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Le filosofie sulla disposizione dei libri

In una libreria è meglio ordinarli per casa editrice o in base al genere letterario? In ordine alfabetico o secondo il paese di origine dell'autore?

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Un libraio della libreria Strand di New York sistema alcuni libri sugli scaffali, il 21 febbraio 2007 (AP Photo/Mary Altaffer, File)

Nelle librerie, diversamente dalle biblioteche, non esistono regole fisse per disporre i libri sugli scaffali. Certo: di solito c’è una sezione riservata ai classici, una ai libri per ragazzi, una alle guide di viaggio e così via, ma a parte questa generica categorizzazione, ognuno fa un po’ come gli pare. Soprattutto nelle piccole librerie, i librai possono permettersi di sbizzarrirsi e provare metodi più originali per attirare l’attenzione dei lettori. John Sherman, un autore del sito dedicato ai libri Literary Hub, ha fatto alcune riflessioni sui criteri che alcune famose librerie americane – come Strand, a New York – usano per disporre i libri sugli scaffali, partendo dalla sua esperienza personale come libraio in una libreria di Brooklyn che ha chiuso da qualche mese, BookCourt.

Sherman cominciò a riflettere sul modo in cui i libri sono disposti sugli scaffali dopo aver provato a riorganizzare la sezione di BookCourt dedicata ai libri di cucina. I libri di ricette fanno parte di quel gruppo di libri (che spesso rientrano nella categoria che nel gergo editoriale è chiamata “varia”) i cui autori, a meno che non siano chef famosi, non sono indicati sulle copertine: per questo Sherman era intenzionato a trovare un modo più efficiente per disporli e consultarne lo scaffale. Inizialmente i libri erano organizzati in otto diverse categorie: pane e dolci, cucina salutare, cucina francese, cucina mediorientale, cucina spagnola/messicana, cucina indiana, cucina mediterranea e generale (per tutto il resto). Secondo Sherman non aveva molto senso che ci fossero dei libri di cucina ebraica nella sezione mediorientale o quelli sulle ultime diete di moda nella sezione dedicata alla cucina salutare, dato che erano rivolti a lettori diversi. Così pensò a un sistema alternativo, con sette categorie: libri di consultazione (quelli di base), celebrità (chef o ristoranti), pane e dolci, metodi di cottura, diete speciali e cucine etniche (con le relative sottocategorie in ordine alfabetico).

Anche il nuovo sistema di Sherman non era perfetto: i libri di alcuni chef potevano essere ordinati in base al cognome dello chef o al nome del loro ristorante, altri potevano rientrare in più di una categoria. Un sistema davvero efficiente dovrebbe eliminare le difficoltà caso per caso e una nuova riflessione per ogni nuovo libro da mettere sugli scaffali, «ma nella pratica ogni metodo organizzativo è un tentativo di ricoprire il caos con l’ordine», scrive Sherman, e per questo ogni metodo è approssimativo: si può scegliere cosa distingue la sezione “scienza” dalla sezione “natura”, cosa distingue “arte” da “design”, ma è una scelta arbitraria e non sempre chiara nemmeno alla prima persona che l’ha fatta. Anche il Post a volte ha problemi di questo tipo quando deve scegliere se mettere un articolo nella sezione “Cultura” o “Internet” quando si parla di youtuber, o se “Cultura” o “Economia” quando si parla dei conti di Gucci.

Anche l’ordine alfabetico a volte può creare problemi: la Divina Commedia di solito si trova alla D di Dante, ma in teoria dovrebbe essere sotto la A di Alighieri. Rimanendo su questo libro, le ipotetiche questioni da dirimere si moltiplicano: deve essere messo tra i classici o tra i libri di poesia? Non dovremmo ricordare che il suo vero titolo è Commedia e non Divina Commedia? Poi ci sono i dubbi sulla nazionalità di alcuni autori, ad esempio Vladimir Nabokov, che pur essendo russo scrisse il suo romanzo più famoso – Lolita – in inglese.

Di solito le librerie che fanno parte di una catena si organizzano tutte allo stesso modo (utilizzando i sistemi di disposizione dei libri più tradizionali) ed è per questa ragione che se si conosce bene una libreria Feltrinelli, ad esempio, ci si riesce a orientare anche in tutte le altre. Diverso è il caso per le piccole librerie, dove i librai hanno modo di essere creativi anche nella disposizione dei libri sugli scaffali.

Sherman cita alcune delle filosofie degli scaffali di alcune famose librerie di New York. McNally Jackson Books, su Prince Street a Manhattan, divide gli autori letterari in base alla loro provenienza – ad esempio, Roberto Bolaño nella sezione sudamericana, Tolstoj in quella russa, Zadie Smith in quella per il Regno Unito – e mette le biografie in ordine alfabetico di soggetto della biografia a meno che il biografo sia più famoso della persona di cui ha raccontato la vita (come Limonov di Emmanuel Carrère).

La libreria Strand, che è grandissima, ha la sezione storia divisa per epoche storiche e tiene separate “critica letteraria” e “raccolte di saggi”, una distinzione rarissima da trovare, sia nelle librerie americane che in quelle italiane. In certi periodi ha anche scaffali tematici molto originali, come “Libri che amiamo e costano meno di 20 dollari”, “Il cambiamento climatico esiste davvero” e “Libri messi al bando”. BookCourt, quando ancora esisteva, aveva sezioni separate per le case editrici cosiddette indipendenti, cioè quelle che non fanno parte di grossi gruppi editoriali e per questo ricevono spesso la solidarietà delle piccole librerie sotto forma di maggiore visibilità: come queste hanno un business tendenzialmente poco redditizio e rischioso. Anche molte librerie italiane fanno la scelta di presentare i libri divisi per casa editrice. Solidarietà a parte, questo tipo di disposizione permette di apprezzare meglio le scelte fatte per mettere insieme le collane delle piccole case editrici, che spesso sono legate da un filo comune più forte di quello delle collane delle grandi case editrici. È evidentissimo negli scaffali della piccola libreria Mannaggia di Perugia, dove i grandi editori sono presenti solo nella sezione dedicata ai classici e si trovano libri pubblicati da piccolissime case editrici, che anche tra i più appassionati lettori sono poco note, come ad esempio Eris per i fumetti e Gorilla Sapiens per la narrativa.

 

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Anche nella libreria Bodoni di Torino – aperta dai proprietari della casa editrice Add – i libri sono divisi per casa editrice e quelle indipendenti hanno grande visibilità, Adelphi in particolare. Spesso i libri sono disposti “di faccia”, con la copertina visibile, in modo da valorizzare anche le scelte grafiche e rendere più visibili i libri, ha spiegato il libraio Luigi Colucci al Post. Che si tratti di case editrici indipendenti è bene indicato anche da un’etichetta speciale. La libreria Bodoni ha come criterio principale quello della divisione per case editrici anche nello scaffale dedicato alla saggistica, mentre i libri appena usciti, le novità, sono disposti sui tavoli nel primo dei due ambienti del negozio. Il secondo spazio è quello dedicato ai libri internazionali, alle riviste, agli illustrati, ai libri d’arte e di fotografia; anche in questo caso i librai hanno cercato di avere un catalogo molto ricco e di dare spazio ai libri di case editrici molto specializzate e poco conosciute da chi non se ne intende troppo, come Johan and Levi e Gestalten (una casa editrice tedesca) per i libri che parlano d’arte e Henry Beyle, un editore che pubblica circa 25 brevi libri all’anno in tiratura molto limitata, realizzati più per essere collezionati che per essere letti. Le uniche parti della libreria in cui i libri non sono divisi per casa editrice sono quella internazionale, dove si trova la narrativa in lingue straniere, divisa per lingua, e quella tematica dedicata a saggi, narrativa e poesia proveniente dai paesi del sud est dell’Asia, un’area che interessa molto sia alla libreria che ad Add.

Una libreria un po’ più grande, la Gogol & Company di Milano, ha lo spazio per fare sia una divisione per case editrici che per genere. All’interno del settore dedicato alla letteratura ha tanti micro-settori per singole case editrici di fianco di un macro-settore di letteratura generalista in cui i libri sono disposti in ordine alfabetico. C’è sempre molto spazio per l’editoria indipendente anche se non mancano i titoli considerati «imprescindibili» pubblicati dai grandi gruppi editoriali. Come ha spiegato al Post la libraia Marta Santomauro nel settore narrativa di Gogol & Company non c’è distinzione tra classici e contemporanei, né divisione in base alla provenienza degli autori: Boccaccio sta vicino a Jorge Luis Borges, Gustave Flaubert vicino a John Fante e Fabio Genovesi ad Amitav Gosh. «Classico, moderno o contemporaneo, l’importante è che piaccia a noi» ha detto Santomauro. In altri settori della libreria invece i libri sono divisi per aree tematiche: quello dedicato alla fotografia ha un angolo dedicato al reportage, uno ai fotografi di moda, un altro alla fotografia d’artista e un altro ancora ai manuali pratici e ai testi teorici. Il settore enogastronomico è diviso in “cucina regionale italiana”, “cucine dal mondo”, “grandi chef”, “scuole di cucina e ricette”, “saggistica gastronomica” e “cultura del bere”. Il settore dedicato ai libri per ragazzi è organizzato soprattutto per fasce d’età, include anche micro-settori dedicati alla fiabe, o contro gli stereotipi di genere, o alle attività più pratiche, ad esempio. C’è poi una sezione dedicata ai bestseller (come i romanzi di Fabio Volo o quelli di Dan Brown) che ha una collocazione particolare: il bagno.

«Il compito di organizzare i libri è uno di quelli che si complica sempre di più mentre uno cerca di semplificarlo», scrive Sherman. Alcune librerie – soprattutto tra quelle che vendono libri usati – usano sistemi di classificazione originali e con categorie molto specifiche, ma spesso creano confusione in questo modo, creando «sottocategorie di sottogeneri di antologie con più autori impossibili da consultare». Sherman cita l’esempio di Another Country, una libreria di libri in inglese di Berlino, che tra le sue categorie ha “vari gradi di fiction” e “sacro e profano” (etichetta molto poco chiara, ci finiscono sotto Michael Moore e E.L. James, non si sa perché). Per Santomauro «al di là di quanto sia fondamentale la disposizione nei settori, toccare la merce permette al libraio di muoversi con sicurezza tra gli scaffali e poter dare una risposta seria e preparata al lettore che si ha di fronte. Ecco come la pensiamo noi: non importa tanto dove hai posizionato cosa, ma che tu sappia dove l’hai messo e soprattutto perché».

Poi c’è un nuovo modo di dividere i libri in categorie, che non ha nulla a che fare con i precedenti ma che è più simile alle modalità con cui ci rapportiamo ai libri e ad altri oggetti che compriamo online: è quello usato nelle nuove librerie (fisiche) che Amazon ha aperto negli Stati Uniti. Oltre alle classiche categorie che dividono i libri tra narrativa, saggi, poesie et cetera, ci sono quelle basate sui giudizi dei lettori: “libri con più di 10mila recensioni su amazon.com”, “molto apprezzati: dalle 4,8 stelle in su” e “libri che i lettori che usano Kindle finiscono in tre giorni o meno”.

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