domenica 26 Luglio 2026
Il quotidiano La Ragione ha chiuso, assai più definitivamente di quanto aveva annunciato il mese scorso comunicando che avrebbe continuato il suo lavoro di informazione solo online. Charlie aveva raccontato il suo progetto quando era nato, cinque anni fa. Lo scioglimento della società si sarebbe concluso con rammarichi ma senza strascichi nei rapporti di lavoro o arretrati da pagare, come spesso succede in questi casi, se non fosse stato per l’anomalia scoperta dal suo caporedattore Vittorio Pezzuto, che ha rivelato all’assemblea dei soci che il direttore responsabile della Ragione avrebbe avuto quel ruolo per quasi quattro anni senza essere iscritto all’Ordine dei giornalisti, come richiesto dalla legge, e quindi compiendo una serie di abusi formali e firmando atti senza averne titolo.
“Si tratta di una circostanza inaudita, di assoluta illegalità, senza precedenti nell’intera storia del giornalismo italiano. Non per qualche giorno o per qualche settimana ma addirittura per anni un quotidiano nazionale è uscito in edicola e online con la firma di una persona che per legge non poteva esserne il direttore responsabile. Provo a semplificare: per ben 43 mesi, a nostra totale insaputa, siamo stati diretti in sala operatoria da un signore che diceva di essere un medico ma non lo era. Per essere ancora più chiaro: il quotidiano “La Ragione” ha distribuito in edicola e online 1.290 numeri complessivi. Di questi appena 363 (28,14% del totale) risultano in regola con quanto stabilito dalla Legge sulla stampa n. 47 del 1948; i rimanenti 927 (71,86%) sono stati invece firmati da un non giornalista, che ha quindi commesso il reato di esercizio abusivo della professione (art. 348 del Codice penale).
Impossibile che la circostanza della cancellazione dall’Ordine non fosse conosciuta da Fulvio Giuliani. È altrettanto certo che non ne abbia fatto parola con alcuno, tradendo così in maniera clamorosa il rapporto di fiducia con il consiglio di amministrazione, con tutti noi soci e con l’intera redazione”.
Interpellato da Pezzuto, l’Ordine dei giornalisti ha confermato l’assenza del direttore responsabile dai suoi albi fin dal 2022, annunciando successivamente di averlo reintegrato, il mese scorso, senza darne maggiori spiegazioni.
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