Il Post
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Being Matteo Renzi

8 dicembre 2010

Lo sappiamo tutti ma facciamo finta di niente. Silvio Berlusconi non solo ha governato l’Italia per quasi un ventennio, ma ha definito un’antropologia politica con la quale il nostro paese farà i conti per molto tempo dopo di lui. Ha cambiato una volta per tutte la grammatica della rappresentanza e del linguaggio politico, insieme alle aspettative positive e negative dell’elettorato sia di centrodestra che di centrosinistra. Il che non significa soltanto che non sarà mai più possibile tornare ad un’ormai mitologica “età del pre-Silvio”, ma soprattutto che chiunque si candiderà dopo di lui a guidare la sinistra (e forse l’Italia) dovrà essere qualcuno che sia politicamente nato e cresciuto durante il suo tempo.

Non penso ai possibili “traghettatori”, che sono numerosi e che giocheranno ciascuno una partita diversa per chiudere la transizione. Penso a colui o colei che potrà svolgere una funzione di leadership stabile e stabilizzatrice nel centrosinistra e nel paese di qui a cinque/dieci anni. Quel leader sarà comunque un “figlio di Silvio” perché dovrà innanzitutto farsi capire da una nazione che negli ultimi vent’anni ha metabolizzato un altro linguaggio politico. E dovrà quindi tradurre in quella lingua i contenuti del progressismo italiano. Matteo Renzi ha tutti i numeri per farlo, per virtù e per fortuna. Ma soprattutto perché è nato e cresciuto nell’era berlusconiana, comprendendo meglio di altri della sua generazione i nuovi meccanismi della leadership e della rappresentanza. Le reazioni alla sua visita a Berlusconi, del tutto legittima sia nella forma che nella sostanza, si appuntano sul “luogo Arcore” ma riguardano il merito più profondo del suo essere per l’appunto un “figlio di Silvio”. È solo l’anticipo di un conflitto destinato a ripetersi con sempre maggiore intensità via via che ci avvicineremo al definitivo declino di Berlusconi, quando discuteremo soprattutto di quale tasso di berlusconismo sia accettabile nel profilo chi si candiderà alla leadership del post-berlusconismo.

Renzi farebbe bene ad affrontare di petto questo punto, contro coloro che in fondo lo avrebbero accusato anche se avesse incontrato Berlusconi in Vaticano, piuttosto che limitarsi a difendere al meglio il suo ruolo di sindaco di Firenze. Anche perché sa perfettamente che prima o poi dovrà usare fino in fondo questa sua caratteristica potenzialmente vittoriosa.
C’è anche dell’altro, e di meno strategico, nella discussione sulla “visita di Matteo a Silvio”. In particolare alcune debolezze dell’operazione “Stazione Leopolda”, il cui meritato successo è stato soprattutto nell’avere dato il senso di un sommovimento interno al PD. In un partito immobile fino all’autolesionismo, anche il solo gesto di muoversi in tanti ha significato molto verso un circolo della militanza e dell’opinionismo che ormai ha finito le parole per descrivere la penosa bonaccia che avvolge il centrosinistra.

Ma l’operazione Leopolda ha detto molto più dello stato in cui versa il PD di quanto non abbia detto della direzione propriamente politica che intende prendere Matteo Renzi. Se il Sindaco di Firenze era e rimane un riformista liberale insediato al cuore del centrosinistra (ed è questa la ragione per cui è sempre piaciuto al sottoscritto), alla Leopolda se ne sono ascoltate di tutte e di più. Pippo Civati ha del tutto legittimamente volto il suo potenziale personale e di mobilitazione verso il vendolismo, anche perché il radicamento territoriale che ne ha sempre fatto la forza gli dice che Vendola e i suoi contenuti si stanno facendo strada con molta rapidità. Altri hanno mescolato i classici temi del minoritarismo radicale tra le rivendicazioni più disparate, con il risultato di confezionare un’offerta politica complessivamente fumosa. E dove manca la politica, per quanto visibile sia il movimento (soprattutto se tutt’intorno regna l’immobilismo), basta un niente perché scatti l’intimazione moralistica alla purezza morale. Nessun vero pericolo per Renzi e il suo percorso di lungo periodo, che rimane forte di qualità strutturali che prima o poi ne faranno il vero candidato alla leadership post-berlusconiana. Ma il “figlio di Silvio” dovrebbe, più prima che poi, decidere di giocare fino in fondo questa sua carta decisiva. Muovendosi forse meno, ma affinando con più precisione un profilo politico di grande potenzialità.

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  • albertog

    Se qualcosa si muove nel Pd, tanto di guadagnato. Non credo che si debba avere paura di Renzi anche se non lo si è scelto come opzione elettorale. Detto questo, visto che a me Berlusconi non piace, mi prendo qualche riga per chiedere che non si parli più, o se ne parli meno, di un periodo pre-Berlusconi, di uno berlusconiano e di post-berlusconismo. Cerchiamo un’altra espressione. Perché non mi piace pensare di aver vissuto e di essere in procinto di vivere in periodi storici così denominati. E soprattutto perché non sono neanche espressioni corrette per definire la storia recente dell’Italia. Sono invece segno di soggezione a una propaganda ossessiva che non ha risparmaito nessuno, figlia anche di chi ha demonizzato Berlusconi in questi anni. Il discrimine nella storia del nostro paese lo ha fatto la fine della guerra fredda. Il berlusconismo è stato solamente un modo di riorganizzare il paese dopo il 1989 e la perdita di peso internazionale che quella data ha significato per noi. Stiamo vivendo una lunghissima crisi post-guerra fredda. Se l’espressione è troppo datata, cerchiamone un’altra. Ma per favore, non fatemi morire post-berlusconiano.

  • http://omniaficta.wordpress.com omniaficta

    Finora Renzi mi è sempre sembrato un eccellente comunicatore (anche se dovrebbe cercare di tenere la bocca chiusa quando non parla…), con idee, energie e una discreta dose di “cattiveria” (c’è un’altra parolina più efficace ma ci siamo capiti, no?). Mi sembra che la visita al Capo del Governo sia un errore e basta, non tanto in sé stessa (anche), ma per la tempistica. C’è la coda di voltagabbana e venditori dell’anima davanti alle residenze di B. e quindi c’è il rischio di confondersi con gli astanti. A parte questo, in una congiuntura politica di scontro durissimo, ti pare che B. possa concederti qualcosa “gratis”? Che ci vai a fare, allora? Sarebbe stato meglio aspettare tempi migliori o almeno utilizzare forme di comunicazione rigorosamente istituzionali (poteva anche scrivergli, magari pubblicamente).
    Insomma, è una buccia di banana, per restare in tema di vignette…

  • massimo55

    Non voglio fare dietrologia surreale dicendo che Renzi l’ha fatto apposta per mettersi in mostra, arrivare prima alla resa dei conti nel PD ecc. Però è un fatto che la sua importanza nel panorama politico sta aumentando giorno per giorno, anche per merito del suo modo diretto di comunicare. Io credo che, alla fine, anche questo episodio gli porterà l’apprezzamento trasversale di tutti coloro che detestano il modo tradizionale di fare politica.

  • eziosala

    accordo completo con l’analisi di massimo55.comunque sia renzi.. non saranno piu’ d’alema bersani etc.

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