domenica 1 Novembre 2026
“Il Garante per la Privacy, l’ente che controlla che vengano rispettate le normative nazionali ed europee sul trattamento dei dati personali, ha emesso un provvedimento d’urgenza contro quattro testate, il canale televisivo Rai News e il programma Le Iene, per impedire la diffusione di immagini e informazioni che permettano di identificare alcuni minorenni coinvolti nei disordini di Milano del 17 e 18 ottobre. Il provvedimento riguarda soprattutto un ragazzino di dodici anni, presentato dai giornali come il più giovane tra le persone identificate durante i disordini”.
Nella scorsa newsletter avevamo citato le critiche e le proteste nei confronti dei giornali e dei telegiornali che si erano occupati del ragazzino in questione. L’intervento del Garante non è andato oltre il condannare la pubblicazione delle sue immagini, esulando forse dalle sue competenze le violazioni delle regole etiche e deontologiche relative al giornalismo, e assolvendo quindi i discutibili e discussi modi con cui la stessa storia era stata trattata da diverse altre testate.
Pochi giorni prima il Garante per la privacy aveva sanzionato una rivista accusando l'”attenzione mediatica” di “una continua e morbosa spettacolarizzazione” sui fatti di cronaca nera.
Il Garante per la privacy sta insomma supplendo a una delle pochissime funzioni su cui potrebbe avere un ruolo utile l’Ordine dei giornalisti, solerte e deciso solo nell’ esprimere preoccupazione a difesa dei suoi iscritti, ma piuttosto latitante (salvo invisibili e sterili richiami di certe sue commissioni) nel garantire un rispetto delle regole che si è teoricamente dato. Può darsi che il giudizio sul rispetto di un’etica minima non debba spettare che alla coscienza dei giornalisti e delle redazioni, e che non possa essere deciso da un ente terzo che non sia un’eventuale iniziativa giudiziaria in caso di reati. Ma allora un secondo ruolo utile dell’Ordine dei giornalisti sarebbe di provvedere a una formazione seria e capace di impatto in questa direzione: a giudicare dai risultati, questo non avviene. Oggi funziona che l’Ordine produce giornalisti professionisti il cui lavoro viene poi condannato dal Garante.
Fine di questo prologo.
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