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  • venerdì 19 maggio 2017

«Sono un pilota, vengo a correre»

Fernando Alonso salterà il GP di Montecarlo per provare a vincere la 500 miglia di Indianapolis e fare una cosa riuscita solo a un altro pilota, 45 anni fa

Fernando Alonso entra nella sua monoposto durante le prove della 500 Miglia di Indianapolis (AP Photo/Darron Cummings)

Il prossimo fine settimana la Formula 1 correrà nel Principato di Monaco il sesto Gran Premio del Mondiale 2017. Il GP di Monaco è la corsa più affascinante e prestigiosa della Formula 1, da anni, per le difficoltà nei sorpassi e per l’impegno e la grande attenzione che richiede nella guida, poiché si corre lungo strade cittadine molto strette, solitamente destinate al normale traffico urbano. Per tifosi, appassionati e semplici curiosi, la corsa è conosciuta anche per quello che ci sta intorno: il centro del Principato, con i suoi attici e gli yacht attraccati a pochi metri dalla pista. Fra i piloti di quest’anno, tuttavia, mancherà uno dei campioni del mondo di Formula 1 ancora in attività, lo spagnolo Fernando Alonso.

Alonso corre con la McLaren da tre anni, dopo aver passato quattro complicate stagioni con la Ferrari, e ha preso parte regolarmente all’inizio del Mondiale correndo nei cinque Gran Premi disputati fin qui. Ad aprile, però, ha comunicato alla stampa che avrebbe saltato il GP di Monaco per prepararsi alla 500 Miglia di Indianapolis, una delle corse automobilistiche più famose al mondo, e una delle tre – insieme al Gran Premio di Monaco e alla 24 Ore di Le Mans – che se vinte almeno una volta garantiscono al pilota il riconoscimento della Tripla Corona dell’automobilismo. Nella storia dell’automobilismo solo un pilota ha ricevuto questo riconoscimento, l’inglese Graham Hill, campione del mondo di Formula 1 nel 1962 e nel 1968 nonché padre di Damon Hill, campione del mondo di Formula 1 nel 1996. Alonso ha già vinto il GP di Monaco nel 2006 e nel 2007: la prossima settimana proverà a vincere anche la 500 Miglia. A quel punto avrebbe vinto due competizioni sulle tre richieste.

Per capire l’importanza di una corsa non così nota in Europa, l’anno scorso la 500 Miglia è arrivata alla sua centesima edizione. La prima gara venne disputata il 30 maggio del 1911. La pista fu costruita due anni prima su proposta di Carl G. Fisher, un uomo d’affari locale che voleva realizzare un tracciato in città per consentire ai produttori di auto di sperimentare i loro veicoli e, allo stesso tempo, consentire ai piloti di migliorare le loro abilità alla guida. Nei suoi primi anni il tracciato ospitò diverse competizioni automobilistiche, fino ad arrivare alla prima edizione della 500 miglia, nel 1911.

Nel corso degli anni la forma del circuito è cambiata poco: ha forma rettangolare con due rettilinei lunghi e due più corti che collegano quattro curve a novanta gradi, e misura circa 4 chilometri di lunghezza. Nei suoi primi anni di utilizzo, l’asfalto dell’epoca si disgregava rapidamente e venne sostituito con 3,2 milioni di mattoncini. La vecchia pavimentazione è stata da tempo rimpiazzata con asfalto moderno, ma lungo la via del traguardo rimangono ancora alcune file di mattoncini per ricordare il circuito di un tempo. Fra il 1950 e il 1960 anche la Formula 1 corse la 500 Miglia, ma fu un esperimento che non ebbe un gran successo. Tra il 2000 e il 2007 Indianapolis è tornata ad ospitare la Formula 1, anche se in una parte del tracciato storico unita a un circuito misto, più adatto per le vetture della categoria.

La 500 Miglia di Indianapolis è l’appuntamento più importante delle IndyCar, il principale campionato nordamericano per monoposto a ruote scoperte, vagamente somiglianti alle Formula 1. La gara vera e propria, che quest’anno si correrà domenica 28 maggio, richiede un mese di prove e qualifiche, poiché le squadre e i piloti hanno bisogno di molto più tempo per organizzare le loro strategie e mettere a punto diversi assetti per le vetture, adatti ai vari momenti della corsa. La grande particolarità della 500 Miglia, oltre alle numerose tradizioni che si porta dietro da anni accompagnando i giorni della corsa, è che può iscriversi chiunque sia in grado di presentare una macchina con un telaio modello DW12 realizzato dall’azienda italiana Dallara, con un motore Chevrolet o Honda e dei pneumatici Firestone. Poi però, per partecipare alla gara vera e propria, è necessario superare alcuni test sulla velocità, che non tutti riescono a passare.

La corsa dura 200 giri, e ciascun pilota che taglia il traguardo percorre esattamente 500 miglia, che sono circa 804 chilometri. Come si può notare dalle caratteristiche della corsa, la 500 Miglia di Indianapolis è un’altra cosa rispetto alla Formula 1, e Fernando Alonso ci correrà per la prima volta in carriera senza una particolare preparazione, se non le due settimane di prove in cui è impegnato in questi giorni. Oltre alla lunghezza del tracciato e alla sua durata, le gare di IndyCar sono per certi aspetti più pericolose della Formula 1. Nel circuito di Indianapolis ci sono meno vie di fuga e tutte a sinistra, perché il lato destro del circuito è delimitato da una recinzione. Le macchine, inoltre, si trovano a stretto contatto per tempi prolungati, devono effettuare molte soste ai box e fanno una partenza lanciata in cui mantengono una formazione di undici file composte da tre macchine ciascuna.

Lo stile di guida di Alonso, tuttavia, è ritenuto particolarmente adatto alla 500 Miglia, dato che in Formula 1 è noto per la sua guida pulita e per sapere scegliere bene in quale momento della gara attaccare gli avversari, anche standoci accanto per diversi giri. Inoltre, già l’anno scorso la 500 Miglia di Indianapolis è stata vinta dal pilota statunitense di origini italiane Alexander Rossi, che fino ad allora non vi aveva mai partecipato: per giunta Rossi ha corso con il team di Michael Andretti, lo stesso che quest’anno parteciperà alla gara con Alonso.

In questo Mondiale di Formula 1, Alonso si è ritirato tre volte e ha concluso due GP al 14mo e al 12mo posto. Gli scarsi risultati ottenuti fin qui sono stati causati dalla preoccupante fragilità di molte parti delle vetture McLaren, e dai numerosi guasti meccanici capitati durante i pochi giorni di test invernali. Secondo molti, la frustrazione di trovarsi per la terza stagione consecutiva a dover sperare di finire le gare, prima ancora di pensare di vincerne una, potrebbe spingere Alonso — campione del mondo con la Renault nel 2005 e nel 2006 — a valutare la possibilità di cambiare squadra al termine di questa stagione, qualora la McLaren non dovesse mostrare un livello di competitività sufficiente a permettergli di competere per la vittoria. Intanto, a metà aprile, il quotidiano spagnolo Marca ha scritto che Alonso avrebbe già avuto il permesso della McLaren per partecipare alla 24 Ore di Le Mans del prossimo anno.

Alonso ha anche scritto un articolo sulle sue intenzioni, pubblicato giovedì da The Players’ Tribune, in cui dice: «Amo gareggiare. Ed è per questo che il 28 maggio, nel più grande weekend degli sport motoristici, non sarò con la mia squadra di Formula 1 al Gran Premio di Monaco. Sarò a Indianapolis. Perché devo essere lì. La 500 Miglia è uno dei più grandi eventi dello sport […] Non vengo per una settimana di vacanza, o per divertirmi. Sono un pilota, vengo a correre. Spero soprattutto sia un’esperienza che possa portare con me per il resto della mia vita».

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