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  • martedì 9 gennaio 2018

L’idea di Oprah presidente

Se ne sta parlando dopo il discorso che la popolarissima conduttrice tv americana ha fatto ai Golden Globe: sembra che lei ci stia pensando, ma i perplessi sono molti

(Paras Griffin/Getty Images for 2016 Essence Festival)

Da ieri nel piccolo ma influente mondo della politica americana si parla quasi solo della possibilità che la popolarissima conduttrice tv Oprah Winfrey possa candidarsi alle elezioni del 2020 contro l’attuale presidente americano Donald Trump. Le speculazioni sono iniziate dopo un apprezzato discorso che Winfrey ha tenuto alla cerimonia di premiazione dei Golden Globe, infarcito di citazioni e retorica, che si è concluso con la frase «un nuovo giorno è all’orizzonte» e un riferimento al movimento #MeToo contro la violenza sulle donne. «Non credo avesse alcuna intenzione di farlo, ma ora non ha scelta», ha commentato Meryl Streep dopo il discorso di Winfrey, aggiungendo che sosterrebbe una sua eventuale candidatura.

Due fonti di CNN molto vicine a lei sostengono che Winfrey ci stia pensando da mesi. Non è un’idea così strana. Winfrey, che ha 63 anni, è una delle persone più popolari degli Stati Uniti e gode di una fama trasversale che viene riconosciuta a pochissimi altri. Ha condotto per anni un talk show molto seguito – che peraltro si occupava poco di politica – mentre oggi è proprietaria di un popolare canale televisivo.

È considerata l’afroamericana più ricca d’America. Si parla di lei in politica sin dagli anni Novanta, e di recente il suo attivismo ha alimentato molte voci. Fu sostenitrice di Barack Obama sin dalle primarie Democratiche del 2007, e nel 2016 appoggiò la candidatura di Hillary Clinton. Ma la fama di Winfrey è così trasversale che perfino Trump, nel 1999, disse che se si fosse candidato da indipendente avrebbe pensato a lei per la carica di vicepresidente (ancora nel 2015 Trump ripeté che gli sarebbe piaciuto averla come vicepresidente).

Winfrey, insomma, avrebbe tre cose fondamentali per candidarsi con qualche speranza: un sacco di soldi, una fama impareggiabile per gli altri candidati e molti appoggi tra i Democratici. Le manca tutto il resto: non ha mai avuto cariche politiche, pianificato e condotto una campagna elettorale, preso decisioni che riguardano migliaia o milioni di persone, e non possiede conoscenze straordinarie di economia, relazioni internazionali o politica.

Per qualcuno, ad esempio, l’assenza di esperienze politiche non è un problema. Jon Favreau, ex speechwriter di Obama e oggi conduttore di un podcast di successo, ha scritto su Twitter: «a prescindere dal candidato, guardo alla capacità di connettere e ispirare più che all’esperienza di governo e alla frequentazione di Washington. Sempre. Dopo tutto, ho lavorato per Obama».

Lei stessa, durante una recente intervista con Bloomberg TV, ha spiegato di non aver mai pensato di avere l’esperienza necessaria, di non saperne abbastanza: «e adesso sto pensando: “uhm”». A settembre ha ringraziato su Twitter un editorialista del New York Post che la invitava a candidarsi coi Democratici. In altre occasioni, invece, ha smentito decisamente di stare pensando a una candidatura.

La maggior parte dei commentatori americani, comunque, ha accolto in maniera piuttosto fredda la possibilità che Winfrey si candidi alla presidenza. Il direttore di BuzzFeed, Ben Smith, ha scritto un raro editoriale in cui spiega che i Democratici non stanno cercando una versione “migliore” di Trump, ma qualcuno che ne rappresenti l’opposto: cioè «governatori e senatori di grande esperienza, affidabili arnesi politici, che si portino dietro un senso di normalità poco glamour». È un profilo che ad esempio corrisponde a quello di Kirsten Gillibrand, la senatrice dello stato di New York che da settimane è al centro di voci su una sua possibile candidatura. Altri ancora hanno insistito sulla pericolosità di puntare su un altro presidente poco esperto – «chiudete gli occhi e immaginatevi il vostro presidente ideale: è Oprah Winfrey? Davvero?», si chiede Slate – e che in passato ha legato il suo nome a personaggi discutibili per il bene del suo show.

Nemmeno i numeri dei sondaggi sembrano essere così favorevoli: il più recente che la riguarda, realizzato a marzo dal Public Policy Polling, ha mostrato che Winfrey ha un tasso di disapprovazione del 33 per cento – nonostante una popolarità del 49 – e che è poco apprezzata soprattutto dai Repubblicani. Una campagna elettorale incentrata su inciampi, gaffe e amicizie imbarazzanti di una carriera lunga quarant’anni probabilmente non migliorerebbe le cose.

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