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Il terzo incomodo delle primarie francesi
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Il terzo incomodo delle primarie francesi

Chi è Arnaud Montebourg, il candidato no global che ha preso un sacco di voti e può essere l'ago della bilancia nel ballottaggio tra Hollande e Aubry

11 ottobre 2011

Domenica 9 ottobre in Francia si sono tenute le primarie, organizzate dal Partito Socialista e dal Partito Radicale. Nessuno dei due candidati principali, François Hollande e Martine Aubry ha superato il 50 per cento dei voti, fermandosi rispettivamente al 39 e al 31 per cento circa. Alle primarie hanno partecipato oltre due milioni di persone. La vera sorpresa è stata il risultato di Arnaud Montebourg, che è arrivato terzo ottenendo un inatteso 17 per cento e diventando così il potenziale ago della bilancia in vista del ballottaggio.

Arnaud Montebourg ha 48 anni, è avvocato ed è un deputato del Partito Socialista dal 1997, eletto nel dipartimento della Saona e Loira, nella Francia centro-orientale. La sua proposta politica ha due punti fermi principali: la démondialisation, ovvero la battaglia agli aspetti della globalizzazione che svuoterebbero gli Stati nazionali di potere decisionale, e la “messa sotto tutela” della banche. Con uno stile molto energico e spesso isolato all’interno del suo stesso partito, Montebourg ha dato di sé un’immagine intransigente e dell’uomo che si è fatto da solo, senza ricevere alcun aiuto o favore.

Durante la campagna elettorale Montebourg ha attaccato duramente il sistema finanziario (“il sistema che ha comprato la politica”) e le banche, indicandoli come responsabili principali della crisi economica. Nel suo programma sostiene la necessità che lo Stato “prenda il controllo” dell’economia, approvando misure protezionistiche per difendere l’economia francese dalla Cina e lottando contro la corruzione e contro i paradisi fiscali. Propone l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie e l’ingresso per legge dello Stato nei consigli di amministrazione e nel capitale delle banche, con il fine ultimo di creare quello che chiama un “capitalismo cooperativo”. Alcuni commentatori lo hanno accusato di demagogia, ma la sua critica del mondo finanziario gli ha assicurato un ottimo risultato al primo turno.

Inizialmente Montebourg aveva detto che non avrebbe dato indicazioni di voto ai suoi elettori per il ballottaggio, ma oggi ha annunciato invece che “farà certamente una scelta”. Montebourg ha già incontrato Ségolène Royal, che ha preso circa il 7 per cento dei voti uscendo malissimo dalle primarie e di cui era stato portavoce durante la campagna per le presidenziali del 2007: da allora mantiene con lei un legame molto stretto, oltre a una certa vicinanza di idee. Secondo molti commentatori francesi, Montebourg avrebbe preso moltissimi voti proprio nel bacino elettorale di Royal.

Per Hollande e Aubry, invece, Montebourg è un interlocutore molto difficile. Da parte sua ha già accusato i due vincitori (a loro volta rivali storici) di trattarlo con “disprezzo e accondiscendenza”, e i suoi collaboratori hanno detto che “si fa fatica a vedere la differenza” tra i due candidati del ballottaggio. Prima del dibattito televisivo tra Hollande e Aubry, che si svolgerà domani sera, Montebourg invierà una lettera aperta a loro e alla stampa in cui ripeterà le proposte politiche che sono state alla base della sua campagna, chiedendo ai candidati una presa di posizione chiara. Il suo portavoce, Thierry Mandon, ha elencato i quattro punti principali in forma di domande a Hollande e Aubry:

“Quali sono le loro proposte sulla regolamentazione, sugli scambi internazionali e le misure di protezionismo europee? Qual è il loro atteggiamento verso le banche? La Sesta Repubblica: stiamo andando in quella direzione? Come? Che cosa pensano del capitalismo cooperativo?”

La destra francese, come prevedibile, dà di Montebourg un giudizio durissimo. Il quotidiano Le Figaro, di orientamento conservatore, fa un’analisi molto scettica delle sue proposte economiche, il centro della sua campagna, mentre Jean-François Copé, il segretario generale del partito di governo del presidente Sarkozy, l’UMP, ha detto che trova una “vicinanza ideologica inquietante” tra le idee protezioniste e nazionaliste di Montebourg e quelle del leader dell’estrema destra francese Marine Le Pen.

foto: THOMAS COEX/AFP/Getty Images

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10 Commenti

  1. fulvio

    chiunque parli di imporre dei dazi sui prodotti cinesi non ha la più pallida idea di quali siano oggi i rapporti di forza nell’economia mondiale. e il fatto che le stesse cose le dica la figlia di Le Pen mi pare che la dica lunga sulla qualità di queste affermazioni.

  2. winniepooh

    Almeno queste sono “primarie” vere: se le danno di santa ragione e i candidati hanno un profilo ben definito.

  3. socialist

    Come volevasi dimostrare, leggo il primo commento e mi iscrivo per ribattere a tali sciocchezze.

    Da socialista e di quelli estremi dico che Montebourg ha perfettamente ragione. D’altronde come difendersi dalla globalizzazione.

    Si intenda, la globalizzazione in se non é il problema, il problema é che di fronte ad un mercato globale abbiamo strumenti locali per rispondere cioè i governi nazionali.

    Ora, Montebourg dice che questa europa dei banchiari, della finanza creativa non gli piace, e io da europeista convinto gli do ragione.

    Piuttosto che “questa” Europa del liberismo sfrenato é meglio nessuna Europa.

    Montebourg, se si avesse la pazienza di andare a vedere il suo sito, non dice altro che per difenderci in questo momento storico l’Europa (e non le singole nazioni che la compongono) deve difendersi con un sano protezionismo a livello europeo.

    Ciò serve ad autoimporci di produrre e consumare europeo.

    E’ colpevole l’impresa che delocalizza ma anche il cittadino che compra, pur se dettato da motivi di risparmio, a comprare cinese o indiano o che so io.

    Ciò taglia fuori la nostra produzione perché non può tenere la concorrenza con quella manodopera, ma la conseguenza é un circolo vizioso dove NOI perdiamo posti di lavoro ergo potere d’acquisto, ergo produzione, ergo posti di lavoro, ecc ecc in una spirale rovinosa.

    Purtroppo abbiamo fondato l’Europa cominciando dal tetto, cioè abbiamo fatto un unione monetaria senza avere un unione politica che la gestisca, delagando tutto alla banca centrale europea che non é eletta da nessuno, che risponde soprattutto a interessi privati (visto che i capitali sono soprattutto privati).

    Ah, ma la BCE si dirà é costituita dalle banche delle nazioni.

    Ma perché le azioni maggiori della banca d’Italia chi pensate le detenga??? Impresa San Paolo e compari. e via discorrendo.

    La differenza con la signora Le Pen sono enormi, a cominciare dall’nazionalismo esclusivamente nazionale, cioè francese della stessa, dall’immigrazione, ecc.

    Ovvio che la critica a questo modello capitalista trova favori anche nella destra sociale, quella non liberista insomma.

    Il resto é fuffa e propaganda capitalista per distrarre il lettore disattento.

    Sta di fatto che se sommiamo le richieste di socialità venire dalla sinistra e destra non conformi al potere economico che detta legge, si può capire subito che il bisogno di socialità é maggioritario in Europa.

    E lo sarebbe ancora di più se i media mainstream non occultassero la vera informazione, fortuna che c’è la rete.

  4. fulvio

    @ socialist
    giusto tre cose.
    negli Stati Uniti la crisi del ’29 è diventata la famosa Grande Depressione dopo che nel 1930 il presidente Hoover trasformò in legge il famigerato Smoot-Hawley Tariff Act approvato dal Congresso, che introduceva diverse centinaia di dazi sui prodotti importati, provocando ovviamente ritorsioni da parte degli altri paesi e di conseguenza il crollo del commercio mondiale. Quella dei dazi è una guerra che nessuno può vincere e che tutti invece sono sicuri di perdere.
    Gli strumenti locali per rispondere sono solo nella testa del signor Montebourg, visto che la Francia – facendo parte dell’Area Euro – non può imporrea autonomamente un bel niente. E se lui pensa di imbarcare i tedeschi (che devono alle esportazioni gran parte della loro ricchezza) sulla nave del protezionismo, beh allora vuol proprio dire che non sa di cosa parla.
    e da ultimo: tu sembri sapere esattamente cosa sia giusto per la gente. sarebbe interessante verificare il gradimento di Montebourg dopo che le persone si accorgessero che le sue brillanti idee le renderebbero relativamente più povere (perché improvvisamente tutto quello che arriva dalla Cina, e probabilmente dal resto del mondo, costa di più). rischiando magari di perdere un posto di lavoro prima sicuro perché i consumi calano bruscamente.

  5. sascha

    Sono d’accordo con Fulvio. Le posizioni di Montebourg sono fuori dal mondo, inapplicabili e farebbero la rovina della Francia e dell’Europa. Ben altre sono le persone che sanno esattamente cosa è giusto per la gente e non devono preoccuparsi del gradimento per quanti guai combinino. Non c’è alternativa alle attuali politiche economiche. Non possiamo fare altro che proseguire sulla strada segnata per noi e rassegnarci a diventare ogni giorno un po’ meno ricchi e un po’ meno liberi, felici di sapere che in Africa comunque si sta peggio (almeno per qualche decennio). Molto banalmente, non possiamo farci niente e non ci resta che affidarci a chi ne sa più di noi.

  6. massimo55

    Anche io credo che difendersi dalla globalizazzione col protezionismo sia una sciagura. L’autarchia l’abbiamo già provata e non ha funzionato. Poi, lo stato nelle banche? Le banche sono aziende come le altre, bastano delle regole chiare ed applicate. Se queste non sono efficaci si cambino, ma lo stato nelle banche è un’altra sciagura annunciata. In italia poi, ma ve lo immaginate Scilipoti nel CdA di Unicredit?

  7. sascha

    Comunque sempre a menarsela con l’Italia e le banche sciagurate e i politici cattivi. L’avete notato, no?, che le banche all’estero, in paesi molto più efficienti del nostro, stanno peggio che da noi?

  8. socialist

    wow wow wow!!! quale onore, gli scribacchini dei poteri forti che si dedicato alla propaganda capitalista contro la diffusione dal virus socialista. Sono onorato davvero di cotanta attenzione.

    Ma certo! é il sistema che ci vuoi fare no?

    Nemmeno un che indichi una ricetta che non sia accettare lo stato di cose, sorge il dubbio che chi risponda così interessatamente abbia appunto “interessi” da difendere.

    Ma certo lasciamo pure che il nostro tenore di vita si livelli al ribasso nei prossimi decenni o forse secoli, quando potremo competere a pari al costo della manodopera cinese, nel frattempo però sarà il turno della crescita dell’Africa e giù un altra volta il tenore.

    Altro che montagne russe! wow!

    Ma attenti oggi chi ha tutto potrebbe perdere tutto e vedere i propri figli fare la fame, anche chi ha accumulato tanto domani può ritrovarsi con le mosche in mano, compresi voialtri borghesetti saccenti.

    Perché l’alternativa é la guerra, e la guerra si sa é anch’essa un bel business.

    Voglio scrivere un libro dal titolo:

    Come fare i soldi – l’arte di speculare sui bisogni della gente.

    primo capitolo: il business del futuro, il bisogno primario per eccellenza, quello a cui nessun può rinunciare, l’aria.

    Note: aut. min. ric. può avere effetti collaterali in caso di presenza di “coscienza” si consiglia l’uso solo a chi non ha questo “disturbo”.

  9. sascha

    Io non sono molto contento di veder andare a bagno il sistema di vita in cui sono nato e cresciuto ma lo ripeto, non ci sono alternative. Da bravi liberaldemocratici, moriremo la morte dei diecimila tagli. Siamo condannati, gli innocenti come i colpevoli ma gli innocenti, come sempre, di più.

  10. bruno2

    Le anime belle che sono favorevoli a questa mondializzazione senza limiti sono vittime di una propaganda(abilissima)che dice che il costo della manodopera sui prodotti finali è basso(7-8% mediamente) , che poi noi abbiamo i prodotti tecnologici a nostro favore e magari il made in Italy e che quindi il mercato cinese è una opportunità o addirittura una necessità per noi. Sono enormi bugie che occorre smascherare. 1) Se si analizza il bilancio di una ditta Entrate/Uscite è probabile che la voce Stipendi (dei soli dipendenti assunti dalla ditta stessa) costituisca solo il 7-8% del costo del prodotto finale, ma dire che questo è il costo del lavoro sul prodotto finale è una enorme bugia.Infatti se si considerano le altre voci delle Uscite cioè: materiali, semilavorati,manutenzioni, servizi ecc. cioè tutte le forniture pagate alle ditte fornitrici(che pagano stipendi ai loro dipendenti) e quindi andiamo a considerare il bilancio di queste ditte fornitrici( per vedere ciò che è costo di lavoro oppure no) e poi identicamente passiamo alle ditte subfornitrici e alle sub/sub fornitrici fino ad esaurire la catena, ci accorgeremo che il costo del prodotto finale è quasi totalmente dovuto a costo di lavoro umano(a seconda del tipo di prodotto,naturalmente).Infatti ragionando per esclusione si potrebbe dire che i costi non dovuti a lavoro umano sono solo:le royalty petrolifere e minerarie, le concessioni(che forse in Cina costano poco),gli utili ricaricati dalle varie ditte(che solitamente sono una frazione del prezzo delle forniture) le imposte(che a loro volta sono solo una frazione degli utili) e poi la rimunerazione del capitale impiegato il quale solitamente viene impiegato per acquistare macchinari e fabbricati e questi sono acquistati da altre ditte che per costruirli hanno impiegato dipendenti e quindi erogato stipendi.Naturalmente il panorama è molto vario, ma nella maggior parte dei prodotti si può arrivare alla conclusione che il costo del lavoro è molto alto, altro che il 7-8%! 2) La opportunità del mercato cinese(e altri) lo si vede dai fatti:in pochi anni di libero mercato lo occidente è stato invaso da prodotti cinesi (e altri) le nostre ditte chiudono o delocalizzano ,la disoccupazione imperversa, la bilancia commercio estero è in deficit per noi e in attivo per loro (per favore leggete il bilancio commercio estero dei vari paesi prima di dire che il mercato cinese è una opportunità per noi,INFORMATEVI) 3) La convinzione che noi abbiamo i prodotti tecnologici è un peccato di superbia, vi cito alcuni casi:la Siemens telefonia mobile è andata in Cina, la Apple coi suoi ultimi prodotti và in Brasile i pannelli solari vengono quasi tutti dalla Cina,Marcegaglia ha uno stabilimento di 73000 metri quadri in Cina , e il made in italy? Della Valle fabbrica in Cina e in Romania (dicono) le maschere veneziane vendute a Venezia vengono dalla Cina ( non sò dei pupi siciliani) tutti i servizi di call center vengono da Tunisia Albania e India (vi dice nulla la EUTELIA? e perchè licenzia?) i nostri cantieri navali sembra che siano stati fregati dai cantieri navali coreani, La verità è una sola: chi ha fame e si accontenta porta via il lavoro agli altri, questo è sempre successo anche nello ambito di una stessa nazione fra regioni diverse,( pensate alla storia del Veneto in Italia)e chi pensa di essere migliore degli altri fà un peccato di superbia che paga a caro prezzo:non per nulla da che mondo è mondo gli stati hanno sempre imposto la parità negli scambi del commercio estero.I soli che ci guadagnano sono coloro che producono in Cina e poi vendono da noi, e forse sono loro che ci imboniscono dicendo che il costo del lavoro è una sciocchezza, che noi abbiamo la tecnologia e che la Cina è una opportunità(per loro sì lo è) vi prego informatevi.leggete quanto è il deficit o lo avanzo nel commercio estero dei vari paesi. Sarei felice se qualcuno potesse dimostrarmi che tutto ciò non è vero!

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