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  • lunedì 19 giugno 2017

Il primo giorno di negoziati per Brexit

Sono cominciati oggi e saranno lunghi e difficili: chi sono i negoziatori, quali sono i loro obiettivi e le strategie con cui cercheranno di raggiungerli

La prima stretta di mano tra il capo-negoziatore dell'Unione Europa Michel Barnier, a destra, e quello britannico, David Davis (AP Photo/Virginia Mayo)

Oggi a Bruxelles il capo-negoziatore dell’Unione Europea, Michel Barnier, si è incontrato con il suo omologo britannico, David Davis, nel corso del primo giorno di negoziati su Brexit, l’uscita dal Regno Unito dall’Unione Europea. Per la giornata di oggi non sono attesi particolari passi avanti: i primi giorni di negoziati, e probabilmente le prime settimane, avranno lo scopo di creare un clima di fiducia reciproco e di fissare con maggior dettaglio l’agenda per i prossimi mesi, ha scritto il Financial Times.

Il programma della giornata prevedeva un incontro al mattino, un pranzo tra i due capi-negoziatori e poi una serie di incontri separati tra gli specialisti dei due gruppi di negoziatori. Ad ognuno di questi “tavoli tecnici” parteciperanno dalle quattro alle sei persone. Saranno loro ad occuparsi concretamente dei temi più delicati: diritti dei cittadini europei nel Regno Unito e dei britannici in Europa, accordi sui pagamenti e problemi che riguardano i confini. Il più delicato tra questi ultimi è quello del confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda, l’unico punto in cui le frontiere dell’Unione incontrano quelle del Regno Unito. Questa sera, i due capi negoziatori terranno una conferenza stampa congiunta che darà formalmente inizio ai negoziati, 82 giorni dopo che il Regno Unito ha invocato formalmente l’articolo 50 che ha dato il via alle procedure di uscita dall’Unione.

Il sito Politico.eu ha spiegato da chi sono formati i due team negoziali, quali sono i loro obiettivi e i loro punti forti. Davis, il capo-negoziatore britannico, è descritto come un autentico sostenitore di Brexit. Ha 68 anni e il suo incarico ufficiale è segretario di Stato all’uscita dall’Unione Europea. Nel 2005 era considerato il favorito per vincere il congresso del Partito Conservatore, ma venne battuto da David Cameron, che sarebbe poi diventato primo ministro per due volte. Vista la sua età, scrive Politico, il suo attuale ruolo potrebbe essere l’ultimo grande impegno in carriera, ma il giornale non esclude che Davis possa puntare anche ad occupare la posizione del primo ministro Theresa May, che dopo la sconfitta elettorale si trova in grosse difficoltà dentro e fuori dal suo partito.

Barnier, il capo-negoziatore per l’Unione Europea, ha 66 anni ed è da oramai molti anni un funzionario di alto livello a Bruxelles: ha il titolo di direttore generale della Commissione Europea, il “grado” più alto a cui può aspirare un tecnico all’interno delle istituzioni europee. In passato, sottolinea Politico, Barnier è stato anche un politico di grande importanza. Eletto al Parlamento francese per la prima volta nel 1970 con il centrodestra, ha ricoperto diversi incarichi ministeriali ed è stato per due volte Commissario Europeo, prima alle Politiche regionali e poi al Mercato interno e ai servizi finanziari. Viene spesso descritto come un abile negoziatore, conscio delle sue possibilità e dei suoi limiti. Questi ultimi saranno probabilmente piuttosto stringenti nelle trattative che lo aspettano, visto che il Consiglio Europeo, l’organo più importante dell’Unione in cui si riuniscono i capi di governo, ha stabilito delle linee guida molto precise su come condurre i futuri negoziati.

Nel frattempo, mentre Davis e Barnier inizieranno a consultarsi, martedì il primo ministro May incontrerà i leader degli altri paesi europei a una cena a Bruxelles. May spiegherà cosa comporterà il risultato delle elezioni britanniche per i negoziati in corso. L’incontro, però, non sarà utilizzato per condurre negoziati paralleli a quelli tra i due team che hanno iniziato ad incontrarsi oggi. I diplomatici europei sono molto chiari sul fatto che a May sarà consentito rivolgersi ai suoi colleghi sul tema in discussione, ma che non appena avrà finito di parlare sarà condotta fuori dalla stanza, in modo che i leader dei 27 paesi restanti possano continuare a discutere in privato.

Dall’esito dei negoziati dipenderà se ci sarà una Brexit “morbida”, in cui le conseguenze dell’uscita dal Regno Unito saranno minimizzate, oppure una “hard Brexit”, in cui invece la rottura con l’Unione sarà molto più profonda. Il primo punto su cui si comincerà a discutere sarà l’agenda futura dei negoziati stessi. Davis ha detto che questo sarà «il punto dell’estate». Non si tratta affatto di una questione secondaria. Secondo i negoziatori europei, i primi punti da chiarire saranno come il Regno Unito intende pagare circa 100 miliardi di euro che, secondo i loro calcoli, deve all’Unione Europea. Inoltre, prima di affrontare altri temi, i negoziatori europei vorrebbero un chiarimento sulla sorte che aspetta i circa 4 milioni di cittadini europei che attualmente risiedono nel Regno Unito.

Per i britannici il punto più delicato e che vorrebbero affrontare il prima possibile è invece la discussione di un nuovo accordo commerciale con l’Unione, da cui dipende il 44 per cento del totale delle esportazioni che partono ogni anno Regno Unito. Attualmente il Regno Unito fa parte del mercato unico, che rimuove gran parte delle barriere al commercio tra stati membri. Se i negoziati dovessero concludersi senza un nuovo accordo commerciale che sostituisca il mercato unico, i produttori britannici si troverebbero in grosse difficoltà a continuare a esportare in Europa. La strategia dei britannici, al momento, sembra essere quella di discutere i punti che interessano all’Unione, ma senza necessariamente risolverli, e quindi procedere il prima possibile sul tema degli accordi commerciali.

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