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  • mercoledì 19 luglio 2017

Una donna saudita è stata fermata dalla polizia perché indossava una minigonna

È la protagonista di un video che sta girando molto: la accusano di aver violato il severo codice di abbigliamento del paese

Lo scorso fine settimana una donna saudita identificata con il nome “Khulood” ha pubblicato su Snapchat un video in cui la si vede passeggiare con una gonna corta e una maglietta nella zona dello storico forte di Ushayqir, nella provincia ultra-conservatrice di Najd, in Arabia Saudita. Dopo la diffusione del video sui social network è nata una discussione molto violenta tra chi chiedeva l’arresto della ragazza, colpevole di aver violato il severo codice di abbigliamento del paese, e chi invece ne difendeva il gesto, sostenendo che chiunque dovrebbe essere libero o libera di indossare quello che vuole.

Lunedì 17 luglio alcuni giornali locali hanno scritto che i funzionari di Ushayqir avevano invitato il governatore e la polizia ad intervenire contro la donna e che la polizia religiosa, il Comitato per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio che punisce le violazioni alla morale, aveva a sua volta fatto sapere di e di aver visto il video e di aver contattato le autorità competenti. Nel frattempo “Khulood” è stata rintracciata e interrogata. È stata rilasciata martedì, e contro di lei non verranno avanzate delle accuse formali; la notizia del suo arresto però è comparsa sui principali giornali internazionali.

Nel video si vede la donna camminare tra le rovine in una strada deserta, ripresa quasi sempre di spalle. Il video è stato girato a circa 150 chilometri a nord della capitale Riyadh, nella provincia di Najd, una delle regioni più conservatrici dell’Arabia Saudita. Fu il luogo in cui all’interno della comunità islamica sunnita nacque a partire dal Diciottesimo secolo il wahabismo, associato spesso alla visione più radicale e ortodossa dell’Islam e praticato dalla famiglia reale saudita.

In generale, l’Arabia Saudita ha una legislazione molto dura e restrittiva riguardo alle libertà concesse alle donne, considerate come dei cittadini di Serie B: non possono viaggiare all’estero, sposarsi, frequentare le scuole superiori o sottoporsi ad alcune procedure mediche senza il permesso del tutore maschio, che può essere il marito, il padre, il fratello, ma anche il figlio. Non possono pregare insieme agli uomini e non possono riunirsi in luoghi che non siano dedicati esclusivamente a loro. Le fasce più conservatrici della società saudita continuano a opporsi alle politiche più progressiste, e il divieto di guidare (introdotto in maniera informale ma non previsto esplicitamente dalla legge) è rimasto uno di quelli più simbolici e su cui i religiosi del paese continuano a insistere. Il codice di abbigliamento per le donne prevede che indossino dei camici lunghi fino ai piedi che lasciano scoperte solo testa e le mani (“abaya”) e un velo se sono musulmane. I media sauditi si sono occupati della vicenda hanno sfuocando l’immagine del corpo della donna, per evitare di violare loro stessi la legge.

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Alcune persone sui social network hanno commentato negativamente il video della donna con la minigonna dicendo che anche nei paesi occidentali ci sono delle regole stabilite per legge sull’abbigliamento delle donne, che riguardano comunque soprattutto il velo che copre il viso (decise però per motivi di sicurezza, e non per una norma religiosa). Altri, per difendere la ragazza, hanno invece fatto notare che Melania e Ivanka Trump, moglie e figlia del presidente degli Stati Uniti, durante la loro visita dello scorso maggio avevano deciso di non rispettare il codice sull’abbigliamento dell’Arabia Saudita.

Una tv governativa, nel raccontare la storia, ha lanciato un hashtag in arabo che si traduce con “chiediamo un processo per la modella Khulood” (“Khulood” farebbe la modella, secondo qualche giornale locale). Lo scrittore e filosofo Wael al-Gassim ha detto di essere «scioccato» dai tweet circolati sul video: «pensavo che avesse bombardato o ucciso qualcuno. La storia era poi che era la sua gonna a non piacere. Mi chiedo come possa avere successo Vision 2030 se questa donna verrà arrestata». Vision 2030 è un piano che il Financial Times ha definito «il più importante piano di riforme della storia dell’Arabia Saudita». Il piano – che comprende tra le altre cose l’obiettivo di emanciparsi dal petrolio – è stato promosso dal principe Muhammad bin Salman, un leader molto giovane ed energico: è un insieme di riforme particolarmente ambizioso, che sembra avere bisogno di cambiamenti sociali radicali, una specie di rivoluzione nella governance dello stato.

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