domenica 15 Marzo 2026

I quotidiani a gennaio

Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di gennaio 2026. I dati sono la diffusione media giornaliera “individuale pagata”*. Tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa.

Corriere della Sera 148.064 (-5%)
Repubblica 71.660 (-16%)
Stampa 51.829 (-11%)
Sole 24 Ore 46.750 (-6%)
Resto del Carlino 41.680 (-10%)
Messaggero 37.145 (-9%)
Gazzettino 28.996 (-6%)
Nazione 26.786 (-12%)
Dolomiten 24.915 (-5%)

Giornale 24.093 (-3%)
Fatto 22.833 (-6%)
Messaggero Veneto 21.648 (-2%)
Unione Sarda 19.066 (-12%)

Eco di Bergamo 17.926 (-8%)
Verità 17.273 (-12%)
Giornale di Brescia 17.000 (-8%)
Secolo XIX 16.643 (-11%)
Adige 15.957 (-2%)

Manifesto 15.821 (+16%)
Altri giornali nazionali:
Libero 14.818 (-15%)
Avvenire 13.348 (-5%)
ItaliaOggi 4.977 (-16%)

(il Foglio Domani non sono certificati da ADS).

La media dei cali percentuali anno su anno delle prime quindici testate a dicembre è dell’8,3%, vicina a quella dei tre mesi precedenti: un declino minore in confronto a quando aveva superato il dieci per cento. Rispetto a questo, tra i nazionali, continuano quindi ad andare meglio il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore, come accade da molto: ma per il terzo mese anche il Giornale, e a gennaio anche il Fatto. Invece sono di nuovo molto gravi il calo di Repubblica (il peggiore tra i primi cinquanta quotidiani), e quello di Libero, la cui diffusione perde altre posizioni e – come avevamo ipotizzato il mese scorso – lo fa superare dal Manifesto: la cui crescita costante a gennaio ha avuto un’ulteriore eccezionale accelerazione.
Le uniche altre crescite sono quella (assai cospicua) del quotidiano pugliese L’Edicola – che ha frequenti alti e bassi legati a operazioni promozionali -, dell’ Alto Adige di Bolzano e del Corriere delle Alpi di Belluno (per il secondo mese consecutivo).
Il Tirreno di Livorno, di cui si è parlato in queste settimane come esempio negativo dei risultati della società SAE (che sta comprando la Stampa), ha di nuovo un declino sostanzioso: -13% (ma anche gli altri quotidiani SAE hanno perdite tra l’8% e il 14%). In cinque anni la diffusione pagata individuale del Tirreno è passata da quasi 30mila copie a quasi 13mila copie.

Se guardiamo i soli abbonamenti alle edizioni digitali – che come diciamo sempre dovrebbero essere “la direzione del futuro” – l’ordine delle testate è questo (sono qui esclusi gli abbonamenti venduti a meno del 30% del prezzo ufficiale, che per molte testate raggiungono numeri equivalenti o persino maggiori: il Corriere ne dichiara più di 41mila, il Sole 24 Ore più di 31mila, il Fatto più di 33mila, Repubblica più di 18mila). Le percentuali sono la variazione rispetto a un anno fa, e quelle tra parentesi sono invece le variazioni degli abbonamenti superscontati di cui abbiamo detto.

Corriere della Sera 45.953, +0,6% (-8%)
Sole 24 Ore 21.566, -1,5% (-5,1%)
Repubblica 15.515, -29% (+22,7%)
Manifesto 9.242, +31,6% (non offre abbonamenti superscontati)
Stampa 6.669, -0,3% (-6,3%)
Fatto 6.439, +4,1% (+22%)
Gazzettino 5.649, +0,3% (-1,5%)
Messaggero 5.390, -0,8% (-1,6%)

I dati qui continuano a essere piuttosto deludenti rispetto alle necessità e opportunità di crescita di questa fonte di ricavo: che è invece la più promettente tra le testate internazionali negli ultimi anni. E gli andamenti diversi dalle variazioni minime sono piuttosto discontinui, di mese in mese. Quello che si nota è ancora l’invidiabile risultato del Manifesto, e il grosso calo degli abbonamenti più remunerativi per Repubblica: mentre Repubblica Fatto continuano ad aumentare la propria quota di abbonamenti molto scontati.
Ricordiamo che si parla qui degli abbonamenti alle copie digitali dei quotidiani, non di quelli – solitamente ancora più economici – ai contenuti dei loro siti web.

(AvvenireManifestoLibero, Dolomiten ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti, i quali costituiscono naturalmente un vantaggio rispetto alle altre testate concorrenti)

*Come ogni mese, quelli che selezioniamo e aggreghiamo, tra le varie voci, sono i dati più significativi e più paragonabili, piuttosto che la generica “diffusione” totale: quindi escludiamo i dati sulle copie distribuite gratuitamente, su quelle vendute a un prezzo scontato oltre il 70% e su quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera). Il dato è così meno “dopato” e più indicativo della scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e di pagare il giornale, cartaceo o digitale (anche se questi dati possono comunque comprendere le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte).
Quanto invece al risultato totale della “diffusione”, ricordiamo che è un dato (fornito anche questo dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.

Il totale di questi numeri di diversa natura dà delle cifre complessive di valore più grossolano, e usate soprattutto come promozione presso gli inserzionisti pubblicitari, mostrate nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il sito Prima Comunicazione, e che trovate qui.

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