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  • martedì 14 novembre 2017

Donald Trump Jr era in contatto con WikiLeaks

L'Atlantic ha pubblicato i messaggi privati che si sono scambiati su Twitter per darsi una mano, anche durante la campagna elettorale, e sono autentici

(SAUL LOEB/AFP/Getty Images)

Il magazine americano Atlantic ha scoperto che nei mesi scorsi e durante la campagna elettorale Donald Trump Jr, il figlio maggiore del presidente degli Stati Uniti, ha scambiato diversi messaggi con WikiLeaks, l’organizzazione guidata da Julian Assange che secondo l’intelligence americana ha collaborato col governo russo per condizionare la campagna elettorale statunitense. La corrispondenza è stata scoperta e pubblicata dalla giornalista Julia Ioffe, molto esperta di Russia, e successivamente confermata dallo stesso Trump Jr. Quello di oggi è l’ennesimo guaio che coinvolge le persone intorno a Trump, che i critici della sua amministrazione useranno per rafforzare le accuse di collusione con il governo russo.

L’avvocato di Trump Jr., Alan Futerfas, ha lasciato intendere che i messaggi fanno parte di alcuni documenti consegnati dall’entourage di Trump alle commissioni di Senato e Camera che – separatamente dal procuratore speciale Robert Mueller – stanno indagando sull’ingerenza russa alle ultime elezioni presidenziali. Futerfas ha aggiunto di non essere preoccupato per la diffusione della conversazione con WikiLeaks, e che «a ogni domanda sollevata è già stata data una risposta nelle sedi appropriate». Assange ha detto di non poter confermare l’autenticità dei messaggi pubblicati dall’Atlantic, ma ha lasciato intendere che siano veri ricordando un suo tweet di luglio in cui annunciava di aver contattato Donald Trump Jr.

La conversazione è iniziata il 20 settembre 2016, quando l’account Twitter di WikiLeaks – che si ritiene sia gestito da Julian Assange – ha mandato questo messaggio privato a Donald Trump Jr:

«Un gruppo di attivisti e finanziatori sta per lanciare il sito putintrump.org. Un tempo il gruppo era schierato a favore della guerra in Iraq. Abbiamo cercato di indovinare la loro password: è “putintrump”. Nella sezione “chi siamo” si può vedere chi c’è dietro. Qualche commento?»

Trump Jr. ha risposto di non saperne niente, e che avrebbe chiesto «in giro». A quel punto, secondo l’Atlantic, ha avvisato i principali dirigenti del comitato elettorale di Trump – inclusi il futuro stratega alla Casa Bianca Steve Bannon e la responsabile per le comunicazioni Kellyanne Conway – di essere stato contattato da WikiLeaks. Non sappiamo se la conversazione sia proseguita su altri canali.

Meno di un mese dopo WikiLeaks ha contattato di nuovo Trump Jr., scrivendogli: «Ehilà, sarebbe forte se voi commentaste o diffondeste questa notizia». La notizia in questione era un commento che – secondo alcune comunicazioni interne del Dipartimento della Difesa americano ottenute da WikiLeaks – Hillary Clinton avrebbe fatto nei confronti di Assange, suggerendo di ucciderlo con un drone (la formulazione della frase fa pensare che fosse una battuta). Trump Jr. rispose: «Già fatto. È incredibile che se la cavi sempre», riferito a Clinton. Due minuti dopo è stato lo stesso Trump a chiedere qualcosa a WikiLeaks: «cosa c’è dietro il leak di cui continuo a leggere?». Trump Jr. si riferiva a un criptico tweet di Roger Stone, il colorito funzionario Repubblicano storicamente vicino a Trump, che era in contatto con Assange e aveva anticipato la diffusione di informazioni sottratte a Clinton attraverso WikiLeaks.

Il 10 ottobre Donald Trump disse durante un comizio di “amare” WikiLeaks, in riferimento alla pubblicazione delle mail di John Podesta, capo del comitato elettorale di Clinton. Due giorni dopo WikiLeaks ha ringraziato Trump Jr. per il commento di suo padre, e suggerito di cercare altri motivi per attaccare Clinton tramite il link wlsearch.tk. Trump Jr. non ha risposto, ma 15 minuti dopo suo padre ha pubblicato un tweet di elogio a WikiLeaks. Due giorni dopo, Trump Jr. ha pubblicato il link che gli era stato fornito da WikiLeaks.

Da questo scambio in poi, Trump Jr. ha smesso di rispondere ai messaggi privati di WikiLeaks, che sono diventati sempre più insistenti e un po’ bizzarri: nella serata delle elezioni, prima che la vittoria di Trump diventasse evidente, WikiLeaks ha proposto al suo comitato elettorale – sempre tramite Trump Jr. – di non riconoscere il risultato, e più avanti ha persino proposto all’amministrazione americana di fare pressione sul governo australiano per nominare Julian Assange ambasciatore a Washington.

Il 21 ottobre, tre settimane prima delle elezioni, WikiLeks ha contattato di nuovo Trump Jr., scrivendogli di avere “un’idea insolita”: «Consegnaci la dichiarazione dei redditi di tuo padre, o una delle dichiarazioni». Ci sono tre ragioni per farlo, scrive WikiLeaks: primo, il New York Times ne ha già pubblicata una parte. Secondo, il resto della dichiarazione potrebbe essere pubblicato “da fonti meno affidabili come New York Times o MSNBC“. La ragione più importante, spiega WikiLeaks, è la terza:

«Se la pubblichiamo, aumenteremo la percezione della nostra imparzialità. Significa che la montagna di documenti che abbiamo diffuso su Clinton avranno un impatto maggiore, perché non saranno percepiti come provenienti da una fonte “pro Trump” o “pro Russia”. Vale lo stesso per ogni vostra cosa che avrà un impatto negativo (documenti o registrazioni) e che pensate verrà fuori a un certo punto. Lasciate che siamo noi a diffonderla»

WikiLeaks si è fatta sentire di nuovo il giorno delle elezioni, suggerendo a Trump – tramite suo figlio – di non riconoscere il risultato delle elezioni: «Ciao Don, se tuo padre “perde”, crediamo che sarebbe più interessante se NON ammettesse la sconfitta, e FACESSE PRESSIONE sui media insistendo sul fatto che le elezioni sono state truccate – come aveva già anticipato che avrebbe fatto». Più tardi, man mano che la vittoria di Trump diventava sembra più probabile, WikiLeaks ha inviato a Trump Jr. un messaggio che conteneva una sola parola: «Wow».

Un mese dopo le elezioni, WikiLeaks (cioè probabilmente Assange in persona) ha scritto a Trump Jr. sulla situazione di Assange, che si stava facendo sempre più complicata:

«Ciao Don! Speriamo che tu stia bene. Riguardo Assange: Obama e Clinton hanno fatto pressioni su Svezia, Regno Unito e Australia affinché lo perseguissero in maniera illegale. Sarebbe davvero utile se tuo padre consigliasse all’Australia di nominare Assange ambasciatore a Washington. […] “È uno in gamba, ed è il più famoso australiano al mondo!” o qualcosa di simile. Il governo australiano non accetterà, ma la proposta manderà un segnale a loro, al Regno Unito e alla Svezia per incoraggiarli a seguire la legge e a smettere di piegarla per ingraziarsi i Clinton»

Trump Jr. comunque non ha mai respinto esplicitamente le proposte di WikiLeaks, e forse ha persino ascoltato un suo consiglio. Nel luglio 2017, quando venne fuori che aveva organizzato un incontro fra alcuni rappresentanti del governo russo e il comitato elettorale di suo padre allo scopo di ottenere materiali compromettenti su Hillary Clinton, Wikileaks ha consigliato a Trump Jr. di diffondere personalmente le mail avute coi russi. Cosa che Trump Jr. in effetti ha fatto, anticipando di qualche ora un lungo articolo del New York Times che si occupava della notizia.

«Ciao Don. Ci spiace che tu stia avendo dei problemi. Abbiamo un’idea che può essere d’aiuto. Siamo MOLTO interessati a ottenere e diffondere una copia delle mail citate oggi dal New York Times. Crediamo che sia nel tuo interesse»

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