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  • mercoledì 21 dicembre 2016

L’ultima mossa di Obama per l’ambiente

Ha vietato nuove trivellazioni nell'Artico e nell'Atlantico con una decisione che per Trump sarà molto complicato revocare

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Un impianto di trivellazione petrolifera di Shell a Port Angeles, nello stato di Washingont, aprile 2015 (Daniella Beccaria/seattlepi.com via AP, File)

Il presidente uscente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha vietato a tempo indeterminato nuove trivellazioni in cerca di gas naturale e petrolio in alcune aree dell’Artico e dell’Oceano Atlantico. In particolare, non potranno essere cedute le concessioni per futuri scavi per 115 milioni di acri (46 milioni di ettari) di territori sommersi nei Mari dei Chukci e di Beaufort, che si trovano al nord dell’Alaska, e in 3,8 milioni di acri (1,5 milioni di ettari) della piattaforma continentale, al largo delle coste atlantiche, dal Massachusetts alla Virginia.

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La decisione è stata annunciata martedì pomeriggio ed è stata approvata insieme a una simile risoluzione dal primo ministro canadese Justin Trudeau, che riguarda i territori nell’Artico canadese e che dovrà essere rinnovata ogni cinque anni: i due paesi hanno lavorato insieme da marzo su come gestire le acque di confine e assicurare che le misure siano il più durature ed efficaci possibili. Per Obama è una presa di posizione particolarmente importante e un tentativo di difendere in qualche modo il lavoro della sua amministrazione su una questione sottovalutata da Donald Trump, che entrerà in carica alla Casa Bianca il 20 gennaio. Trump ha detto più volte di non credere nel cambiamento climatico («sarebbe una stronzata», ha detto) e ha promesso che metterà nuovi territori al servizio delle compagnie petrolifere.

Contrariamente agli ordini esecutivi, che possono venire revocati con una semplice firma da un altro presidente, la nuova misura non potrà essere facilmente cancellata da Trump. Obama si è infatti servito di quella che i giornali americani chiamano un'”oscura” sezione di una legge del 1953, la Outer Continental Shelf Lands Act, che stabilisce che «il presidente degli Stati Uniti può di tanto in tanto sottrarre dalle concessioni le terre della piattaforma continentale esterna». La legge non specifica come un altro presidente possa ribaltare questa decisione, cosa che tra l’altro non si è mai verificata finora. Gli esperti legali non sanno quindi quali potrebbero essere gli scenari futuri se Trump cercasse di revocarla: probabilmente si finirà in tribunale. Oppure il Congresso, a maggioranza Repubblicana, dovrà approvare una nuova legge per modificare quella del 1953. In precedenza la legge era stata utilizzata anche dal presidente Repubblicano George H.W. Bush e dal Deocratico Bill Clinton per interrompere le concessioni in alcune zone della piattaforma continentale esterna, ma per periodi limitati nel tempo.

La decisione è stata criticata da alcuni parlamentari Repubblicani – come il senatore del Texas Ted Cruz che l’ha definita «l’ennesimo abuso di potere di Obama» – e dall’American Petroleum Institute, l’associazione dei produttori di petrolio, perché «non tiene conto della volontà del Congresso, della sicurezza nazionale, delle opportunità di lavoro ben pagate per i nostri cantieri, dei sindacati e dei potenziali affari in tutto il paese». È stata invece ben accolta dai gruppi ambientalisti dato che, come ha spiegato la Casa Bianca in un comunicato stampa, permette di preservare un ecosistema naturale molto delicato e che potrebbe essere danneggiato in modo irreparabile da una perdita di petrolio, uno scenario non impossibile nonostante le precauzioni.

Non è la prima volta che Obama salvaguarda dalle trivellazioni alcuni territori: nel 2014 si era servito dell‘Outer Continental Shelf Lands Act per proteggere la Baia di Bristol in Alaska, e poi la costa Artica nel 2015, e ha anche approvato una moratoria di cinque anni di nuovi scavi in alcune zone dell’Atlantico. In totale, negli ultimi due anni ha sottratto alle trivellazioni 50 milioni di ettari di terre nell’Artico e nell’Atlantico.

Il Mare dei Ciukci e il Mare di Beaufort ospitano molte specie protette, come la balena della Groenlandia, la balenottera comune, l’orso polare e il tricheco del Pacifico; i 31 canyon marini dell’Atlantico protetti dalla nuova legge sono luoghi di grande biodiversità, dove vivono molte specie di coralli, spugne, granchi e altri pesci. Al momento la multinazionale Shell ha una concessione nel Mare dei Chukci, dove ha provato a scavare in cerca di petrolio senza risultati: si tratta di un’operazione complicata e costosa, che a causa del freddo può avvenire soltanto in estate con lo scioglimento dei ghiacci, quando però iceberg fluttuanti e frequenti tempeste mettono a rischio l’equipaggio. Sempre Shell, in joint venture con l’italiana ENI e la spagnola Repsol, ha 13 concessioni nel Mare di Beaufort. Secondo un sondaggio condotto a settembre 2016 negli Stati Uniti, il 59 per cento degli intervistati si è detto favorevole a bloccare le concessioni di terre per le trivellazioni nell’Artico e nell’Atlantico.

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