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  • sabato 29 ottobre 2016

Anche la Russia ha il suo Julian Assange

di Henry Meyer e Irina Reznik– Bloomberg

O almeno così lo definiscono i suoi critici: è Alexei Navalny, uno dei principali oppositori di Putin, che da tempo pubblica informazioni private sui collaboratori del presidente

Aleksej Naval'nyj (KIRILL KUDRYAVTSEV/AFP/Getty Images)

Il presidente russo Vladimir Putin sta imparando che le fughe di notizie imbarazzanti sono una strada a doppio senso. Negli ultimi mesi le lotte interne nella cerchia dei suoi collaboratori più vicini hanno portato a una serie di rivelazioni sugli affari privati delle persone che ruotano attorno al Cremlino: una cosa simile a quanto successo a Hillary Clinton con la pubblicazione di migliaia di email dopo quello che gli Stati Uniti hanno definito un attacco al suo comitato elettorale compiuto da hacker russi.

Mentre il governo russo si prepara per la rielezione di Putin a presidente – la Costituzione russa prevede solo due mandati presidenziali consecutivi, e a Putin mancano 18 mesi alla fine del primo –l’attivista anti-corruzione Alexei Navalny è diventato il mezzo attraverso il quale diverse fazioni russe rivali si fanno la guerra tra loro. Putin non si è fatto coinvolgere da queste lotte interne, ma alcune informazioni anonime e indagini svolte dallo staff di Navalny, composto da 30 persone, hanno svelato diverse cose riguardo ai lussi di alcuni degli alleati più vicini al leader russo: per esempio la costruzione di una nuova e sfarzosa casa per il suo primo ministro, i contratti di tipo militare stipulati dal suo cuoco personale e i viaggi in aerei privati per i cani di un importante funzionario. Per i suoi critici Navalny, avvocato di 40 anni, è solo una pedina di un gioco più grande. A lui l’origine delle notizie trapelate non interessa, purché portino a rivelazioni sulle persone al potere, meglio se seminando quanta più zizzania possibile. «Stanno iniziando a mangiarsi vivi l’uno con l’altro», ha detto Navalny nell’ufficio della sua fondazione a Mosca, pagato grazie a donazioni pubbliche.

L’ultima serie di lotte interne alla cerchia di Putin è iniziata quest’estate, intorno alla più grande vendita azionaria dell’anno, relativa alla quota di controllo di Bashneft, una società petrolifera russa con un fatturato annuo superiore ai 9 miliardi di euro. Questo mese Igor Sechin, che gestisce la società petrolifera Rosneft (la cui maggioranza è di proprietà del governo russo e che lavora con Putin dagli anni Novanta), si è assicurato l’acquisto della quota di controllo di Bashneft. Per raggiungere il suo obiettivo, Sechin ha dovuto scontrarsi con il primo ministro russo Dmitry Medvedev e il suo vice Igor Shuvalov, che volevano estromettere Rosneft dalla vendita. A luglio, con l’intensificarsi del dibattito, Navalny ha pubblicato sul suo sito alcune inchieste che raccontavano come Shuvalov avesse comprato dieci appartamenti in un ambito grattacielo di Mosca e speso milioni per trasportare con un aereo privato i suoi cani in giro per l’Europa. La moglie di Shuvalov ha detto che i cani – di razza corgi, la preferita della regina Elisabetta – partecipano a mostre canine all’estero «per difendere l’onore della Russia». In seguito a queste rivelazioni sui giornali russi, si è parlato dell’utilizzo di uno yacht di lusso da parte della moglie di Sechin e della costruzione di una villa dal valore stimato di circa 55 milioni di euro in una zona esclusiva di Mosca per il capo di Rosneft. Per quest’ultima notizia Sechin ha vinto una causa per violazione della privacy. Nel frattempo Navalny aveva già raccontato che anche Medvedev stava costruendo una casa di lusso usando fondi di un ente benefico di un suo amico miliardario. La portavoce di Medvedev, Natalya Timakova, ha detto che l’immobile in questione è di proprietà dello stato.

Anche quando non è lui a trovare le notizie, Navalny fa comunque da amplificatore diffondendole su Twitter ai suoi 1,68 milioni di follower. «Navalny fa questo: raccoglie spazzatura», ha detto Mikhail Leontyev, portavoce di Rosneft e Sechin. Il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, ha detto che il Cremlino non ha «nessuna opinione» su Navalny, mentre un portavoce di Shuvalov non ha voluto commentare. Secondo Gleb Pavlovsky, che è stato consulente di Putin nei suoi primi dieci anni al potere, la ricerca di storie sui presunti illeciti commessi da funzionari pubblici dimostra che la campagna anti-corruzione dello stato russo è poco più che un diversivo rispetto alla vera notizia, cioè la lotta per la sopravvivenza tra i gruppi rivali al potere in Russia, per la quale Navalny è considerato utile. «Tutte le persone coinvolte sono in uno stato di conflitto», ha detto Pavlovsky.

Da quando nel 2011 cercò di sfruttare la sua popolarità di azionista dalla querela facile di grandi società statali russe come Gazprom e Transneft per iniziare una carriera politica, Navalny è stato in prigione diverse volte, agli arresti domiciliari per un anno e due volte condannato per frode. Navalny dice che le accuse contro di lui furono inventate per impedirgli di candidarsi a un incarico pubblico, come fece nel 2013 quando arrivò vicino al ballottaggio nelle elezioni comunali di Mosca contro il candidato sindaco in carica, scelto da Putin. Navalny ha raccontato di non essere finito in prigione grazie alla sospensione delle pene, ma che suo fratello, anche lui condannato per frode, sta scontando una pena di due anni ed è detenuto «come se fosse un ostaggio».

Nonostante i suoi sostenitori in Russia lo considerino il Julian Assange russo, il fondatore di WikiLeaks che continua ad attaccare la campagna elettorale di Hillary Clinton negli Stati Uniti, Navalny ha detto di non avere legami con WikiLeaks. Ha aggiunto di operare in un modo molto diverso, affidandosi a fonti pubbliche e a ricerche svolte da cittadini e non a dati trafugati. Ha respinto anche le accuse di chi in Russia sostiene che lavori per conto di interessi americani, come disse nel 2011 Nikolay Tokarev, il CEO di Transneft, dopo che Navalny aveva completato il suo periodo di studio alla Yale University grazie a una borsa di studio e aveva contribuito a portare in strada a Mosca decine di migliaia di persone nella più grande protesta anti-Putin della storia.

Navalny ha detto, concordando con il governo americano, che la Russia sarebbe complice di WikiLeaks. Fino a qualche mese fa un’accusa del genere sarebbe sembrata «una teoria del complotto totalmente priva di fondamento», ha detto Navalny, «mentre oggi, visto il modo in cui WikiLeaks sembra essere sincronizzata con la propaganda falsa dei media russi come Russia Today e Sputnik, ci sono ragioni per pensare che questa cooperazione sia in effetti probabile». Il 15 ottobre il vicepresidente americano Joe Biden ha detto che l’amministrazione Obama reagirà agli attacchi informatici russi «quando lo riterremo opportuno e nella situazione che garantirà le conseguenze maggiori». Vladimir Rimsky, un esperto di corruzione che lavora per il gruppo di ricerca Index a Mosca, ha detto che la minaccia di Biden ha fatto parlare della possibilità che gli Stati Uniti siano in possesso di informazioni segrete sulle operazioni finanziarie della cerchia dei collaboratori più vicini a Putin, informazioni che potrebbero essere politicamente più dannose di tutte le notizie diffuse da Navalny: «Se gli Stati Uniti entrassero in possesso di informazioni del genere sarebbe un disastro».

Per il momento Navalny ha detto di essere contento di continuare a essere una spina nel fianco per Putin. La settimana scorsa ha pubblicato una notizia su un tema considerato tabù dai media russi: la famiglia del presidente, e in particolare sui milioni di dollari che dalle società statali russe confluiscono in una fondazione gestita dalla figlia minore di Putin, Katerina Tikhonova. Notizie del genere potrebbero anche non evidenziare alcun illecito, ma sono un imbarazzo per una classe privilegiata abituata a operare nell’ombra, ha detto Rimsky. «La prima regola non è confessare tutto, ma evitare di essere scoperti», ha aggiunto Rimsky. «Tutti quanto vorrebbero che Navalny chiudesse la bocca».

© 2016 – Bloomberg

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