Oggetti di film famosi, e le loro storie

I cartelli di "Love Actually", la cocaina di "Scarface", una testa di cavallo e ovviamente Wilson!

(Da "Pulp Fiction")

I film sono pieni di oggetti. Almeno nei film migliori, raramente quegli oggetti sono messi lì a caso, e infatti spesso ce li ricordiamo: le spade laser di Star Wars, la trottola di Inception, il pallone di Cast Away (no: Wilson non conta co-protagonista; è un pallone). Il sito Thrillist ha raccolto i cento che ritiene più importanti, e per ognuno ha cercato cosa ne avevano detto persone che ci avevano avuto a che fare. Sono oggetti-oggetti e sono stati quindi esclusi i costumi (per esempio le maschere di certi personaggi) o i veicoli (niente DeLorean, quindi): però c’è una testa di cavallo. Visto che 100 sono proprio tanti, ne abbiamo scelti 12, senza fare classifiche e scegliendo quelli con qualcosa di interessante. Per esempio: l’anello del Signore degli Anelli fu scelto a partire dall’anello di uno dei produttori del film, che stava per sposarsi.

Le ossa di 2001: Odissea nello spazio

Quelle dell’inizio del film, una delle quali poi diventa qualcos’altro, in quello che è probabilmente il più noto esempio della storia di match cut, il montaggio che per passare da un’inquadratura all’altra sceglie di inquadrare due cose simili. Quelli bravi – Stanley Kubrick lo era – riescono a far assomigliare un osso e un’astronave. Intervistato nel 1986 da Playboy, Arthur C. Clarke, co-autore della sceneggiatura, disse che un giorno Kubrick arrivò sul set con un manico di scopa e mentre per gioco lo lanciava in aria e lo riprendeva, gli venne l’idea. Clarke non spiegò invece che ossa erano e da dove arrivavano.

Wilson di Cast Away 

È il migliore amico (la concorrenza era oggettivamente scarsa) del naufrago protagonista, interpretato da Tom Hanks. Robin L. Miller, il property master del film (un ruolo professionale che sta un po’ a metà tra quello che in italiano si chiama trovarobe, attrezzista o anche arredatore), ha detto che lo sceneggiatore decise di metterlo nella storia dopo aver visto un pallone da pallavolo su una spiaggia in Messico e averlo associato alle teorie di psicologia che dicono che in casi estremi, come può essere un naufragio, le persone tendono a parlare con un oggetto inanimato, che è comunque meglio che parlare da soli. Wilson è anche una marca di palloni e Miller ha spiegato che non fu l’azienda a proporsi al film, ma il film che propose la cosa all’azienda. Miller riuscì a fatica a convincere una responsabile della Wilson a dare il permesso di usare quel nome per un pallone che in realtà era senza logo: doveva essere bianco, per poterci disegnare sopra una faccia. Miller ha anche detto che la Wilson gli fece avere solo 20 palloni.

La testa di cavallo del Padrino

Quella che Vito Corleone fa mettere nel letto di Jack Woltz, per fargli capire con chi ha a che fare. Al Ruddy, produttore del film, disse che fecero arrivare una testa di cavallo da un vicino set in cui si stava girando un film western: ma era una testa finta, «vecchia e così rovinata da non tenersi nemmeno insieme». Francis Ford Coppola, regista del film, decise quindi di andare al mattatoio per comprarne una vera, di un cavallo che – ha detto Ruddy – aveva un enfisema e sarebbe comunque stato da uccidere. John Marley, l’attore che ha interpretato Woltz e ha dovuto finirci insieme nel letto, si lamentò molto, anche perché per conservarla, fu congelata. Oltre che poco invitante era quindi gelida. Ruddy ha detto che la troupe rise anche, in certi momento; ma non Marley, che finita la scena «se ne andò via dal set, buttando quella dannata cosa per terra. Non tornò per tutto il giorno».

Le spade laser di Star Wars

In particolare quelle del primo film, uscito nel 1977. Roger Christian, che si occupò di crearle, ha spiegato che ne vide alcuni disegni e ne ascoltò le descrizioni fatte da George Lucas e ha detto: «Capii fin da subito che sarebbero state il simbolo del film. Era ovvio. [Lucas ] aveva inventato una cosa che tutti avrebbero voluto». Fece però molta fatica: «Stavo impazzendo. Non riuscivo a trovare niente che andasse bene». Poi andò in un vicino negozio che affittava macchine fotografiche e cineprese e lì, cercando tra pezzi rotti e cose messe in vari scatoloni trovò dei manici usati per le macchine fotografiche Graflek: «Fu come trovare il Santo Graal». Mancava però ancora la parte luminosa, perché quelli erano solo manici. Christian chiese aiuto a un amico che stava facendo una mostra d’arte e insieme a lui dipinsero dei bastoni di legno con una vernice apposita. Ha detto che la prima spada laser della storia costò 12 dollari.

5. Il coltello di Psyco

Quello della famosissima scena della doccia: che dura 45 secondi ma fu girata in sette giorni, usando cineprese messe in 70 posizioni diverse. Non ci sono in realtà molti dettagli sul coltello, ma probabilmente era vero, perché Alfred Hitchcock disse «Ovviamente il coltello non tocca mai davvero il corpo; è tutta una cosa dovuta al montaggio». Per quanto riguarda gli altri elementi della scena: la donna che si vede è in alcuni casi l’attrice Janet Leigh e in altri una modella che le fece da controfigura; e l’acqua della doccia era calda, almeno quello.

L’anello del Signore degli Anelli

Quando Peter Jackson si mise in testa di fare questi complicatissimi film i problemi a cui pensare – tra orchi, battaglie e effetti speciali – erano molti. A confronto, l’anello sembrava un piccolo problema, ma era ovviamente una cosa fondamentale. Tra l’altro, lo scenografo Grant Major ha detto che, in realtà, J.R.R. Tolkien (uno scrittore a cui le lunghe descrizioni piacevano molto) non diede molte informazioni a riguardo. O meglio, non sul com’era effettivamente fatto. Major ha detto di aver sentito il gran peso di quella scelta (sarebbe stato su tutti i poster, in tutti i trailer, nel titolo, eccetera) ma che alla fine fu più facile del previsto. Rick Porras, uno dei produttori del film, stava per sposarsi e l’anello che scelse fu usato come base di partenza per fare quello del film. Gli anelli usati nel film furono fatti da un gioielliere di Nelson, in Nuova Zelanda, vicino al set del film.

Il neuralizzatore di Man in Black

Quello per sparaflashare la gente. Bo Welch, che si occupò di pensare a come farlo, ha detto: «Serve a fare una cosa molto complicata, quindi pensai di renderlo il più semplice possibile». Doveva poi essere un po’ alieno (perché frutto di quella tecnologia), piccolo e comodo da portare in giro e, soprattutto, elegante, così come gli abiti dei protagonisti della trilogia. La luce emessa dal neuralizzatore fu ricavata da quelle di alcuni flash, e Welch ha detto che sul set del primo film l’attore Tommy Lee Jones ne ruppe almeno un paio. Non ha detto come, ma ha spiegato solo che li maneggiava con poca grazia.

Il vaso di Ghost

Quello della scena più famosa del film, con Patrick Swayze e Demi Moore. Jane Musky, scenografa del film, ha detto che quando stavano pensando a come fare la casa della protagonista, Demi Moore propose di metterci «un luogo di lavoro di qualche tipo». In quel periodo Moore stava anche prendendo lezioni su come fare i vasi in quel modo ed era già diventata piuttosto brava. Il vaso della scena lo fanno ovviamente i due protagonisti. Quelli che si vedono nella stanza sono della maestra che dava lezioni a Moore. Furono Moore e Swayze a farsi venire, un po’ per caso, l’idea per quella scena.

La trottola di Inception

Quella che serve a capire se il protagonista sta sognando o è sveglio, e che nessuno davvero sa se alla fine si ferma o continua a girare. Scott Maginnis, il property master del film ha detto che fu il regista Christopher Nolan a fornire alcune trottole, che avevano però un problema: non giravano. Quindi le “ridisegnò”, tenendo però l’aspetto originale, che gli piaceva molto. Le fece poi girare, per vedere quale girava meglio. Ha detto che fu «evidente che una era proprio quella giusta».

La cocaina di Scarface

Nei film si usano diversi miscugli per far sembrare cocaina qualcosa che non lo è. Il regista Brian De Palma ha detto che provarono con del latte in polvere ma non andò bene, perché era difficile da sniffare. Al Pacino – cioè Tony Montana, nel film – disse: «Non mi piace svelare quel segreto per rovinare quello di cui qualcuno è convinto. A volte devono esserci, i segreti. È parte del lavoro».

L’orologio di Pulp Fiction

Quello «comprato in un negozio di cianfrusaglie a Knoxville, nel Tennessee, che il personaggio di Christopher Walken portò al giovane Butch. Quello che il padre di Butch tenne infilato nel sedere «per cinque lunghi anni», prima di morire di dissenteria. David Fiasco, scenografo del film, ha detto che fecero attenzione a sceglierne uno non di marca, perché per Le iene, il precedente film di Quentin Tarantino, ne avevano usato uno di Gucci, andando incontro a un po’ di problemi legali. Il property master Jonathan Hodges lo scelse montando un paio di pezzi diversi, trovati in giro nei negozi di antiquariato. Pare che chiese anche consiglio a Bruce Willis – Butch da grande – che al tempo (e probabilmente ancora oggi) era un grande intenditore di orologi. È anche probabile che l’orologio ce l’abbia ancora Tarantino perché, come ha detto Fiasco, «Quentin conserva tutto».

I cartelli di Love Actually

Quelli che chissà quanti altri hanno poi fatto la stessa cosa nella vita vera, con la loro rispettiva Keira Knightley. Il regista Richard Curtis disse nel 2013 che, per quella scena, aveva «cinque idee romantiche» e chiese ad alcune donne nell’ufficio con lui di scegliere la migliore. Scartarono per esempio quella “e se lui riempisse di rosa il giardino di lei?”; ma approvarono tutte quella dei cartelli, ispirata al video musicale di “Subterranean Homesick Blues” di Bob Dylan. Barry Gibbs, il property master del film, ha detto che in quel caso il suo lavoro fu facilissimo: la cosa importante fu l’idea.

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