PALESTINIAN-CONFLICT-GAZA-HAMAS-ANNIVERSARY

Hamas diventerà un filo più moderato?

Il movimento politico-terrorista palestinese sta per approvare un nuovo programma dopo quasi trent'anni, con diverse concessioni

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(MOHAMMED ABED/AFP/Getty Images)

Nei prossimi mesi Hamas, il gruppo politico-terrorista di stampo islamista che governa la Striscia di Gaza, diffonderà un nuovo programma politico più moderato di quello attualmente in vigore, introdotto nel 1988 e fra le altre cose dichiaratamente antisemita. Le modifiche sono state anticipate dal giornale arabo con sede a Londra Asharq al Awsat e da diversi giornali israeliani, e successivamente confermate da alcuni funzionari di Hamas al New York Times.

Fra le modifiche più importanti – e che ammorbidiscono vecchie posizioni più intransigenti – ci sono il riconoscimento dei cosiddetti “confini del 1967″, la base di molti negoziati per la pace fra Israele e Palestina, e una presa di distanza dai Fratelli Musulmani, il gruppo politico di cui Hamas era “rappresentante” in Palestina nei suoi primi anni di vita. Fra i nuovi punti però non c’è il riconoscimento ufficiale dello stato di Israele, posizione che invece è stata adottata più di vent’anni fa da Fatah, il partito “moderato” che assieme ad Hamas è fra i più popolari in Palestina e che da anni è il principale interlocutore internazionale sui temi che riguardano i palestinesi.

hamas Un grafico di Haaretz che riassume le nuove posizioni di Hamas

Il documento non è ancora stato introdotto ufficialmente: sarà approvato probabilmente alla fine di marzo o all’inizio di aprile, quando Hamas concluderà un ciclo di elezioni interne. Una funzionario della branca politica di Hamas ha spiegato ad Haaretz che il nuovo programma non conterrà posizioni “nuove” in assoluto, ma sviluppate negli ultimi anni dalla dirigenza. Gli stessi dirigenti però hanno sottolineato la rilevanza di alcune modifiche: Taher el Nounou, un portavoce di Hamas a Gaza, ha spiegato al New York Times che il documento chiarisce che «non combattiamo gli ebrei in quanto ebrei: la nostra lotta è solamente diretta a chi occupa la nostra terra». Anche la citazione dei confini del 1967 è notevole, anche perché è un riconoscimento indiretto del fatto che alcuni territori palestinesi possano appartenere a Israele (che nel vecchio programma è considerato il nemico da espellere dalla Palestina).

I punti relativi all’Egitto servono probabilmente a compiacere il governo egiziano di al Sisi, che per ragioni politiche quattro anni fa ha messo fuorilegge i Fratelli Musulmani. Avere buoni rapporti con l’Egitto è fondamentale, per Hamas: è il paese con cui la Striscia confina a sud, e con cui già in passato ci sono stati problemi di gestione della frontiera.

Più in generale, come hanno spiegato al New York Times alcuni funzionari di Hamas e analisti, il documento sembra avere come obiettivo quello di ridurre l’isolamento internazionale del movimento. Hamas è considerato un gruppo terrorista da buona parte del mondo occidentale – compresa l’Unione Europea e gli Stati Uniti – e nonostante stia cercando da anni di rappresentarsi come una forza più istituzionale rispetto al passato, dispone ancora di un potente apparato di sicurezza e di una branca militare (che Fatah ha sciolto ormai da decenni). E sebbene abbia ridotto di molto gli attentati contro Israele rispetto al passato, non li ha totalmente accantonati: l’attentato al centro commerciale Sarona di Tel Aviv, avvenuto nel giugno del 2016, è stato compiuto da due membri di Hamas e celebrati su Twitter da Ismail Haniyeh, dirigente di Hamas che è stato per breve tempo primo ministro palestinese ed è considerato il futuro capo del movimento.

Per questo e altri motivi – come l’elezione dell’ex capo dell’ala militare a leader del movimento a Gaza – diversi analisti ritengono che la volontà di diventare una forza “moderata” debba ancora essere realmente dimostrata.

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