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  • lunedì 6 novembre 2017

A Porto Rico l’emergenza non è finita

A 47 giorni dall'uragano Maria, buona parte dell'isola è ancora senza energia elettrica: chi può lascia tutto per trasferirsi negli Stati Uniti

Rio Abajo, Porto Rico - 27 ottobre 2017 (David Santiago/Miami Herald via AP)

A Porto Rico l’emergenza non è ancora finita, nonostante siano ormai passati 47 giorni dal passaggio degli uragani Irma e Maria, che lo scorso settembre hanno portato grandi devastazioni. Il problema più serio continua a essere la mancanza di energia elettrica: i forti venti hanno divelto i pali della rete e fatto cadere alberi sui cavi, interrompendo le forniture in buona parte di Porto Rico. La mancanza di elettricità condiziona altri servizi, come la fornitura dell’acqua e i sistemi per depurarla e i mezzi di comunicazione, a partire dalla rete cellulare che continua a essere poco affidabile. La popolazione da settimane utilizza generatori di corrente, ma il gasolio è costoso e in alcune parti dell’isola scarseggia.

Secondo l’ultimo aggiornamento del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, che è intervenuto a Porto Rico con l’esercito e altro personale, le attività sono ancora concentrate sulla gestione dell’emergenza, quindi con un sensibile ritardo nell’avvio delle operazioni di recupero e di ricostruzione. La priorità continua a essere il ripristino delle forniture elettriche: i lavori hanno finora permesso di risolvere i ricorrenti blackout, ma solo il 37 per cento della rete è in grado di sostenere i picchi nelle ore di maggiore consumo. L’84 per cento dei distributori di benzina è aperto, un progresso importante per consentire alla popolazione di acquistare il carburante per i generatori domestici. La gestione dell’emergenza sanitaria è migliorata e sono attivi 67 ospedali su 68, anche se con qualche problema.

I giornalisti di 60 Minutes, una delle più importanti trasmissioni di approfondimento dell’emittente statunitense CBS, hanno visitato di recente Porto Rico, notando quanto siano ancora evidenti le devastazioni portate dall’uragano Maria. Ciò che più li ha colpiti è il silenzio che cala subito dopo il tramonto, quando le strade diventano deserte e si sente solamente il ronzio dei generatori. Alimentarli è però costoso e si stima che si arrivino a spendere fino a mille dollari al mese in carburante, soprattutto nei casi dei generatori più grandi utilizzati per alimentare negozi e altre attività commerciali. Per molti è una spesa insostenibile, anche perché sull’isola, quasi completamente paralizzata, manca il lavoro e molti non ricevono da settimane lo stipendio. Anche per questo motivo migliaia di persone hanno deciso di lasciare Porto Rico e di raggiungere gli Stati Uniti.

Si stima che negli ultimi 47 giorni almeno 100mila persone abbiano lasciato l’isola per andarsi a stabilire altrove negli Stati Uniti, per lo più in Florida. I voli non sono molto costosi e di sicuro sono più convenienti rispetto a una vita di difficoltà, con la costante spesa per il gasolio da usare nei generatori. I portoricani sono cittadini statunitensi a tutti gli effetti, quindi possono raggiungere il resto degli Stati Uniti senza problemi e senza limitazioni. Molte famiglie hanno deciso di trasferirsi temporaneamente, ma è probabile che alla fine non faranno ritorno e che si costruiranno una nuova vita in Florida o negli altri stati dove si sono ricongiunte con amici e parenti che erano già emigrati.

Il rapporto del dipartimento della Difesa sostiene che il 92 per cento della popolazione ora è nuovamente raggiunto dalla rete cellulare: il dato è probabilmente accurato, ma trascura la qualità del servizio. La disponibilità delle linee è ancora molto limitata e i ripetitori si saturano velocemente: trovare campo è quindi molto difficile. Se si ha la fortuna di trovare un minimo di copertura spesso non si riesce a comunicare per più di qualche secondo, perché la linea cade velocemente. Inoltre, in molti casi avvengono errori di connessione e ci si ritrova a parlare tra grandi interferenze del segnale. Il risultato è che ogni giorno un’ampia parte della popolazione resta isolata e impossibilitata a comunicare a distanza.

La mancanza di energia elettrica non causa solo problemi alla rete telefonica, ma anche a quella di distribuzione dell’acqua. Gli impianti di depurazione sono formalmente attivi, ma i cali di corrente interrompono spesso l’attività delle pompe e dei sistemi di filtraggio, lasciando senza acqua potabile la popolazione. Lungo le pendici dell’area collinare dell’isola sono state installate tubature rudimentali, che deviano l’acqua di alcuni torrenti portandola lungo le strade, dove ci si può fermare per raccoglierla in recipienti o per lavarsi. Quest’acqua, non potabile, viene utilizzata anche per i servizi igienici nelle abitazioni, in attesa che siano ripristinate le forniture.

Ai giornalisti di 60 Minutes in diversi hanno raccontato di vivere una sensazione di sostanziale abbandono, senza una visione chiara su quale possa essere il piano per uscire dall’emergenza e avviare la ricostruzione. Le singole persone non hanno né mezzi né risorse per fare qualcosa e passano le giornate tra i centri di distribuzione del cibo e attività per riparare le loro case. Per intere giornate non succede nulla e si passano le ore in attesa che ritorni la corrente elettrica. Anche per questo motivo chi può si organizza per lasciare Porto Rico, stanco di attendere soluzioni che non arrivano.

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