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Perché si parla di Grillo e dei giornali

Il leader del M5S ha proposto l'istituzione di una giuria popolare per punire chi diffonde notizie false, rispondendo a un'altra proposta del presidente dell'Antitrust

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Beppe Grillo (MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images)

Oggi i principali quotidiani nazionali parlano dell’ultimo scontro tra Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle, e i giornalisti. È cominciato ieri, quando Beppe Grillo ha pubblicato sul suo sito un post per rispondere a una precedente proposta del presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella che chiedeva l’istituzione di enti terzi indipendenti che rimuovano dalla Rete i contenuti palesemente falsi, le cosiddette “fake news”, o illegali. Grillo ha definito l’ente proposto da Pitruzzella un “tribunale governativo” e ha scritto che dovrebbe essere invece istituita una “giuria popolare che determini la veridicità delle notizie pubblicate dai media”. La proposta di Grillo è stata molto criticata, anche perché da diverso tempo il suo partito – e quindi il suo blog, gli account social collegati e molti altri siti controllati dal M5S – è considerato una delle principali fonti di disinformazione in Italia.

Pitruzzella aveva parlato della sua proposta per la prima volta durante un’intervista al Financial Times, quando aveva chiesto agli stati membri dell’Unione Europea la creazione di una rete di agenzie per combattere la diffusione delle notizie false. Secondo Pitruzzella, questo è un lavoro di cui dovrebbe farsi carico lo stato e che non può essere demandato completamente alle società che gestiscono i social media, come per esempio Facebook: «La post-verità in politica è una di quelle cose che guida il populismo e una delle minacce alla nostra democrazia. Abbiamo raggiunto un bivio: dobbiamo scegliere se lasciare internet com’è ora, il selvaggio west, o se stabilire delle regole che si adeguino al modo in cui è cambiata la comunicazione. Penso che abbiamo bisogno di queste regole e questo è il ruolo che deve avere lo stato». Pitruzzella era tornato sull’argomento qualche giorno dopo, ribadendo la sua proposta con una lettera aperta indirizzata al Corriere della Sera.

La proposta di Pitruzzella ha provocato la reazione di Grillo, che sul suo blog ha definito l’ente terzo che dovrebbe giudicare le notizie false “un bel tribunale dell’inquisizione” e poi ha parlato della possibilità di istituire una giuria popolare per fare lo stesso lavoro. Secondo Grillo, della giuria dovrebbero far parte cittadini scelti a sorte a cui vengono sottoposti gli articoli dei giornali e i servizi dei telegiornali: «Se una notizia viene dichiarata falsa il direttore della testata, a capo chino, deve fare pubbliche scuse e riportare la versione corretta dandole la massima evidenza in apertura del telegiornale o in prima pagina se cartaceo».

Il post di Grillo è stato molto criticato. Enrico Mentana, giornalista e direttore del telegiornale di La7, ha scritto su Facebook che intende denunciare Grillo perché sul post pubblicato il logo del suo tg appare tra quelli definiti “fabbricatori di notizie false”. Altre critiche sono arrivate da diversi esponenti politici, tra cui il senatore Francesco Giro di Forza Italia, il deputato Stefano Pedica del Partito Democratico e il capogruppo di Sinistra Italiana alla Camera Arturo Scotto. La Federazione Nazionale della Stampa Italiana, il sindacato unitario dei giornalisti, ha parlato di “linciaggio mediatico di stampo qualunquista” contro i giornalisti e ha accusato Grillo di minacciare e intimidire la categoria.

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