Trump: «Sii forte, Israele, il 20 gennaio arriverà presto»

Dice che non può lasciare che Israele sia trattato con «tale sdegno e disprezzo», e ha confermato che presto cambieranno le cose

Delle magliette in vendita in una bancarella a Gerusalemme. (AHMAD GHARABLI/AFP/Getty Images)

Il presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump ha scritto alcuni tweet prendendo di nuovo una forte posizione in favore a Israele, pochi giorni dopo la risoluzione dell’ONU, sulla cui votazione gli Stati Uniti si sono astenuti contro gli insediamenti israeliani nei cosiddetti “territori occupati” palestinesi e a Gerusalemme est. Trump ha scritto:

Non possiamo continuare a lasciare che Israele sia trattato con un tale sdegno e disprezzo. Una volta erano grandi amici degli Stati Uniti, ma ora non più. L’inizio della fine è stato l’orribile accordo sul nucleare iraniano, e ora questo (l’ONU)! Sii forte, Israele, il 20 gennaio arriverà presto!

La decisione degli Stati Uniti di astenersi sul voto sulla risoluzione è stata decisiva, perché per passare era necessario che nessun membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’ONU mettesse il veto. Gli altri 14 membri del Consiglio hanno votato a favore. Il governo israeliano ha preso male la decisione degli Stati Uniti – molto insolita, e giudicata “storica” da qualcuno – sebbene la risoluzione abbia pochi effetti concreti e sia soprattutto simbolica. L’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Ron Dermer ha addirittura accusato gli Stati Uniti di aver orchestrato il voto, dicendo di avere prove molto solide per dimostrare che l’amministrazione Obama ha scritto la risoluzione e poi organizzato il voto per farla approvare.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha sempre avuto problemi con l’amministrazione Obama, ma già prima dei tweet di Trump sperava che le cose sarebbero cambiate con la nuova amministrazione Repubblicana: in campagna elettorale Trump aveva promesso che se fosse stato eletto quella con Israele sarebbe tornata un’alleanza fondamentale nella diplomazia statunitense. Dopo il voto, il governo israeliano aveva diffuso una nota in cui definiva “vergognosa” la risoluzione e diceva esplicitamente di attendere “con impazienza di lavorare con il presidente eletto Trump”. Trump, da parte sua, aveva scritto un tweet laconico dicendo: «Per quanto riguarda l’ONU, le cose saranno diverse dal 20 gennaio».

Formalmente, la risoluzione approvata dal Consiglio di sicurezza il 23 dicembre chiede al governo di Israele di “interrompere ogni attività” nei propri insediamenti nei cosiddetti “territori occupati” palestinesi e a Gerusalemme est, dove complessivamente vivono circa 630mila persone, definendo l’occupazione “senza validità legale” e rischiosa per il processo di pace.

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