domenica 11 Gennaio 2026

Detective da divano

Un articolo del Washington Post ha attaccato venerdì i “detective online da divano” che hanno cercato di ricostruire l’identità dell’agente anti immigrazione che giovedì ha sparato a una donna a Minneapolis, uccidendola, in una reazione palesemente eccessiva e criminale per come è stata finora mostrata da molti video. L’articolo spiega e mostra come alcuni utenti dei social network abbiano ritenuto di poter individuare l’agente – che aveva gran parte del volto coperto – dalle immagini dei video e con l’aiuto dei software di “intelligenza artificiale”, con risultati fallimentari e pericolosi. Tra i media americani è ancora ricordata la storia dell’errata identificazione del responsabile dell’attentato alla maratona di Boston nel 2013: ma quello descritto è un rito che si è ripetuto in altre recenti occasioni, spesso mettendo a rischio le esistenze di persone del tutto estranee ai fatti in questione.

“Using AI to reveal the identities of people pictured in grainy or incomplete photos is becoming a reflex response after high-profile acts of violence. But AI-manipulated or AI-generated faces are untethered to reality. The altered images are misleading the public and in some cases have fueled conspiracy theories or led law enforcement officials to waste energy on chasing false leads.
“All AI tools can do is to reconstruct reality based on the past. It’s not reality,” said Matt Moynahan, CEO of AI detection company GetReal Security. “If you’re not an AI expert, you’re probably going to do more harm than good”” .

Charlie è la newsletter del Post sui giornali e sull'informazione, puoi riceverla gratuitamente ogni domenica mattina iscrivendoti qui.