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  • mercoledì 18 ottobre 2017

Björk accusa un “regista danese” di averla molestata sessualmente

Ha raccontato una storia di abusi sul set di un film e tutti hanno pensato a Lars Von Trier, che però nega

(MALTE KRISTIANSEN/AFP/GettyImages)

Negli ultimi giorni la cantante islandese Björk ha denunciato su Facebook che anni fa subì delle molestie sessuali da «un regista danese». Björk ha detto di essere stata convinta a raccontare la sua esperienza dalle molte donne che negli ultimi giorni stanno facendo la stessa cosa, spinte dal caso che ha coinvolto il produttore di Hollywood Harvey Weinstein, che molte attrici hanno accusato di violenze sessuali. Nonostante Björk non abbia fatto nomi, molte persone (praticamente tutte, in realtà) hanno ipotizzato che ad averla molestata sia stato Lars Von Trier: perché è un regista danese che ha diretto l’unico film in cui ha recitato Björk, cioè Dancer in the Dark, uscito nel 2000. Von Trier ha risposto negando tutto.

Björk ha pubblicato il suo primo post di denuncia lo scorso 15 ottobre, scrivendo:

«Sono spinta dalle donne che stanno parlando dappertutto online a raccontarvi della mia esperienza con un regista danese. (…) Mi sono resa conto che è una condizione universale che un regista possa toccare e molestare le attrici a piacimento, e che le istituzioni intorno al film lo permettono. Quando ho respinto ripetutamente il regista lui mi ha tenuto il muso e mi ha punito e ha costruito una narrazione per la troupe per cui ero io quella difficile. Dato che ero in una posizione di forza, e grazie al mio bellissimo staff, e poiché non avevo niente da perdere non avendo ambizione nella recitazione, me ne sono andata e mi sono ripresa, in qualche anno. Temo che altre attrici che hanno lavorato con lo stesso uomo non lo abbiano fatto. Il regista era pienamente consapevole di quale fosse il suo gioco e sono sicura che il film che ha fatto dopo sia basato sulle esperienze che ha avuto con me. Perché fui la prima a resistere e a non fargliela passare liscia».

Ieri Björk ha scritto un nuovo post in cui ha aggiunto dettagli alla sua storia. Ha detto che è molto difficile raccontarla adesso, e che è solidale con chi esita a farlo, anche per anni, dicendo però che l’hashtag #metoo l’ha convinta a condividere la sua esperienza. Sempre senza citare per nome il regista, ha raccontato che dopo ogni scena il regista «correva verso di me e mi cingeva con le braccia per un bel po’ di tempo davanti alla troupe, o da soli, e mi stringeva anche per minuti, contro la mia volontà». Björk ha raccontato che dopo due mesi gli disse di smetterla, e lui si arrabbiò spaccando una sedia davanti alla troupe, «come qualcuno a cui era sempre stato permesso di toccare le sue attrici. Poi siamo stati mandati tutti a casa».

Ha raccontato anche che «durante tutte le riprese da lui arrivavano costantemente offerte sessuali inquietanti, non richieste e sconvolgenti, con descrizioni esplicite, a volte con sua moglie a fianco», e che una volta in Svezia «minacciò di calarsi dal suo balcone al mio nel mezzo della notte con chiari intenti sessuali, con sua moglie nella stanza a fianco. Io scappai nella stanza dei miei amici. Questo finalmente mi ha fatto rendere conto della gravità della situazione». Björk ha spiegato che poi il regista disse alla stampa che lei era una con cui era difficile lavorare.

Björk, che da 25 anni è una delle più apprezzate e innovative cantanti europee, ha fatto l’attrice per pochissimi film. The Juniper Tree del 1990 fu diretto da una donna, l’americana Nietzchka Keene. Drawing Restraint 9 del 2005 fu diretto dal visual artist americano Matthew Barney, con cui all’epoca Björk era sposata. Il suo film più famoso, per cui vinse anche il premio per la migliore attrice a Cannes, fu Dancer in the Dark, diretto nel 2000 dal danese Lars Von Trier, regista conosciuto per film come DogvilleLe onde del destino e per il suo stile sperimentale. Le denunce di Björk erano quindi evidentemente dirette a lui, che però ha negato tutto al quotidiano danese Jyllands-Posten, dicendo: «Non è proprio successo. Ma che non fossimo per niente amici è un fatto». Peter Aalbaek Jensen, un produttore che lavorò a Dancer in the Dark, ha detto che «per quanto mi ricordi eravamo noi le vittime. Quella donna era più forte di Von Trier e me e della nostra società, messi assieme. Imponeva tutto e stava per fare un film per 16 milioni di dollari». Chloë Sevigny, attrice che ha lavorato in diversi film di Von Trier, ha difeso il regista dicendo: «Io non sono stata molestata, adoro quell’uomo».

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