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  • lunedì 13 marzo 2017

La condanna dell’ex presidente della Catalogna

Artur Mas non potrà assumere incarichi pubblici per due anni: ha disobbedito a una sentenza della Corte Costituzionale spagnola relativa al referendum sull'indipendenza catalana

L'ex presidente catalano Artur Mas (Alex Caparros/Getty Images)

Artur Mas, presidente della Catalogna dal 2010 al 2016, è stato condannato dal Tribunale di Giustizia della Catalogna per avere disobbedito a una sentenza della Corte Costituzionale spagnola e avere organizzato un referendum sull’indipendenza dei catalani, nonostante la Corte lo avesse dichiarato illegale. Il referendum, che ha avuto solo un significato simbolico, si è tenuto il 9 novembre 2014. Il Tribunale di Giustizia della Catalogna ha inflitto a Mas una pena di due anni di interdizione dai pubblici uffici: durante questo periodo Mas non potrà ricoprire incarichi governativi né regionali né statali. Insieme a lui sono stati condannati anche l’ex vicepresidente catalana Joana Ortega (interdizione dai pubblici uffici per 21 mesi) e la responsabile dell’Istruzione Irene Rigau (18 mesi). I tre sono stati anche multati per diverse migliaia di euro.

La condanna è stata subito commentata da diversi politici catalani. Sinistra Repubblicana di Catalogna (ERC), partito catalano di sinistra e indipendentista, ha definito la sentenza del Tribunale di Giustizia della Catalogna «scandalosa» e «antidemocratica». Mas, che è segretario generale della Convergenza Democratica di Catalogna (CDC, partito di centro-destra), ha detto: «Faremo appello in Spagna e poi porteremo il caso di fronte ai tribunali europei, se sarà necessario».

Mas è stata riconosciuto l’«autore materiale» di un reato contro l’amministrazione pubblica, perché è stato lui a convocare il referendum del 9 novembre 2014. Il referendum sull’indipendenza della Catalogna era stato annunciato dal Parlamento catalano alla fine del 2013, in base a una dichiarazione di sovranità che la Corte Costituzionale aveva poi dichiarato illegittima. Il 19 settembre 2014, il giorno in cui erano arrivati i risultati del referendum fallito sull’indipendenza della Scozia, il parlamento della Catalogna in una sessione straordinaria aveva approvato a grande maggioranza una legge «sulle con­sul­ta­zioni popo­lari non refe­ren­da­rie e sulla par­tecipa­zione dei cittadini». Il governo centrale aveva fatto ricorso, accolto dalla Corte Costituzionale il 30 settembre, che aveva quindi sospeso la “consultazione”. Un secondo tentativo di istituzionalizzare la votazione è stato poi sospeso il 5 novembre dello stesso anno poiché il governo catalano, secondo la Corte Costituzionale, la stava promuovendo alla pari di un referendum ufficiale.

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