Amy Lewis, Tricia Benson, Will Lewis-Benson

Il Maryland approva i matrimoni gay

La legge è passata nonostante l'opposizione di molti parlamentari afroamericani: manca solo la firma del governatore, che arriverà

Il Senato del Maryland ha approvato ieri una legge volta ad allargare l’accesso all’istituto del matrimonio civile alle persone dello stesso sesso. La legge era stata approvata dalla Camera la settimana scorsa. Ora perché entri in vigore manca solo la firma del governatore, il democratico Martin O’Malley, grande sostenitore delle nuove norme.

Il voto conclude un percorso legislativo durato un anno e tutt’altro che semplice. L’anno scorso la legge sui matrimoni gay fu approvata dal Senato ma affondata dalla Camera prima ancora di un voto finale. Nonostante i democratici avessero una larga maggioranza al Congresso, i sostenitori dei matrimoni gay in Maryland hanno dovuto fare i conti con l’opposizione dei deputati afroamericani e di quelli maggiormente legati alle chiese cattoliche ed evangeliche, che si sono opposte al provvedimento. In Maryland i neri sono quasi il 30 per cento della popolazione. Persone che storicamente votano in grande maggioranza per i candidati democratici e che hanno in generale un atteggiamento scettico nei confronti dei matrimoni gay. Secondo un sondaggio pubblicato il 30 gennaio sul Washington Post, tra i democratici, il 71 per cento dei bianchi è a favore del matrimonio gay, mentre il 24 per cento è contrario. Tra i neri, il risultato è opposto: il 53 per cento è contrario, il 41 per cento è a favore.

Questa volta i promotori della legge ce l’hanno fatta: la legge è stata approvata alla Camera con 72 voti favorevoli contro 67 contrari, tra cui 26 democratici. Chi si oppone alla legge ha annunciato di voler promuovere un referendum per proporne l’abrogazione. Intanto però con la firma del governatore la legge sarà già pienamente operativa, facendo diventare così il Maryland l’ottavo Stato americano ad aprire l’istituto del matrimonio alle coppie dello stesso sesso.

Il matrimonio gay, già (l’editoriale del Post: è un diritto civile, e anche in Italia non ci sono più alibi per parlare d’altro)

foto: AP Photo/Patrick Semansky