domenica 22 Febbraio 2026

I quotidiani a dicembre

Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di dicembre 2025. I dati sono la diffusione media giornaliera*. Tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa.

Corriere della Sera 147.804 (-7%)
Repubblica 70.536 (-16%)
Stampa 51.941 (-11%)
Sole 24 Ore 47.143 (-7%)
Resto del Carlino 41.694 (-10%)
Messaggero 36.962 (-9%)
Gazzettino 29.113 (-7%)
Nazione 27.000 (-12%)
Dolomiten 24.804 (-7%)

Giornale 24.104 (-3%)
Fatto 22.597 (-8%)
Messaggero Veneto 21.762 (-3%)
Unione Sarda 18.682 (-7%)

Eco di Bergamo 18.100 (-11%)
Verità 17.706 (-10%)
Giornale di Brescia 17.018 (-8%)
Secolo XIX 16.408 (-13%)
Adige 15.996 (-2%)

Libero 15.072 (-14%)
Altri giornali nazionali:
Manifesto 14.539 (+9%)
Avvenire 13.436 (-7%)
ItaliaOggi 5.615 (-4%)

(il Foglio Domani non sono certificati da ADS).

La media dei cali percentuali anno su anno delle prime quindici testate a dicembre è di nuovo dell’8,5%, come nei due mesi precedenti: un declino minore rispetto a prima, quando aveva superato il dieci per cento. Rispetto a questo, tra i nazionali, continuano quindi ad andare un po’ meglio il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore (ma tra i nazionali va bene per il secondo mese anche il Giornale ). Invece è più grave ancora del solito il calo di Repubblica (il peggiore tra i primi trenta quotidiani), ed è molto alto anche quello di Libero , la cui diffusione scende persino sotto quella dell’ Adige , quotidiano di Trento. Tanto che a Libero si sta avvicinando il Manifesto , caso unico in crescita ormai da alcuni anni.
Tra i giornali locali c’è l’unico altro quotidiano in crescita, il Corriere delle Alpi di Belluno (+1,1%), mentre le perdite maggiori sono per la Gazzetta del Sud (-16%), il Tempo di Roma (-15%) e il Tirreno di Livorno (-15%), i cui problemi sono diventati particolarmente significativi rispetto alle intenzioni del suo editore SAE di acquistare la Stampa (gli altri quattro quotidiani SAE perdono tra l’8% e il 14% delle copie rispetto a un anno fa).

Se guardiamo i soli abbonamenti alle edizioni digitali – che come diciamo sempre dovrebbero essere “la direzione del futuro” – l’ordine delle testate è questo (sono qui esclusi gli abbonamenti venduti a meno del 30% del prezzo ufficiale, che per molte testate raggiungono numeri equivalenti o persino maggiori: il Corriere ne dichiara più di 40mila, il Sole 24 Ore più di 32mila, il Fatto più di 33mila, Repubblica più di 17mila; il Fatto ha promosso questo mese un abbonamento al giornale a circa 28 centesimi la copia). Le percentuali sono la variazione rispetto a un anno fa, e quelle tra parentesi sono invece le variazioni degli abbonamenti superscontati di cui abbiamo detto.

Corriere della Sera 46.523, +3,6% (-13,1%)
Sole 24 Ore 21.718, -1,6% (-4,4%)
Repubblica 16.502, -29,7% (+26,6%)
Manifesto 8.023, +14,1% (non offre abbonamenti superscontati)
Stampa 6.756, -0,8% (-5,7%)
Fatto 6.225, -0,3% (+23,4%)
Gazzettino 5.713, 0% (-0,5%)
Messaggero 5.510, -0,3% (+0,5%)

I dati qui continuano a essere piuttosto deludenti rispetto alle necessità e opportunità di crescita di questa fonte di ricavo: che è invece la più promettente tra le testate internazionali negli ultimi anni. Pur nell’ambito di crescite piccole e lontane dal compensare le perdite di copie cartacee, anche qui c’è un aspetto positivo per il Corriere della Sera che sta un po’ attenuando la sproporzione tra abbonamenti pagati e abbonamenti superscontati, benché ne perda molti della seconda categoria. Mentre vale il contrario per Repubblica, che anche questo mese perde un numero davvero cospicuo di abbonati, ma con una quasi compensazione di quelli poco paganti. C’è poi anche qui il caso unico e ammirevole del Manifesto, che rispetto a un anno fa aumenta gli abbonamenti digitali di una misura che rassicurerebbe qualunque testata. Come dicevamo, cresce ancora molto il dato degli abbonamenti superscontati del Fatto, che comunque creano un ricavo complessivo che supera i tre milioni di euro l’anno, non insignificante.
Ricordiamo che si parla qui degli abbonamenti alle copie digitali dei quotidiani, non di quelli – solitamente ancora più economici – ai contenuti dei loro siti web.

(AvvenireManifestoLibero, Dolomiten ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti, i quali costituiscono naturalmente un vantaggio rispetto alle altre testate concorrenti)

*Come ogni mese, quelli che selezioniamo e aggreghiamo, tra le varie voci, sono i dati più significativi e più paragonabili, piuttosto che la generica “diffusione” totale: quindi escludiamo i dati sulle copie distribuite gratuitamente, su quelle vendute a un prezzo scontato oltre il 70% e su quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera). Il dato è così meno “dopato” e più indicativo della scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e di pagare il giornale, cartaceo o digitale (anche se questi dati possono comunque comprendere le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte).
Quanto invece al risultato totale della “diffusione”, ricordiamo che è un dato (fornito anche questo dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.

Il totale di questi numeri di diversa natura dà delle cifre complessive di valore più grossolano, e usate soprattutto come promozione presso gli inserzionisti pubblicitari, mostrate nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il sito Prima Comunicazione , e che trovate qui.

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