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  • domenica 25 dicembre 2016

I cacciatori di taglie esistono ancora

Negli Stati Uniti è un mestiere vero, paga bene e iniziare a farlo non è nemmeno troppo difficile

La cacciatrice di taglie ormai in pensione Dottie Thorson insieme al figlio Ken Barras, anche lui cacciatore (Photo by Dan Callister/Online USA)

Nonostante la tecnologia e il progresso abbiano eliminato molti mestieri del passato, negli Stati Uniti è ancora possibile fare il cacciatore di taglie professionista. In un articolo di qualche tempo fa, l’Economist spiegava in cosa consiste oggi questo mestiere, analizzando anche le diverse posizioni degli addetti ai lavori rispetto alla prospettiva di una maggiore regolamentazione del settore. Ciò che manca, secondo alcuni, è una legge federale che regoli i requisiti minimi e la formazione che ogni aspirante cacciatore di taglie debba possedere prima di svolgere la professione. Infatti, eccetto che in Oregon, Wisconsin, Kentucky e Illinois dove il mestiere è espressamente vietato, ogni stato ha una sua diversa regolamentazione.

Il mestiere del “bounty-hunter” – che naturalmente non sono più “bounty killers”, con licenza di consegnare i ricercati “vivi o morti” – ruota intorno all’industria dei bail bondsmen, cioè i garanti per le cauzioni di chi è stato accusato di un reato e deve essere giudicato. Spesso negli Stati Uniti, quando viene data la notizia di un arresto, si rende nota anche la cifra della cauzione. Nel caso in cui la persona venga liberata in vista del processo, per esempio perché non ritenuta pericolosa, la cauzione funziona come una specie di garanzia che l’accusato si presenti di fronte alla corte: se non lo fa, oltre al motivo per cui è in corso un procedimento a suo carico, gli verrà assegnata una multa pari alla cifra della cauzione, che varia a seconda della gravità del reato.

Nei casi in cui il patrimonio dell’accusato sia inferiore alla cifra della cauzione, possono intervenire i bail bondsmen a garantire per lui e pagare la cauzione. Possono quindi succedere due cose: che l’accusato si presenti di fronte alla corte il giorno dell’udienza oppure no. Nel primo caso, il garante riceverà il 10 per cento del valore della cauzione: e questo è l’incentivo che spinge qualcuno a fare il bail bondsmen. Se invece l’accusato non si presenta – cosa che accade nel 20 per cento dei casi – il garante sarà tenuto a pagare l’intera cauzione. E qui inizia il lavoro del cacciatore di taglie, che ha il compito di cercare e catturare l’accusato. Il cacciatore può essere assunto dal garante o lavorare come freelance: in ogni caso, a cattura avvenuta, riceverà come pagamento una somma che varia tra il 10 e il 20 per cento del valore della cauzione.

Chi decide di fare il cacciatore di taglie deve avere alcune doti: essere abile nell’autodifesa, nell’investigazione e riuscire a cavarsela in situazioni pericolose. I requisiti specifici però variano molto da stato a stato: in California bisogna avere 18 anni, essere cittadini statunitensi, non avere condanne e completare due corsi (uno da 40 e uno da 20 ore) tenuti rispettivamente dalla polizia e dall’ufficio del lavoro; nell’Idaho è richiesto soltanto di essere residenti nello stato.

Spesso i cacciatori di taglie sono investigatori privati o poliziotti, ma non è necessario avere esperienze di questo genere. Sul sito Bounty Hunter Edu si trovano molte informazioni sulla professione odierna del cacciatore di taglie: dalle norme di ciascuno stato alla descrizione passo passo di ciò che prevede un incarico-tipo. Per esempio, la ricerca inizia solitamente utilizzando database e social network, che servono a determinare gli ultimi luoghi in cui il ricercato è stato e che verranno quindi sorvegliati per giorni o settimane; poi si interrogano i familiari, gli amici e i conoscenti del ricercato per ottenere più informazioni possibili; infine si localizza il ricercato e lo si arresta, senza dimenticare che per la buona riuscita della cattura è sempre necessario l’effetto sorpresa. La carriera  da cacciatore di taglie permette di avere molto tempo libero, guadagnare bene e non richiede grandi requisiti iniziali, anche se ovviamente può comportare qualche rischio.

Gli stati americani non stanno facendo nulla per avviare una regolamentazione del settore davvero seria. Tra coloro che vorrebbero più regole c’è la National Association of Fugitive Recovery Agents (NAFRA), l’associazione che rappresenta i cacciatori di taglie. Chuck Jordan, il presidente, preme affinché entrino in vigore leggi federali – quindi che valgano per tutti gli Stati Uniti – e regolino la formazione e i requisiti minimi rispetto ai precedenti degli effettivi o aspiranti cacciatori di taglie (per esempio per scartare subito quelli che “potrebbero aver ucciso qualcuno”). Jordan si dice stanco delle pessima immagine della sua professione, che si deve secondo lui all’eccesso di zelo di alcuni agenti: dato che la mancata cattura equivale al mancato pagamento, non è raro che i cacciatori di taglie finiscano sul giornale in seguito a scontri particolarmente violenti con i ricercati.

Altri cacciatori di taglie però sono ostili all’introduzione di regole più stringenti. Al momento, grazie a una sentenza della Corte Suprema del 1873, possono fare tutto ciò che è consentito ai poliziotti: se è noto che un ricercato si trova in un certo edificio, hanno il diritto di sfondare la porta anche senza un mandato. Quello che rafforza la difesa dello status quo è l’efficacia del sistema: secondo una stima della National Association of Bail Enforcement Agents, un’altra associazione ora assorbita dalla NAFRA, circa il 90 per cento dei ricercati viene catturato grazie a loro.

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