domenica 31 Maggio 2026
L’ American Prospect è una rivista progressista statunitense nata nel 1990, oggi con un vivace sito web e una frequenza bimestrale dell’edizione di carta. Un articolo sulla Columbia Journalism Review ha raccontato la ardita ma ammirevole scelta dell’ American Prospect di rinunciare alla pubblicità “programmatic” sul sito, ovvero le inserzioni pubblicitarie che sono gestite da piattaforme esterne (soprattutto Google ma non solo) che occupano gli spazi a disposizione a partire da complessi algoritmi, senza che il sito ospitante abbia il controllo sul contenuto delle inserzioni*. Si differenziano da altre inserzioni che invece sono vendute attraverso un rapporto del sito con gli inserzionisti (di solito attraverso degli intermediari, che lavorano per l’uno o per gli altri: concessionarie e centri media). E anche per la straordinaria capacità del programmatic di sfruttare i comportamenti online degli utenti (negli Stati Uniti con ancora minori protezioni della privacy rispetto all’Europa): molta parte delle inserzioni programmatic che vediamo online non è collegata al sito dove la vediamo, ma a noi stessi e ai nostri percorsi di navigazione.
La pubblicità programmatic ospita inserzioni spesso di bassa qualità (sia per la sua forma che per i prodotti che promuove) e a volte persino truffaldina: e la sua resa economica è relativamente modesta, per i siti (non per le piattaforme che ne gestiscono quote enormi), ma dentro le fragili economie digitali resta preziosa, e i siti di news decidono di sacrificare parte del loro prodotto vendendo al programmatic spazi per cui non hanno clienti più affidabili.
Secondo i responsabili dell’ American Prospect, invece, “l’attenzione, i dati personali e il comportamento dei lettori diventano merci imballate e vendute tramite una filiera imbottita di truffe, intermediazioni opache e soggetti senza scrupoli. E noi editori dobbiamo ammettere di essere complici di queste transazioni”. Al tempo stesso, spiegano, i giornali si rendono corresponsabili del successo di piattaforme (Google, Facebook) di cui intanto criticano stabilmente i comportamenti.
Quello dell’American Prospect è presentato come un esperimento di un anno, finanziato da uno dei suoi soci: a partire dall’idea che gli esigui ricavi del programmatic siano sacrificabili in cambio di una maggiore coerenza del progetto giornalistico con se stesso e di una maggiore fiducia dei lettori. Che, stando ai dati osservati finora, avrebbero aumentato la durata del tempo passato sul sito.
* è possibile creare dei filtri, a partire da parole chiave o da specifiche categorie commerciali (è quello che fa il Post con la pubblicità programmatic), ma a cui possono comunque sfuggire contenuti indesiderati.
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