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  • martedì 14 novembre 2017

Perché nella NBA tutti parlano di Ben Simmons

Il giocatore più discusso della nuova stagione è un rookie – cioè al suo primo anno – e per certi versi sembra venuto dal futuro

(Mitchell Leff/Getty Images)

C’è un giocatore della NBA che è quinto nella classifica degli assist della stagione, cominciata da 13 partite, e ha tenuto una media di 17,8 punti a partita e 9 rimbalzi. Sono statistiche di un ottimo giocatore, ma c’è una particolarità che le rende eccezionali: queste 13 partite sono state anche le sue prime 13 nella NBA. Il giocatore è Ben Simmons, gioca nei Philadelphia Sixers e secondo molti è destinato a vincere il premio per il miglior rookie dell’anno, assegnato al miglior giocatore al primo anno di NBA. Nelle sue prime sei partite Simmons ha fatto più di cento punti, preso oltre 50 rimbalzi e fornito più di 40 assist: prima di lui ci era riuscito da rookie solo Oscar Robertson, uno dei più grandi giocatori di sempre.

Ma le statistiche sono una piccola parte delle ragioni per cui Simmons è il giocatore più discusso di questo inizio di NBA. Il fatto è che è un giocatore come se ne vedono e se ne sono visti pochissimi. È alto 2,08 metri, cioè come molti giocatori che giocano da ali, e poco meno di molti centri: Simmons però gioca come guardia, che per come si è sviluppato il basket NBA negli ultimi anni significa che nella maggior parte delle occasioni è il giocatore che porta la palla in attacco in palleggio. Questa sua caratteristica, unita all’ormai normale fluidità e duttilità dei giocatori NBA nel prestarsi ai vari ruoli, fa sì che Simmons sia un giocatore totale o, come lo ha definito The Ringer, un playmaker nel corpo di un centro. Una cosa che non si vedeva dai tempi di Magic Johnson.

Simmons è australiano, è nato nel 1996 e la sua storia nella NBA è cominciata malissimo. Fu scelto con la prima scelta assoluta al draft del 2016: era lui, quindi, il rookie più atteso della nuova stagione. Un paio di settimane prima dell’inizio del campionato, però, si fratturò il quinto metatarso del piede, saltando tutta la stagione.

Quella di quest’anno è quindi la sua prima stagione in NBA, dopo un anno di pausa in cui tutte le aspettative sul suo conto si sono un po’ disperse tra nuovi arrivati e altri giovani che hanno sorpreso. Ma ad aggiungere contesti notevoli alla carriera di Simmons c’è la squadra in cui sta giocando. I Philadelphia Sixers sono una squadra con una grande storia, che ha vinto tre titoli (nel 1955, 1967 e 1983) e per la quale sono passati alcuni dei più grandi giocatori di sempre, come Wilt Chamberlain, Julius Erving, Charles Barkley e Allen Iverson. Negli ultimi anni, però, è andata molto male: dopo le storiche finali perse del 2001, ha raggiunto otto volte i playoff, senza mai superare il secondo turno. L’ultima volta successe nel 2012, quando ci giocava Andre Iguodala. Da un paio di anni però le cose sono diverse: Philadelphia è senza dubbio la squadra con il gruppo di giovani più promettenti della lega. Oltre a Simmons ci giocano Joel Embiid, centro camerunense di 23 anni, l’ala grande croata Dario Saric, della stessa età, e soprattutto Markelle Fultz, guardia 19enne presa al draft di quest’anno come prima scelta assoluta.

Simmons sta giocando come guardia, ma le sue statistiche assomigliano di più a quelle di un centro: la maggior parte dei suoi tiri arriva da sotto canestro, perché il tiro da fuori è probabilmente l’unica dote che per ora gli manca. Solitamente alle difese avversarie basterebbe lasciargli spazio per tirare – “sfidarlo al tiro”, come si dice in gergo – in modo da essere pronti a non farsi superare in uno contro uno. Contro Simmons però le cose sono più difficili: perché il suo corpo da centro si muove con la velocità e la rapidità di una guardia, e questo significa che può saltare facilmente l’uomo e se non ci riesce può tirare anche marcato, saltando più in alto e resistendo agli scontri.

Se la squadra avversaria prova ad affollare l’area pitturata con altri difensori, per impedirgli di segnare da sotto canestro, Simmons solitamente la passa ai compagni fuori dalla linea da tre: e qui intervengono le sue formidabili doti da passatore, tipiche di un playmaker. Grazie alla guida dell’allenatore Brett Brown, i giocatori di Philadelphia stanno sfruttando molto bene questa situazione. Il suo essere un “lungo” che gioca come una guardia, poi, fa sì che nella fase offensiva si creino continui “mismatch”, cioè situazioni in cui un difensore si ritrova a difendere su un attaccante sul quale è in evidente svantaggio tecnico o fisico. Diventa evidente nei pick and roll, cioè le azioni in cui un attaccante senza palla porta un blocco sul compagno con la palla, e poi si muove verso canestro per ricevere il passaggio. Solitamente, nel pick and roll il blocco viene portato da un lungo su una guardia: se è Embiid a portare il blocco su Simmons, è come se un centro portasse un blocco su un’ala grande, una situazione che la maggior parte delle difese non sono preparate a gestire. Soprattutto se il lungo è anche un ottimo tiratore.

Il gioco dei Sixers è perfetto per Simmons anche perché è moderno e basato molto sul contropiede e sull’impiegare il meno tempo possibile per raggiungere la metà campo avversaria: e il modo migliore per farlo è avere un giocatore di quasi due metri e dieci che sappia portare palla. Negli ultimi anni, questa figura che non si vedeva dai tempi di Magic Johnson è ricomparsa con LeBron James – che è comunque cinque centimetri più basso di Simmons, e soprattutto è un giocatore imparagonabile a qualsiasi altro – e con Giannis Antetokounmpo, giocatore greco dei Milwaukee Bucks che nella scorsa stagione è diventato uno dei più dominanti della lega, e sembra destinato a diventare uno dei giocatori più forti ed efficaci del decennio.

Come Antetokounmpo, Simmons non ha un buon tiro in sospensione. Fino all’anno scorso, del primo si diceva che avrebbe dovuto impararlo in fretta, o sarebbe rimasto emarginato in una NBA dove il tiro da fuori è diventato fondamentale. Ma Antetokounmpo ha dimostrato che se ne può fare benissimo a meno, se si ha il suo corpo, la sua tecnica e la sua incredibile maturità agonistica: quest’anno è il giocatore con la media punti più alta, 31,3.

Antetokounmpo sembra essere un giocatore come ne nasce uno per generazione, ma è alla sua quinta stagione NBA: Simmons è alla sua 13esima partita. Nonostante Simmons non abbia la stessa esplosività fisica di Antetokounmpo, sembra essere più portato al gioco da playmaker, e cioè di impostare l’azione e servire assist: due cose che si riescono a fare molto bene se, dall’alto dei propri 2,08 metri, si riesce a vedere sopra la difesa, come faceva Magic Johnson. Simmons, come Antetokounmpo, sembra essere il prototipo del giocatore di basket del futuro, che fisicamente riassume tutti i cambiamenti tattici e tecnici avvenuti nella NBA degli ultimi anni. Come ha detto il centro dei Boston Celtics Al Horford dopo averci giocato contro, «Simmons diventerà un problema».

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