L’abbraccio tra Boschi e Pisapia, spiegato

Una delle parabole contenute nell’Hagakure, il codice dei samurai scritto da un monaco zen all’inizio del Diciottesimo secolo, recita: «Tra le massime scolpite sul muro del signore Naoshige ce n’era una che diceva: “Le questioni importanti devono essere trattate con leggerezza”. Vedendola, il maestro Ittei commentò: “Le piccole questioni andrebbero considerate seriamente”».

Pisapia Boschi
Giuliano Pisapia e Maria Elena Boschi alla Festa metropolitana di Milano (ANSA/ DANIEL DAL ZENNARO)

L’abbraccio tra il sottosegretario Maria Elena Boschi e Giuliano Pisapia, l’ex sindaco di Milano che sta provando a riunire il centrosinistra, è senza dubbio una piccola questione, ma – come suggerisce il maestro Ittei – vale la pena trattarla seriamente. Dietro questo piccolo episodio, infatti, si nasconde la sotterranea, ma profonda spaccatura che divide oggi la sinistra. Quella tra chi, come Pisapia, crede che il futuro della sinistra sia una grande alleanza che comprenda anche una parte del centro e chi invece pensa che l’unica strada praticabile sia quella che porta il più lontano possibile da Renzi e dal suo governo.

La storia, in poche parole, è questa: venerdì scorso, Boschi e Pisapia avevano entrambi in programma dei dibattiti alla Festa metropolitana di Milano (la festa del partito che non è chiaro se si può ancora chiamare “Festa dell’Unità” e che, a Milano, è stata ricca di personalità, ma scarsa di pubblico). I due erano ospiti in dibattiti separati, quello di Boschi terminava quando sarebbe dovuto iniziare quello dell’ex sindaco. Quando Pisapia è arrivato, ha quasi subito raggiunto Boschi, l’ha salutata calorosamente e poi l’ha invitata a fare un giro delle cucine nel ristorante del partito.

Oggi, lo staff di Pisapia mi ha detto che l’abbraccio è stato un gesto di cortesia estemporanea e che l’incontro è stato casuale. Ma non ci sarebbe nulla di male se, invece, Pisapia avesse voluto cogliere l’occasione per farsi fotografare insieme a Boschi in un clima amichevole. Da mesi l’ex sindaco sta provando a costruire una nuova alleanza di centrosinistra, che possa nascere prima delle elezioni o dopo, se l’attuale legge non dovesse essere cambiata. Per raggiungere questo obiettivo ha bisogno di mantenere buoni e cordiali rapporti con Renzi, con il suo entourage e con tutto il PD.

Lo ha ripetuto nell’intervista pubblicata oggi da Repubblica, in cui ha spiegato per esteso il significato politico del suo gesto di venerdì. «È un ragionamento molto semplice, matematico: divisi si perde – ha detto – Trovare il minimo comune denominatore è indispensabile. Io non sono disponibile a lavorare “contro” chi ha gli stessi valori e gli stessi princìpi». In altre parole, Pisapia non ha intenzione di scontrarsi con le persone con le quali sarà necessario allearsi dopo le elezioni.

Ma questa strategia non è del tutto condivisa dai suoi principali alleati. I leader di MDP – gli “scissionisti” del PD – hanno motivi tattici, e personali, per mantenere alto il livello dello scontro con Renzi. Per loro è di primaria importanza  sopravvivere alla prossima tornata elettorale (non lo è invece per Pisapia, che ha già detto che non intende candidarsi). Con l’attuale legge elettorale significa ottenere almeno l’8 per cento dei voti al Senato e il 3 per cento alla Camera. L’unico modo di avvicinarsi a queste soglie, secondo loro, è raggruppare tutte le forze di sinistra, comprese quelle più radicali, fare opposizione dura e senza sconti, recuperare i delusi da Renzi e dal PD e, magari, qualcuno tra gli arrabbiati passati a Lega, 5 Stelle o direttamente all’astensione – vaste programme, come si dice in questi casi.

Per Pisapia, questo però è come fumo negli occhi. Allargare a sinistra significa imbarcare anche Sinistra Italiana, gente che vota ogni giorno contro il governo Gentiloni, che con Renzi non si alleerebbe mai, che ha avuto persino l’arroganza di dirgli che si dovrebbe rimangiare il suo “Sì” al referendum. Pisapia, fino ad ora, ha sostanzialmente mantenuto lontana dal suo movimento Sinistra Italiana e oggi a Repubblica ha ripetuto chiaramente cosa pensa di una grande alleanza di sinistra-sinistra: «Purtroppo c’è chi ha la memoria troppo corta e dimentica il fallimento della lista Arcobaleno e delle varie liste nate solo per tentare di superare il quorum elettorale».

MDP quindi è in una posizione parecchio difficile. Assecondare Pisapia significa esporsi proprio alle critiche da sinistra di chi chiede una linea dura con Renzi. Sinistra Italiana non aspetta altro che un passo definitivo di Pisapia per accusarlo di essere la stampella sinistra del turbo-liberista Renzi. I dirigenti di MDP sanno che la prossima campagna elettorale sarà dura e quindi è poco incoraggiante immaginare di doverla combattere anche a sinistra. D’altro canto, mollare l’ex sindaco di Milano rischia di farli apparire come quelli che per sciocche questioni di antipatia personale impediscono la nascita della grande alleanza di centrosinistra, unico argine all’avanzata delle destre e del Movimento 5 Stelle.

E quindi, fedele alla tradizione che vuole la poesia giapponese come uno dei mezzi migliori per spiegare le intricate questioni della sinistra, ho scritto un haiku con il quale ho cercato di riassumere tutta questa complessa situazione.

Piange Bersani
– perché la ministra
a te hai stretto?

 

 

Mostra commenti ( )