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  • sabato 20 maggio 2017

L’impresa di Pantani sulla salita di Oropa

Nel 1999, nella salita da cui passerà oggi il Giro d'Italia, recuperò tutti e vinse dopo essersi fermato perché gli era caduta la catena della bici

Marco Pantani seguito dal francese Laurent Jalabert lungo la salita di Oropa (Paolo Cocco REUTERS)

La 14esima tappa del Giro d’Italia si correrà questo pomeriggio in Piemonte. I corridori dovranno percorrere 130 chilometri, con partenza a Castellania — paese natale di Fausto e Serse Coppi — e arrivo al Santuario di Oropa, in provincia di Biella. Sarà una delle tappe più brevi di questo Giro, e quasi completamente pianeggiante: la salita arriverà solamente a undici chilometri dal traguardo, con una pendenza del 7 per cento con tratti che supereranno anche il 13 per cento. Quella del Santuario di Oropa è una salita storica per il Giro d’Italia, motivo per cui è stata inclusa nel percorso del centenario. A Oropa negli ultimi settant’anni hanno vinto Vito Taccone, Massimo Ghirotto, Marzio Bruseghin, Enrico Battaglin e soprattutto Marco Pantani, che nel 1999, due giorni prima di Madonna di Campiglio (il giorno in cui venne squalificato dal Giro), realizzò una delle sue più grandi imprese.

Il Giro d’Italia del 1999 viene infatti ricordato principalmente per il giorno in cui Pantani, già vincitore di un Giro, di un Tour de France e in quel momento uno dei ciclisti più forti al mondo, fu escluso dalla corsa a sole due tappe dal termine — quando si trovava al primo posto nella classifica generale — a causa di un valore di ematocrito nel sangue superiore alla soglia consentita. Pantani si trovava all’apice della sua carriera – un anno prima aveva vinto sia il Giro che il Tour – che però, di fatto, finì quel giorno a Madonna di Campiglio.

Per arrivare a quel 4 giugno da maglia rosa, Pantani aveva riottenuto la testa della classifica generale il 29 maggio, nella tappa da Bra a Borgo San Dalmazzo, superando al primo posto il francese Laurent Jalabert. Da lì aveva conservato la maglia rosa per sette tappe, prima che venisse squalificato. Ma già un giorno dopo averla indossata nuovamente, Pantani rischiò subito di perderla. Il 30 maggio, nella 15esima tappa, lunga 160 chilometri da Racconigi al Santuario di Oropa, Pantani si trovava infatti ai piedi della salita che portava al Santuario, lungo un rettilineo tra i centri abitati di Cossila San Grato e Cossila San Giovanni, quando nel momento cruciale della tappa gli cadde la catena.

Pantani dovette fermarsi e mettere i piedi a terra. Perse circa 40 secondi dal gruppo di testa, ma grazie all’aiuto di un tecnico della Shimano, che si trovava in macchina accanto a lui, riuscì a ripartire rapidamente. I suoi compagni di squadra della Mercatone Uno – fra cui Stefano Garzelli, vincitore del Giro l’anno dopo — si fermarono appena si accorsero di aver perso il loro capitano per strada, che arrivò pochi secondi dopo. Da lì, a meno di una decina di chilometri dall’arrivo al Santuario, con l’aiuto del resto della squadra, Pantani iniziò una delle più entusiasmanti rimonte nella storia delle grandi corse a tappe. Dopo aver superato una ventina di corridori nei primi chilometri, l’ultimo compagno di squadra rimasto con lui, il bresciano Marco Velo, si staccò e Pantani iniziò l’ultima parte della sua rimonta.

Recuperò circa 40 secondi di ritardo, superò complessivamente 49 corridori, fra cui Ivan Gotti, Gilberto Simoni e Paolo Savoldelli. Andò talmente forte che riuscì a riprendere anche Jalabert, che si era portato da solo in testa con uno scatto lungo la salita. A tre chilometri dall’arrivo iniziò a staccarlo, fino ad avere un vantaggio di venti secondi, guadagnati per la maggior parte nella parte più dura della salita. Tagliò il traguardo di Oropa per primo, ma senza saperlo: quando arrivò infatti non alzò le braccia e continuò a mantenere l’andatura. Se ne accorse solo qualche secondo dopo, festeggiato dai membri della sua squadra. Con quella vittoria, Pantani portò a 1 minuto e 54 secondi il suo vantaggio sul secondo in classifica, Paolo Savoldelli, e a 2 minuti e 10 secondi da Jalabert.

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