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  • venerdì 16 giugno 2017

Una donna lesbica è la nuova prima ministra della Serbia

Sono entrambe due novità, per un paese profondamente conservatore, ma ci sono grossi dubbi su cosa potrà fare davvero

La nuova prima ministra della Serbia (AP Photo/Darko Vojinovic)

Il presidente della Serbia ha nominato una donna lesbica come nuova prima ministra: Ana Brnabić ha 41 anni, non appartiene ad alcun partito politico tradizionale ma viene considerata una “tecnica”, ha studiato negli Stati Uniti e nel Regno Unito, e nell’agosto del 2016 era stata scelta come ministra della Pubblica amministrazione. Il fatto che sia una donna e che sia omosessuale sono per la Serbia, un paese profondamente conservatore, due grosse novità.

L’annuncio della nomina di Brnabić è stato fatto ieri sera dal presidente Aleksandar Vučić, eletto lo scorso aprile e già a sua volta primo ministro. Parlando durante una conferenza stampa, Vučić ha detto che la sua «non è stata una decisione facile» e che Brnabić «ha le qualità professionali e personali» per affrontare il «duro lavoro» di un primo ministro. La nomina dovrà ora essere approvata dal parlamento, ma diversi giornali scrivono che si tratterà di una formalità. Brnabić inizierà il suo mandato in un momento molto importante e delicato per la Serbia, che nel 2015 ha avviato i negoziati per entrare nell’Unione Europea e che vuole mantenere allo stesso tempo i rapporti tradizionalmente stretti con la Russia e sviluppare nuove relazioni con la Cina.

Goran Miletić, attivista per i diritti civili e organizzatore del Gay Pride di Belgrado (annullato per tre anni consecutivi e ricominciato nel 2014 con misure di sicurezza eccezionali), ha dichiarato che la nomina di una prima ministra donna e lesbica è «una grande notizia» e lo è anche di più «per un paese in cui il 65 per cento delle persone crede che l’omosessualità sia una malattia e il 78 per cento pensa che l’omosessualità non debba essere espressa al di fuori delle proprie case. La nomina di una lesbica può essere solo un messaggio positivo».

Diversi osservatori sono però meno ottimisti e si chiedono quanto spazio reale avrà nei prossimi anni Ana Brnabić: BBC ipotizza che il suo ruolo sarà puramente simbolico. Nonostante il presidente in Serbia abbia poteri soprattutto formali (è il rappresentante della nazione, il capo delle forze armate, ha il compito di promulgare le leggi, di nominare il capo del governo designato dal Parlamento e gli ambasciatori serbi all’estero) Vučić è considerato un uomo molto potente: continua a mantenere un forte controllo sui media, sia attraverso l’apparato statale sia attraverso il controllo delle proprietà in mano ai suoi alleati oligarchi e il fatto che ora sia presidente non farà altro che consolidare il suo potere su tutte le istituzioni della Serbia, il partito di governo, il Parlamento e naturalmente la presidenza, che dovrebbe essere al di sopra delle parti.

Nei giorni scorsi, in molti si aspettavano che Vučić, del Partito Progressista serbo di centrodestra, avrebbe nominato una persona a lui vicina o un primo ministro fantoccio per mantenere il controllo di tutto lo spazio politico. Il profilo relativamente basso di Brnabić, la sua inesperienza politica e la mancanza di una base di potere potrebbero darle uno spazio limitato per governare. «Non credo che Brnabić condurrà o avrà un impatto sulla politica estera, che rimarrà di esclusivo dominio del presidente Vučić», ha dichiarato ad esempio Boban Stojanović, professore all’Università di Belgrado. Stojanović pensa anche che aver scelto una donna lesbica sia solo una questione di immagine: «Il problema è che il presidente maschererà la situazione reale dei diritti civili e umani nel paese. La scelta di un membro della comunità LGBTI come primo ministro sarà utilizzata come indicatore dello stato dei diritti civili e umani, ma non è realistico».

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