• Moda
  • venerdì 7 luglio 2017

Le foto dell’alta moda a Parigi

Si è visto un po' di tutto: abiti tradizionali e sperimentali, artigianato altissimo e prêt-à-porter, tanto che non si capisce più cosa sia questa "alta moda"

(Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

Si è conclusa ieri la settimana dell’haute couturecioè l’alta moda parigina, iniziata il 6 luglio e dedicata all’autunno/inverno 2017/2018. Hanno sfilato 36 marchi, tra cui cinque per la prima volta (A.F. Vandevorst, Azzaro, Proenza Schouler, Rodarte e Ronald van der Kemp) insieme a storiche aziende come Azzedine Alaïa, tornato dopo sei anni all’alta moda, Dior, Chanel, Giorgio Armani, Fendi e Valentino.

Al di là dei giudizi sulle singole collezioni, la riflessione più interessante è quella di Angelo Flaccavento su Business of Fashion: le sfilate di quest’anno hanno fatto emergere la crisi d’identità dell’alta moda, inserita nel più ampio momento di confusione e ripensamento della moda in generale. Le collezioni infatti si discostavano dal lusso e dalla ricercatezza abituali per scivolare a volte nel prêt-à-porter, cioè gli abiti più casual e informali da portare ogni giorno. «È stato tutto molto spiazzante – scrive Flaccavento – e ha fatto pensare a quale sia il vero significato della settimana dedicata all’alta moda in questi tempi. È per le signore della vecchia scuola, per le celebrità scintillanti su red carpet infiniti, o è il glamour dei nuovi ricchi? È un laboratorio per la sperimentazione sfrenata? Una piattaforma emergente per marchi prêt-à-porter? A dire il vero è stato tutto questo e n’è venuto fuori qualcosa di destabilizzante ma eccitante».

Miu Miu è stato il primo marchio prêt-à-porter a sfilare con delle pre-collezioni alla settimana di alta moda, seguito l’anno scorso da Vetements e ora dai nuovi marchi, che hanno convinto la Camera della moda francese a dedicare un’intera giornata alle collezioni più informali. Sempre secondo Flaccavento alcuni marchi, come Dundas e Ronald Van der Kemp, non sono stati all’altezza perché hanno proposto tagli e tessuti non sufficientemente curati e preziosi, dato che la peculiarità dell’alta moda sono vestiti su misura realizzati dal miglior artigianato possibile.

Le sfilate si sono suddivise in uno scontro tra i tradizionalisti e gli innovatori. Giorgio Armani, solitamente innovativo nel prêt-à-porter, ha scelto uno stile tradizionale con longuette e giacchini, un look nostalgico reso più stridente dai tessuti sintetici. Anche Chanel ha puntato sul classico, con cappotti pesanti e tailleur scolpiti, dai colori cupi: «sembravano vestigia meravigliose da un vecchio mondo che sta affondando», scrive Flaccavento, mentre secondo Vanessa Friedman del New York Times «era da un pezzo che Chanel non offriva una visione così oscura».

Parigi_moda Una modella sfila per Armani Privé, Parigi, 4 luglio 2017 (PATRICK KOVARIK/AFP/Getty Images)

Maria Grazia Chiuri ha confezionato un omaggio a Dior e al suo New Look, cioè lo stile rivoluzionario ma anche un po’ ripetitivo introdotto dall’azienda negli anni Cinquanta, mentre una delle collezioni più apprezzate è stata quella del suo ex collega Pierpaolo Piccioli, rimasto da solo alla guida di Valentino. Piccioli ha spiegato il suo lavoro dicendo che «Ci troviamo in un momento in cui tutto è mostrato, tutto è detto, quindi diventa speciale quello che non si vede»: la sua è una collezione attentissima ai colori e alle manifatture (una gonna per esempio era fatta con strisce di piume color smeraldo), e ispirata allo stile di papi, cardinali, suore e monaci – qualcuno ci ha visto anche un tocco dalle serie tv The Handmaid’s Tale e Game of Thrones – con abiti lunghi, mantelli e un abito da sposa sobrio, severo e con lacci annodati.

Sperimentali sono stati invece John Galliano da Maison Margiela e Jean Paul Gaultier, che ha chiuso la sfilata con la modella Coco Rocha arrivata su una bici in abito da sposa con calze d’oro, e Viktor & Rolf, che ha fatto sfilare le modelle con denim riciclato, bomber e teste giganti di coniglio che sono state, prevedibilmente, fotografate e pubblicate su Instagram.

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