domenica 4 Ottobre 2026
Sono le settimane delle sfilate, prima a Milano e poi a Parigi, e i quotidiani ospitano molti articoli che celebrano le collezioni dei vari brand, assieme a una cospicua e preziosa quota di spazi pubblicitari dei vari brand. Persino il Fatto, che aveva introdotto tre anni fa esperimenti di articoli di moda a questo scopo e che aveva poi deciso di rinunciarci, ha ospitato sabato tre pagine sul settore (pur scegliendo di citarne anche i problemi) circondate dalle inserzioni pubblicitarie di un brand di bijoux.
Un articolo su Repubblica dei giorni precedenti, invece, mostrava un’esemplare attitudine a presentare in una luce positiva qualunque aspetto dell’azienda Armani, a cominciare dalle sue prospettive di essere venduta (che nel frattempo la stampa internazionale descriveva come improbabili, elencando una serie di ostacoli), e indicando non meglio specificati successi con grande insistenza.
“A un anno dalla scomparsa di Giorgio Armani e dopo che Leo Dell’Orco e Silvana Armani hanno assunto con successo la direzione creativa, l’azienda ha portato avanti un profondo risanamento in continuità, nominando Dario Vitale per le future collezioni dell’Emporio e degli accessori. Nel frattempo l’ad Giuseppe Marsocci, dopo aver approvato i conti di una semestrale complessa con alcune novità positive, avrebbe ultimato il piano industriale della maison, che punta a rafforzare i negozi a gestione diretta, potenziare il segmento di borse e scarpe – il cui design è affidato a Vitale – ma anche a restare un marchio “democratico”, capace di abbracciare tutto il pubblico, dai giovani della EA7 alle signore delle collezioni Privé, e per tutte le tasche.
Non sarà invece per tutti l’invito a partecipare al processo di due diligence per rilevare una quota della maison, che però non è ancora partito. Come anticipato da Repubblica, e confermato da Marsocci a margine delle sfilate, la quota del 15% potrebbe essere suddivisa tra più pretendenti, lasciando più opzioni aperte per il futuro. Nel testamento Armani indica a titolo esemplificativo tra i possibili compratori «Lvmh, L’Oreal e EssilorLuxottica», lasciando aperta la porta a «un gruppo della moda e del lusso di pari standing». L’interesse per una quota di minoranza è altissimo, e chi compra il biglietto di ingresso, avrà poi una corsia preferenziale per rilevare «tra 3-5 anni» una quota di maggioranza del gruppo, di cui la Fondazione manterrà comunque almeno il 30,1%, con diritti speciali su stile e governance. Tuttavia non sono esclusi colpi di scena, come ad esempio l’arrivo di un gruppo italiano, o perfino l’Ipo”.
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