transazioni in un registro o nei casi in cui il funzionamento è basato su un unico immenso database centrale (in un campo affine a quello dei Bitcoin, questo è il caso di PayPal). Un settore che si sta già attivando per cercare di risolvere i propri problemi con il blockchain è quello bancario, proprio quello che potrebbe perdere più soldi dall’espansione dei Bitcoin: quando le banche devono effettuare operazioni finanziare fra di loro impiegano moltissimo tempo per eseguire tutti i controlli del caso, e rischiano di rimanere senza soldi in momenti di difficoltà. Con un sistema di blockchain privato, solo per loro, potrebbero ridurre di molto tempi e costi di queste operazioni. Anche alla borsa di New York stanno sviluppando un sistema blockchain per registrare gli scambi di quote.

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