• Cultura
  • martedì 12 dicembre 2017

“Indovina chi viene a cena?” uscì 50 anni fa

Una commedia romantica come tante altre, ma con una cosa che non aveva mai mostrato nessuno: l'amore tra un uomo nero e una donna bianca

Il 12 dicembre 1967, mezzo secolo fa, uscì nei cinema americani Indovina chi viene a cena?. Un buon film, di un ottimo regista e con attori grandissimi e che, a differenza di tanti altri film, è parte della storia, non solo del cinema. Perché parlò – cinquant’anni fa, in America – di una donna bianca che presenta ai genitori il suo futuro marito, nero. Per capire perché fu così importante bastano due date: il 4 aprile 1968 – quando il film era ancora nei cinema, e il giorno dopo la sua uscita in Italia – fu ucciso Martin Luther King; e fino al 12 giugno 1967 – quando il film era già stato girato ma non ancora nelle sale – i matrimoni misti (tra bianchi e neri) erano vietati per legge in 17 stati americani.

Indovina chi viene a cena? parlò di un tema importante in un momento decisivo, e lo fece, stranamente, in modo classico. È il primo grande film di Hollywood in cui un uomo nero e una donna bianca si baciano, ma è anche un film che – nei modi e nei tempi – è tradizionale. Molto tradizionale: già nel 1968 il critico Roger Ebert ne parlò come di un film “old-fashioned“, all’antica.

Il film riuscì a permettersi quell’argomento grazie al regista e certi suoi attori. Lo diresse Stanley Kramer, uno dei più grandi di quegli anni, e i due genitori di lei sono interpretati da due attori che, già 50 anni fa, il critico del New York Times definì “superiori”, di un altro livello: Spencer Tracy e Katharine Hepburn, che per il suo ruolo vinse l’Oscar come Miglior attrice. I due erano stati amanti per anni, si volevano un gran bene, erano al nono film insieme e lui, già malato durante le riprese, morì 17 giorni dopo la fine del film. Non lo vide mai e non lo vide nemmeno Hepburn, che disse di non riuscirci perché le ricordava troppo Tracy. Kramer disse che Hepburn e Tracy accettarono di fare il film ancora prima di leggere la sceneggiatura, perché gli piaceva il suo messaggio. Molte persone presenti sul set raccontano che Tracy stava davvero male e non si sapeva se avrebbe resistito fino a fine riprese: pare che la mattina si girassero certe scene ipotizzando che ce l’avrebbe fatta, e al pomeriggio certe altre senza di lui.

Il futuro marito – ovviamente la storia finisce bene – è un altro grande attore: Sidney Poitier; la sua futura moglie è Katharine Houghton, figlia della sorella di Katharine Hepburn. Poitier aveva solo 13 anni meno dell’attore che nel film interpreta suo padre, 7 meno di quella che fa sua madre, e quasi 20 più di Houghton.

La storia di Indovina chi viene a cena? inizia come quella di tante altre commedie. Già 50 anni fa Ebert scrisse: «La trama è quella di tante altre commedie su dei pretendenti senza i giusti requisiti: solo che qui non si tratta di un socialista (come in Uomo e Superuomo), di un giornalista (come in Scandalo a Filadelfia)». Il film racconta quello che succede nelle 12 ore in cui lei e lui, dopo essersi conosciuti alle Hawaii e aver deciso di sposarsi, vanno a dirlo ai genitori di lei. Lui è preoccupato, ma lei gli dice che loro sono di sinistra, aperti, disponibili. Il padre è proprietario di un giornale, la madre ha una galleria d’arte, e vivono in una bella casa sulla baia di San Francisco. E poi lui – John Prentice, il personaggio di Poiter – è bello, gentile, educato, è medico, ha studiato nelle migliori scuole. Ed è lui a insistere per conoscere loro e averne l’approvazione.

In effetti i genitori di lei reagiscono bene alla cosa: vedono quanto lui sia perfetto, e quanto a lei piace lui, e approvano. Si dimostrano sinceramente disponibili, persino pronti a prendersela con il razzismo degli altri.

Manca un pezzo, però: alla cena che dà il titolo al film sono invitati anche i genitori di lui e, colpo di scena, quelli più difficili da convincere sono loro.

Alla fine – con non poca fatica e mediazione – ce la si fa. Il film finisce senza che la cena del titolo si veda: il vissero-felici-e-contenti è sottinteso. La cosa più bella del film, quella da guardare se avete solo cinque minuti, è il discorso finale di Spencer Tracy, quello in cui dice che quel matrimonio si può e si deve fare. È l’ultima scena di cinema di Tracy ed è una gran scena. Alla fine si vede che Hepburn è commossa: un po’ perché sapeva quanto stava male Tracy, un po’ perché, disse, pensò che quel discorso fosse anche un po’ per loro due. Ebert la descrisse così: «Quando il vecchio Spencer Tracy, stanco e coi capelli bianchi, si volta verso Katharine Hepburn e le dice, per Dio, che LUI SI RICORDA cosa vuol dire amare, non c’è niente da fare se non credergli».

Anche in italiano, nel caso serva:

Ma voi siete due esseri perfetti. Che vi siete innamorati e che purtroppo avete una diversa pigmentazione. E adesso io credo che qualunque obiezione possa fare un bastardo contro la vostra intenzione di sposarvi, solo una cosa ci sarebbe di peggio: cioè che voi due, sapendo quello che fate, sapendo ciò che vi aspetta, e sapendo ciò che sentite, non vi sposaste»

Nel 1967 A.D. Murphy scrisse nella sua recensione per Variety: «Problema: raccontare un amore tra un nero e una bianca, facendolo in modo saggio, non sensazionalistico e bilanciato. Soluzione: farne un film per metà drammatico e per metà commedia». Scrisse anche che per parlare del film avrebbe potuto esaurire tutti i superlativi possibili ben prima della fine della recensione. In realtà ci fu chi criticò il film e chi lo fa tuttora, ritenendolo buonista e a suo modo razzista: perché il personaggio di Poitier viene accettato dai bianchi perché è quasi perfetto e perché, dicono altri, i genitori neri di lui alla fine non ci fanno una bellissima figura.

Il film, dopo l’uscita, piacque anche al pubblico, che allora era fatto soprattutto da bianchi: e andò piuttosto bene anche in tutti quegli stati, quasi tutti nel sud degli Stati Uniti, in cui fino a pochi mesi prima quello che succedeva nel film era illegale. Nonostante la decisione del giugno 1967 della Corte Suprema (quella che legalizzò i matrimoni misti) Kramer decise di tenere nel film una frase in cui il padre del personaggio di Poitier gli ricorda che, se dovesse sposarsi con una donna bianca, sarebbe considerato un criminale da 17 stati.

Per tornare all’altra data, quella della morte di King. Nella versione del film uscita cinquant’anni fa c’era una frase in cui alla domanda “Indovina chi viene a cena?”, la cameriera nera dei Drayton – i genitori di lei – risponde: «Il reverendo Martin Luther King?». Dopo il suo assassinio, la casa cinematografica ordinò ai cinema di tutto il paese di tagliare quel pezzo – letteralmente, dalla pellicola.

Mostra commenti ( )