domenica 22 Febbraio 2026

Colbert, CBS, Carr e Trump

Nel più generale contesto delle repressioni dell’amministrazione Trump nei confronti dell’informazione, è il caso di citare una storia più laterale ma che è stata protagonista sui media americani nei giorni scorsi. Riguarda il popolare show televisivo di Stephen Colbert, uno dei più battaglieri contro Donald Trump insieme a quelli di Jimmy Kimmel e Jon Stewart. Martedì sera Colbert aveva previsto di ospitare un parlamentare Democratico, ma la rete CBS (che è stata già protagonista di assai discusse scelte di sudditanza nei confronti dei desideri dell’amministrazione, compresa la chiusura del programma di Colbert dal prossimo maggio) gli avrebbe chiesto di rinunciare: le versioni sono un po’ divergenti su quanto fosse una richiesta e quanto un divieto. L’appiglio per la richiesta è una sorta di norma sulla “par condicio” abitualmente molto trascurata, ma che l’ente che disciplina il sistema radiotelevisivo (FCC) ha fatto sapere di voler invece far diventare più rigorosa. Il capo di FCC, Brendan Carr, ha vistosi precedenti di esecutore delle intenzioni censorie di Donald Trump, soprattutto quello famoso che riguardò Jimmy Kimmel.
L’aspetto della storia più discusso, però, è stata l’obbedienza di CBS nei confronti dei desideri di Carr e Trump, prima ancora che divenissero in questo caso delle intimazioni. Colbert – forte della sua popolarità e dell’avere comunque un contratto in via di estinzione – ha fatto lo stesso l’intervista, mettendola su YouTube – dove FCC non ha giurisdizione – e accusando e sfottendo la rete che lo ospita nella puntata del programma andato in onda e nelle successive. L’intervista ha avuto più visualizzazioni di qualunque altra precedente.

Charlie è la newsletter del Post sui giornali e sull'informazione, puoi riceverla gratuitamente ogni domenica mattina iscrivendoti qui.