E cosa diavolo è il “canguro”?

Guida minima per capire di cosa parla da martedì la politica italiana

Nel tardo pomeriggio di martedì 29 luglio, durante l’esame dei quasi ottomila emendamenti posti dalle opposizioni sulla riforma costituzionale del bicameralismo perfetto, l’aula del Senato ha respinto un emendamento presentato da SEL e, contestualmente, respinto i successivi 1.400 emendamenti ritenuti sufficientemente simili all’emendamento di SEL da autorizzarne l’accorpamento e la bocciatura in blocco. Questo infrequente metodo di votazione parlamentare è noto come “canguro” ed è stato molto criticato dalle opposizioni, al punto da richiedere la sospensione della seduta da parte del presidente Pietro Grasso, nella mattinata di mercoledì, per convocare la giunta per il regolamento.

La giunta per il regolamento del Senato, riunita per discutere della legittimità del “canguro”, ha stabilito con 10 voti favorevoli e 4 contrari che l’uso della pratica è legittimo. Francesco Russo, senatore del PD, ha detto che i membri della giunta che hanno votato contro sono stati quelli di SEL, M5S e Lega. Il presidente Grasso, che ha annunciato in aula l’esito della votazione della giunta, ha spiegato che l’applicazione del “canguro” è ammessa anche rispetto alle leggi costituzionali e che “sarà finalizzata a evitare soltanto gli emendamenti seriali” simili, per evitare di votare più volte sulla stessa cosa. Ha poi spiegato che non è la prima volta che il “canguro” viene utilizzato in Senato (vi fece ricorso il centrodestra nel 2002 e nel 2004, quando il presidente era Marcello Pera) e che questa “prassi consolidata” venne inaugurata dal presidente Nicola Mancino nel 1996 in “analogia all’articolo 85 del Regolamento della Camera”.

Cosa dice l’articolo 85
Il comma cui fa riferimento il presidente Grasso è il numero 8 dell’articolo 85 del regolamento della Camera:

Qualora siano stati presentati ad uno stesso testo una pluralità di emendamenti, subemendamenti o articoli aggiuntivi tra loro differenti esclusivamente per variazione a scalare di cifre o dati o espressioni altrimenti graduate, il Presidente pone in votazione quello che più si allontana dal testo originario e un determinato numero di emendamenti intermedi sino all’emendamento più vicino al testo originario, dichiarando assorbiti gli altri. Nella determinazione degli emendamenti da porre in votazione il Presidente terrà conto dell’entità delle differenze tra gli emendamenti proposti e della rilevanza delle variazioni a scalare in relazione alla materia oggetto degli emendamenti. Qualora il Presidente ritenga opportuno consultare l’Assemblea, questa decide senza discussione per alzata di mano. E’ altresì in facoltà del Presidente di modificare l’ordine delle votazioni quando lo reputi opportuno ai fini dell’economia o della chiarezza delle votazioni stesse.

Le principali obiezioni da parte delle opposizioni si basano sul fatto che la norma cui fa riferimento la giunta per il regolamento del Senato è contenuta soltanto nel regolamento della Camera. È stato inoltre fatto notare che, volendo adottare per “analogia” l’articolo 85 del regolamento della Camera, questo stesso regolamento imporrebbe il divieto di fare ricorso all’articolo 85 nel caso di modifiche costituzionali. L’articolo 85 bis del regolamento della Camera dice che “le disposizioni di cui all’ultimo periodo del comma 8 dell’articolo 85 non si applicano nella discussione dei progetti di legge costituzionale”.

Il presidente Grasso, come riportato dalla Stampa, ha legittimato l’uso del canguro e l’utilizzo del regolamento della Camera spiegando che dalla volta in cui il presidente Mancino, nel 1996, ha utilizzato il “canguro” in Senato per analogia con il Regolamento della Camera “la prassi adottata dal Senato ha creato una prassi regolamentare interna al Senato, per cui oggi il Riferimento alle norme interne a Montecitorio «non ha più consistenza»”.

Diversi commentatori politici concordano nel ritenere che l’utilizzo della prassi del “canguro” potrà far decadere di fatto il 40 per cento degli emendamenti presentati dalle opposizioni.

Gli altri due strumenti contestati, in passato
Oltre al “canguro”, le altre due prassi parlamentari molto discusse, che in tempi recenti hanno suscitato numerose polemiche da parte delle opposizioni, sono la “tagliola” e la “ghigliottina”. La tagliola viene utilizzata per limitare i tempi degli interventi dei senatori o dei deputati: sempre in merito alla riforma costituzionale di cui si sta discutendo in questi giorni al Senato, l’assemblea dei capigruppo aveva deciso di adottarla giovedì scorso.

La “ghigliottina” è invece uno strumento parlamentare che permette di fissare la data entro cui votare il provvedimento in esame: scaduto il tempo, si procede con la votazione finale, sia che gli interventi si siano conclusi sia che no.

Foto: un peluche sul banco del senatore del M5S Maurizio Buccarella. (Fabio Cimaglia/LaPresse)

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