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  • giovedì 28 dicembre 2017

Il livello di criminalità a New York è a un nuovo minimo

Il numero di omicidi, furti, rapine e stupri è diminuito enormemente rispetto ai primi anni Novanta, ma non è chiarissimo di chi sia il merito

New York, Stati Uniti (Kena Betancur/Getty Images)

Nel 2017 in tutta New York ci sono stati 286 omicidi, un numero basso se confrontato con i decenni scorsi e con i picchi raggiunti quasi 30 anni fa, con 2.245 omicidi registrati solo nel 1990. Il dato di quest’anno è il più basso da quando sono tenuti in modo ordinato e coerente i registri sulla criminalità in città, una delle più grandi e popolate degli Stati Uniti. I dati sono ancora parziali, mancando alcuni giorni alla fine dell’anno, ma se sarà mantenuto l’andamento, il totale di omicidi sarà ben al di sotto del precedente minimo di 333 registrati nel 2014, confermando un declino costante della criminalità per 27 anni di fila, con numeri così bassi da essere comparabili a quelli dei primi anni Cinquanta.

Le statistiche di quest’anno indicano un calo generalizzato della criminalità a New York. I casi di omicidio (colposo o volontario), stupro, furto e rapina sono stati finora 94.806, oltre 7mila in meno rispetto ai 101.716 casi dello scorso anno. Negli ultimi mesi è stato però rilevato un aumento consistente di segnalazioni e denunce legate alle violenze sessuali, stupri compresi: in molti casi riguardano episodi avvenuti più di un anno fa e riferiti ora dalle vittime.

Anche se è presto per dirlo con certezza, gli analisti ritengono che l’aumento sia in parte dovuto al grande dibattito iniziato questo autunno sulle molestie e le violenze contro le donne, nato in seguito alla pubblicazione degli articoli sul caso Weinstein. Al maggiore numero di denunce ha probabilmente contribuito anche il movimento #MeToo, che ha portato migliaia di donne a raccontare pubblicamente le loro esperienze di violenze e molestie subite. La polizia di New York ritiene che all’aumento abbia contribuito una gestione più accurata dei casi di violenza domestica, da parte dei suoi agenti.

Nel 1990 la criminalità a New York sembrava essere fuori controllo, con un numero altissimo non solo di omicidi, ma anche di altri crimini gravi pari a più di 527mila. Solo in quell’anno ci furono almeno 5mila persone ferite a causa di armi da fuoco. Quest’anno il numero è stato di 917. Le sparatorie sono inoltre diminuite e sono state 774, ben al di sotto delle 998 dello scorso anno.

Quando entrò in carica a inizio 2014, l’attuale sindaco di New York, il democratico Bill de Blasio (che sta per iniziare il suo secondo mandato), promise una riforma della polizia in città con l’obiettivo di renderla più vicina alle necessità degli abitanti, ma meno interventista e soprattutto meno violenta. La promessa, che faceva seguito a quanto annunciato in campagna elettorale, aveva raccolto grandi critiche da parte degli oppositori del sindaco e dagli stessi membri della polizia, convinti che meno controlli e minore interventismo avrebbero riportato crimini e caos in una delle città più grandi del mondo. De Blasio in questi anni ha lavorato moltissimo per far aumentare la fiducia nei confronti dei poliziotti, e sembra che la sua strategia stia funzionando.

La polizia di New York negli ultimi tempi si è concentrata soprattutto sui piccoli gruppi della criminalità organizzata, come gang o criminali recidivi, ritenuti i responsabili della maggior parte dei crimini. Controlli e perquisizioni nei confronti dei comuni cittadini sono diminuiti sensibilmente, riducendo la sensazione di vivere in un perenne stato di polizia, com’era stato alla fine degli anni Novanta. Gli agenti usano meno la forza e soprattutto le armi: quest’anno hanno usato le loro pistole in 23 sole occasioni, meno delle 37 del 2016. Al posto di armi che possono causare ferite gravi e letali, utilizzano con maggiore frequenza le pistole a impulsi elettrici (come i Taser) che fanno da deterrente senza causare danni gravi a chi viene colpito. Negli ultimi mesi circa 15mila agenti hanno ricevuto un addestramento per utilizzare al meglio questi sistemi.

È però ancora presto per dire con certezza se a essere determinanti siano state le politiche volute da de Blasio e i cambiamenti all’interno della polizia. Alcuni criminologi ritengono che un calo del 90 per cento della criminalità rispetto ai primi Novanta abbia ragioni più profonde, che per ora restano alquanto misteriose. Un’ipotesi è che il trend sia strettamente legato alla variazione delle condizioni economiche. Variabili come inflazione, tassi d’interesse e disoccupazione sono ritenute fattori determinanti nell’influenzare l’andamento del crimine. Del resto ci sono state riduzioni della criminalità più generalizzate in molte altre grandi città statunitensi, seppure con esiti meno marcati rispetto a New York.

La riduzione della criminalità è una buona notizia, ma non deve comunque nascondere i problemi legati al crimine che interessano la città. 286 omicidi in un anno significano quasi un omicidio al giorno, senza contare i casi che non finiscono nelle statistiche della polizia perché non vengono scoperti. Lo stesso vale per diversi altri crimini non denunciati come violenze domestiche, molestie sessuali, furti d’identità, crimini d’odio e sparatorie delle quali la polizia non viene a conoscenza. New York ha inoltre subìto un attacco terroristico che ha causato la morte di 8 persone a Manhattan il giorno di Halloween, quando un furgone ha investito alcuni passanti con modalità simili agli attentati organizzati dall’ISIS (o Stato Islamico). Ci sono stati inoltre altri gravi casi di violenze e di uso sproporzionato della forza da parte di alcuni agenti, finiti a processo.

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