Cosa succede a Bitcoin e alle criptovalute

Dopo il picco di dicembre hanno passato un gennaio complicato, che è finito ancora peggio: ma è piuttosto normale che vada così

(Shan She/AP Photo)

Bitcoin ha raggiunto gli 8.352 dollari, secondo la quotazione del sito Coindesk: è il valore minimo dalla fine di novembre, cioè da prima che la criptovaluta iniziasse il suo ultimo picco che la portò al record di oltre 19mila dollari di metà dicembre. Bitcoin ha perso circa il 15 per cento nelle ultime 24 ore, il 35 per cento negli ultimi tre giorni, e oltre il 50 per cento dal suo massimo. Il crollo di Bitcoin arriva dopo un gennaio molto difficile per il mercato delle criptovalute, che negli ultimi 30 giorni ha perso circa 300 miliardi di dollari.

L’andamento di Bitcoin da inizio novembre a oggi (via Coindesk)

Ethereum, la seconda criptovaluta con il valore di mercato più alto, vale attualmente meno di 900 dollari, circa il 35 per cento in meno rispetto a metà gennaio, quando aveva raggiunto il suo record di oltre 1360 dollari. Ethereum ha comunque tenuto di più, nella media delle criptovalute. Ad andare peggio è stata Ripple (la cui valuta è indicata con il simbolo XRP), che negli ultimi tre giorni ha perso oltre il 40 per cento, e che rispetto al suo valore massimo – di circa 3,80 dollari, raggiunto a inizio gennaio – ha perso quasi l’80 per cento. Per farsi un’idea, nell’ultimo mese le altre criptovalute più importanti, in ordine di valore di mercato, hanno perso molto: Bitcoin Cash il 57 per cento, Cardano il 60 per cento, Stellar il 40 per cento, Litecoin il 53 per cento. NEO aveva raggiunto il suo massimo in ritardo rispetto alle altre principali criptovalute, intorno a metà gennaio, e da allora ha perso oltre il 40 per cento.

Quello delle criptovalute è un mercato estremamente volatile, e flessioni come quella avvenuta negli ultimi giorni e settimane sono state frequenti nel corso della loro storia. In questo caso il crollo è arrivato dopo una crescita incredibile, durata tutto il 2017, e che aveva portato Bitcoin a passare da meno di mille dollari a quasi ventimila. Una perdita del 50 per cento rispetto al suo massimo, quindi, vuole dire comunque un valore di circa nove volte superiore rispetto a quello di un anno fa. Crolli del 60, 70, 80 per cento sono già successi altre volte nella storia del mercato delle criptovalute, che esiste da meno di dieci anni ed è ancora giovane, e quindi imprevedibile e instabile.

Non c’è una sola ragione concreta per il crollo di questi giorni, ma c’è stata una serie di piccole notizie cattive o preoccupanti. Un’influenza l’ha probabilmente avuta una dichiarazione del ministro delle Finanze indiano Arun Jaitley, che ha detto che l’India avrebbe vietato l’uso di criptovalute in «transazioni illegali» e come «parte del sistema di pagamenti». Non è stato molto chiaro, però: qualcuno lo ha interpretato come l’annuncio di un divieto generale delle criptovalute, mentre altri esperti hanno ipotizzato che sia soltanto l’annuncio di una regolamentazione, visto che l’India si sta interessando alla tecnologia della blockchain per possibili investimenti. Nei giorni scorsi, poi, Facebook ha detto che proibirà le pubblicità delle criptovalute, una decisione che potrebbe essere stata interpretata come un danneggiamento dell’istituzionalità del mercato.

L’annuncio di Facebook e soprattutto quello dell’India hanno probabilmente contribuito a generare una certa agitazione tra gli investitori, soprattutto quelli asiatici, e ne è nato un panic selling, cioè un gran numero di investitori che vende per paura che il prezzo scenda, e facendo così scendere il prezzo loro stessi. Dalla fine del 2017 il mercato delle criptovalute è infatti diventato molto più speculativo di quanto già lo fosse, e molti investitori entrati soltanto recentemente nel mercato si stanno comportando in modo confusionario e istintivo, dicono diversi analisti. Anche l’introduzione dei futures sui Bitcoin, contratti che permettono ai grandi investitori di scommettere sull’andamento della criptovaluta, ha probabilmente aumentato l’instabilità del mercato.

La flessione di questi giorni non è legata a problemi tecnici o di sicurezza riscontrati nelle tecnologie dietro le criptovalute, le blockchain. Nel corso di gennaio ci sono state invece diverse notizie di banche, istituzioni e grandi enti finanziari interessati a verificare possibili applicazioni delle blockchain nei propri business.

Per questo, nei prossimi giorni e settimane potrebbe succedere più o meno di tutto, avvertono gli esperti: Bitcoin potrebbe scendere ulteriormente e arrivare a 6mila dollari, Ethereum potrebbe continuare a resistere meglio degli altri concorrenti, diventando la prima criptovaluta per valore di mercato, superando Bitcoin. Oppure potrebbe esserci una stabilizzazione generale, o addirittura un rialzo.

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