domenica 18 Gennaio 2026
Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di novembre 2025. I dati sono la diffusione media giornaliera*. Tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa.
Corriere della Sera 148.826 (-6%)
Repubblica 73.565 (-14%)
Stampa 51.883 (-12%)
Sole 24 Ore 47.672 (-7%)
Resto del Carlino 41.857 (-11%)
Messaggero 37.676 (-9%)
Gazzettino 29.605 (-5%)
Nazione 26.720 (-13%)
Dolomiten 24.568 (-8%)
Giornale 23.787 (-6%)
Fatto 22.489 (-10%)
Messaggero Veneto 21.724 (-2%)
Unione Sarda 18.714 (-10%)
Verità 18.661 (-6%)
Eco di Bergamo 18.210 (-10%)
Giornale di Brescia 17.025 (-8%)
Libero 16.381 (-7%)
Secolo XIX 16.350 (-15%)
Altri giornali nazionali:
Manifesto 14.028 (+7%)
Avvenire 13.858 (-2%)
ItaliaOggi 5.266 (-5%)
(il Foglio e Domani non sono certificati da ADS).
La media dei cali percentuali anno su anno delle prime quindici testate a ottobre è dell’8,5%: per il secondo mese consecutivo è un declino minore rispetto ai mesi precedenti quando aveva superato il dieci per cento. Rispetto a questo, tra i nazionali, continuano quindi ad andare meglio il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore (ma anche i tre quotidiani a sostegno della maggioranza di governo Libero, Giornale e Verità ). Mentre è di nuovo particolarmente robusto il calo di Repubblica e Stampa, e anche quello del Secolo XIX di Genova.
Tutto questo ha generato qualche scambio di posizioni: la Verità è tornata davanti all’ Eco di Bergamo, il Giornale è tornato davanti al Fatto, Libero è tornato davanti al Secolo XIX. Continuano ad andare meglio il Messaggero Veneto di Udine e soprattutto il Manifesto, come da molti mesi.
Tra i giornali locali anche questo mese continuano a perdere di più la Gazzetta di Parma (-13%) e il Tirreno di Livorno (-13%), in mezzo a una crisi non solo di diffusione.
Se guardiamo i soli abbonamenti alle edizioni digitali – che come diciamo sempre dovrebbero essere “la direzione del futuro” – l’ordine delle testate è questo (sono qui esclusi gli abbonamenti venduti a meno del 30% del prezzo ufficiale, che per molte testate raggiungono numeri equivalenti o persino maggiori: il Corriere ne dichiara più di 40mila, il Sole 24 Ore più di 32mila, il Fatto più di 30mila, Repubblica più di 17mila). Le percentuali sono la variazione rispetto a un anno fa, e quelle tra parentesi sono invece le variazioni degli abbonamenti superscontati di cui abbiamo detto.
Corriere della Sera 46.693, +4,1% (-15,5%)
Sole 24 Ore 21.772, -1,9% (-4,3%)
Repubblica 16.702, -21,9% (+14,1%)
Manifesto 7.723, +10,1% (non offre abbonamenti superscontati)
Stampa 6.509, -2,5% (-3,8%)
Fatto 6.176, -2,7% (+11,2%)
Gazzettino 5.864, +2,9% (+4,7%)
Messaggero 5.612, +3% (+6,4%)
I dati qui continuano a essere piuttosto deludenti rispetto alle necessità e opportunità di crescita di questa fonte di ricavo: che è invece la più promettente tra le testate internazionali negli ultimi anni. Pur nell’ambito di crescite piccole e lontane dal compensare le perdite di copie cartacee, anche qui c’è un aspetto positivo per il Corriere della Sera che sta un po’ attenuando la sproporzione tra abbonamenti pagati e abbonamenti superscontati, benché ne perda molti della seconda categoria. Mentre vale il contrario per Repubblica, che anche questo mese perde un numero davvero cospicuo di abbonati, con un insufficiente compensazione di quelli poco paganti. C’è poi anche qui il caso unico e ammirevole del Manifesto, che rispetto a un anno fa aumenta gli abbonamenti digitali di una misura che rassicurerebbe qualunque testata. È anche migliore di quel che sembra il dato del Fatto, che da mesi sta facendo crescere i suoi abbonamenti scontati, ma gli sconti non raggiungono i prezzi quasi inesistenti di altri giornali, e un ricavo più sensibile lo generano.
Ricordiamo che si parla qui degli abbonamenti alle copie digitali dei quotidiani, non di quelli – solitamente ancora più economici – ai contenuti dei loro siti web.
(Avvenire, Manifesto, Libero, Dolomiten e ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti, i quali costituiscono naturalmente un vantaggio rispetto alle altre testate concorrenti)
*Come ogni mese, quelli che selezioniamo e aggreghiamo, tra le varie voci, sono i dati più significativi e più paragonabili, piuttosto che la generica “diffusione” totale: quindi escludiamo i dati sulle copie distribuite gratuitamente, su quelle vendute a un prezzo scontato oltre il 70% e su quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera). Il dato è così meno “dopato” e più indicativo della scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e di pagare il giornale, cartaceo o digitale (anche se questi dati possono comunque comprendere le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte).
Quanto invece al risultato totale della “diffusione”, ricordiamo che è un dato (fornito anche questo dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.
Il totale di questi numeri di diversa natura dà delle cifre complessive di valore più grossolano, e usate soprattutto come promozione presso gli inserzionisti pubblicitari, mostrate nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il sito Prima Comunicazione, e che trovate qui.
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