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Berlusconi e l’invito a comparire del 1994

di Francesco Costa

La vecchia storia dello scoop del Corriere della Sera, che ieri sera ha fatto litigare Di Pietro e Sallusti

Nel 1994 Berlusconi fu raggiunto da un invito a comparire, e il fatto fu annunciato dal Corriere della Sera

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Durante la puntata di Ballarò di ieri sera, il direttore del Giornale Alessandro Sallusti e il presidente dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro hanno avuto uno scontro verbale piuttosto lungo e acceso riguardo una questione che risale al 1994.

Il Post ha pubblicato ieri sera il video della parte iniziale della polemica, che è poi proseguita qualche minuto con toni più pacati grazie all’intervento di Giovanni Floris: potete vederlo qui oppure sul sito della trasmissione, dal minuto 22 in poi.

La storia è quella dell’invito a comparire – spesso erroneamente scambiato per un avviso di garanzia – recapitato a Silvio Berlusconi il 22 novembre 1994 e annunciato il giorno prima dal Corriere della Sera con un vero e proprio scoop, proprio nei giorni in cui il presidente del consiglio presiedeva una conferenza internazionale sulla criminalità organizzata a Napoli – spesso erroneamente scambiata per il G7 di Napoli, che si tenne qualche mese prima.

Sono le settimane della cosiddetta “inchiesta Telepiù”, condotta dalla procura di Milano e avente come oggetto la proprietà della pay tv e la compatibilità del ruolo di Fininvest con quanto stabilito dalla legge Mammì. Il 5 ottobre 1994 il magistrato Francesco Saverio Borrelli, allora capo della procura di Milano, dichiarò in un’intervista al Corriere della Sera – condotta da Goffredo Buccini, tenete a mente il nome – che l’inchiesta, che aveva già coinvolto Paolo Berlusconi, era arrivata a “livelli altissimi”. E quindi i giornalisti si aspettavano da un momento all’altro una notizia bomba, e i “livelli altissimi” alludevano evidentemente a un possibile coinvolgimento del fratello di Paolo Berlusconi, nonché primo ministro: Silvio Berlusconi.

Il 21 novembre 1994, allora, due giornalisti del Corriere della Sera – il Goffredo Buccini di cui sopra e Gianluca De Feo – arrivano in redazione e dicono che qualcosa si sta muovendo, in tribunale. Parlano con il loro caporedattore, che allora era Alessandro Sallusti, e col direttore del Corriere della Sera, che allora era Paolo Mieli. Continuano a indagare e nel pomeriggio tornano in redazione con una fotocopia dell’invito a comparire che la procura di Milano avrebbe inoltrato di lì a poco a Silvio Berlusconi. Il giorno dopo il Corriere lancia la notizia in prima pagina, ed è una notizia dalle conseguenze politiche devastanti. I giornali di mezzo mondo, a Napoli per i lavori della conferenza internazionale, daranno la notizia immediatamente e dandole grande enfasi. Non esiste consenso unanime nel definire quell’episodio la causa della successiva crisi del governo Berlusconi – ieri Sallusti diceva di sì, Di Pietro diceva di no – che effettivamente cadrà sulla riforma delle pensioni, ma si può ragionevolmente far coincidere lo scoop del Corriere della Sera come un punto cruciale dell’allontanamento della Lega da Forza Italia.

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