domenica 25 Gennaio 2026
Il secondo quotidiano di GEDI (che negli anni scorsi aveva venduto tutti gli altri, con l’eccezione del piccolo quotidiano di Ivrea, la Sentinella del Canavese, ora in corso di vendita a un editore pugliese) è la Stampa, storica testata torinese con ondivaghe ambizioni e inclinazioni nazionali. Ragioni poco spiegate – in parte un disinteresse dei greci di Antenna, in parte una condizione finanziaria e di diffusione più problematica, in parte le proposte di altri interessati – hanno portato a scorporare la vendita della Stampa da quella delle altre proprietà ( Repubblica, HuffPost, Radio Deejay, Radio Capital, m2o). Una trattativa è stata condotta – con impressioni di concretezza e serietà – con il gruppo editoriale veneto che si chiama NEM, creato qualche anno fa per acquisire proprio da GEDI diversi quotidiani locali del Nordest. NEM ha come soci alcuni potenti imprenditori veneti guidati da Enrico Marchi, e malgrado visioni ancora da chiarire e definire sul futuro dell’informazione e dei propri giornali, ha una sua solidità economica e imprenditoriale.
Ma questa settimana, all’improvviso, Exor ha annunciato di avere spostato i suoi favori verso un altro acquirente interessato, la società SAE guidata da Alberto Leonardis. Anche SAE si era creata per acquistare delle testate locali da GEDI, ma la sua solidità è molto più dubbia e le sue competenze sull’editoria giornalistica ancora più fragili: col maggiore dei quotidiani acquistati – il Tirreno di Livorno – l’azienda è in uno scontro che dura da mesi, ricevendone accuse piuttosto sostanziate di mancanza di progetti e sventatezza di scelte (oltre che di comportamenti antisindacali) che hanno portato il Tirreno a essere il quotidiano con i maggiori declini di diffusione in tutta Italia e ad avere cambiato quattro direttori in quattro anni (probabilmente per attenuare questa cattiva impressione il direttore del Tirreno ha pubblicato venerdì un editoriale improvvisamente ottimista sulle prospettive del giornale). A capo di SAE c’è Alberto Leonardis, imprenditore che finora ha mostrato soprattutto efficaci capacità relazionali, aggregando intorno a sé investitori e soci nei suoi progetti, spesso a partire da reti di amicizie e rapporti più o meno interessati.
La decisione di Exor di scaricare NEM a favore di SAE sembra derivi da un’esigenza di NEM di maggiori garanzie e chiarezze sulle condizioni economiche della Stampa, che avrebbero convinto John Elkann ad affidarsi alle molto più vaghe offerte di SAE o a usarle per accelerare le cose: offerte che SAE deve ancora dimostrare di poter sostanziare con le risorse economiche e bancarie per acquistare la Stampa . E venerdì, con serietà e distacco più piemontesi, le fondazioni bancarie di cui si era fatto il nome a sostegno dell’operazione hanno fatto sapere di non voler essere coinvolte (il sottosegretario all’editoria Barachini, ex giornalista del Tirreno, aveva invece subito appoggiato il “piano di sviluppo concreto e ambizioso” di SAE).
Intanto Marchi si sarebbe molto irritato di essere stato scaricato, riferiscono diverse fonti in NEM, e non è escluso che la sua società resti coinvolta più o meno visibilmente nelle cose che succederanno.
Nel frattempo la redazione della Stampa è da oltre un mese completamente spiazzata e, come quella di Repubblica, ha diffuso successivi comunicati di allarme senza sapere bene cosa desiderare e cosa chiedere, in questo circo di padelle e di braci. Un ultimo comunicato è stato diffuso sabato sera dopo un incontro del Comitato di redazione con Leonardis.
“La redazione de La Stampa non firma cambiali in bianco a nessun compratore, chiunque sia, in una situazione di grande opacità della vendita, e non conoscendo i conti reali della Stampa e i reali bilanci determinati dalla presente proprietà. L’Assemblea delle giornaliste e dei giornalisti registra la trattativa esclusiva di Gedi con Sae e chiede che siano date garanzie scritte sul fatto che qualsiasi nuova proprietà non proceda ad alcuna cassa integrazione, rispetti tutti gli accordi aziendali in essere e non chiuda nessuna redazione.
L’Assemblea si aspetta che da parte della società acquirente venga presentato un progetto finanziario solido per garantire sia la fase iniziale sia lo sviluppo futuro. Chiediamo il rispetto della storica indipendenza e autorevolezza della testata e progetti credibili di sviluppo su carta, online e eventi con chiara distinzione tra contenuti e pubblicità. Inoltre, occorre avere chiarezza a proposito della compagine societaria con cui Sae intende rilevare la testata, al momento non ancora comunicata.
La redazione chiede di poter esser messa a conoscenza dei dati di bilancio degli ultimi anni de La Stampa che emergeranno dalla due diligence. Per tutte queste attività abbiamo deciso di rivolgerci a uno studio legale specializzato.
Per questo l’Assemblea dei redattori resta vigile e attenta e conferma al Cdr lo stato di agitazione e il pacchetto di 5 giorni di sciopero votato nelle scorse settimane” .
Su SAE le redazioni di Repubblica e Stampa si erano rispettivamente espresse in questi termini, nei propri comunicati:
– «le “imprese” italiane di Sae sono purtroppo note ai più»;
– «le nostre perplessità sulla solidità finanziaria di lungo periodo del gruppo Sae».
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