L’avete vista “The End of the F***ing World”?

È la nuova serie-di-Netflix-del-momento, se ne parla bene e si finisce in mezzo pomeriggio

(Netflix)

The End of the F***ing World è una nuova serie di Netflix uscita venerdì scorso, che ha ricevuto fin da subito grandi apprezzamenti dalla critica ed è finita velocemente in molte discussioni sui social network. È inglese, e anche se l’ha distribuita in tutto il mondo Netflix, nel Regno Unito era già uscita a ottobre su Channel 4. I protagonisti sono Alyssa e James, due ragazzi di 17 anni con grandi problemi sociali e familiari che scappano insieme rubando l’auto del padre di lui. Fin dal primo momento lui progetta di uccidere lei, mentre lei riflette se innamorarsi di lui: ma messa in questo modo ve ne fareste un’opinione sbagliata, perché il rapporto tra i due è molto più complicato, divertente e a suo modo romantico. Sono otto episodi da circa venti minuti ciascuno, quindi la finite in fretta.

The End of the F***ing World l’ha scritta Charlie Covell, attrice e autrice britannica, ma si basa su una serie a fumetti di Charles S. Forsman, con lo stesso titolo. I due protagonisti sono Alex Lawther (lui) e Jessica Barden (lei): hanno 22 e 25 anni, anche se probabilmente gliene dareste molti meno. Il primo lo avete già visto, forse, nella scorsa stagione di Black Mirror, nell’episodio “Shut Up and Dance”, e nella parte di Alan Turing da giovane in Imitation Game; la seconda invece era in The Lobster, il film del 2015 di Yorgos Lanthimos, e in Penny Dreadful, in cui faceva la prostituta Justine. Le loro interpretazioni, e soprattutto quella di lei, sono tra le cose più apprezzate di tutta la serie: riescono nel compito difficile di recitare la parte di due ragazzini sociopatici evitando cliché e trucchi “sopra le righe”, dando fin da subito una fortissima e originale connotazione ai propri personaggi.

Le premesse per la fuga di James e Alyssa sono piuttosto sbrigative. I due vivono in una piccola città che odiano, lui ha perso la madre, ha un papà che detesta, nessun amico e una passione malsana per uccidere gli animali. Decide di portare le cose al livello successivo uccidendo una persona, ma deve decidere chi. Poi incontra Alyssa, una ragazza con un patrigno viscido e forse molestatore e una madre ossessionata dalla perfezione.

Alyssa è brutale e ribelle, James è chiuso e taciturno: insieme si trovano e iniziano una relazione. Nel giro di pochissimo lei convince lui a scappare: si capisce che lei sta cercando qualcosa (il padre, nello specifico) e che è stanca di interpretare il personaggio che si è costruita. Lui invece inizia convinto di ucciderla, per provare cosa voglia dire uccidere una persona, ma dopo aver posticipato varie volte l’omicidio si rende conto che si sta innamorando, per la prima volta.

Al centro della serie ci sono gli incontri e gli incidenti che i due ragazzi hanno mentre scappano. Ci sono molti momenti in cui si ride, qualcuno in cui viene la tristezza, qualcuno più tipico delle commedie romantiche adolescenziali, e qualcun altro molto crudo e splatter. Tutte queste cose sono tenute insieme da un’estetica e uno stile molto curati e in linea con i canoni del cinema indipendente, e da una colonna sonora nostalgica ed efficace. Sono questi elementi, insieme alla commistione di generi, che hanno fatto piacere così tanto The End of the F**ing World e soprattutto che le hanno fatto guadagnare da subito, almeno stando ai commenti e al successo sui social network, una celebrità da serie “di culto”, un po’ come successo – molto più in grande – a Stranger Things.

Su Rotten Tomatoes la serie ha una media del punteggio dei critici del 96 per cento, mentre su Metacritic è dell’82 per cento. Jen Chaney di Vulture ha scritto che i primi episodi sono un po’ troppo derivativi, per gli evidenti rimandi a film come Natural Born Killers, e sembrano ricercare un po’ forzatamente e in maniera autoreferenziale l’aspetto dark. Ma dal quarto in poi, dice, le personalità dei due protagonisti cominciano davvero a venire fuori, e ci sono una serie di invenzioni narrative notevoli, «se riuscite a sostenere la tristezza di sottofondo e l’occasionale violenza splatter».

Su Variety, Sonia Saraiya ha invece scritto che la cosa migliore della serie è che è difficile da descrivere: i due protagonisti si fanno odiare e amare allo stesso tempo e suscitano così tanta empatia che è impossibile giudicarli. Anche Ben Travers di Indiewire è d’accordo sul fatto che la serie decolli dal quarto episodio in poi, quando alcune rivelazioni sui protagonisti fanno capire qualcosa in più sul loro comportamento e sulle loro decisioni. Il risultato è che lo spettatore viene esposto a «sorprendenti profondità emotive». Sull’Hollywood Reporter, Daniel Fienberg ha detto che spera che quella che ha definito «la prima sorpresa televisiva del 2018» non venga in futuro rovinata da Netflix.

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