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  • Cultura
  • giovedì 29 settembre 2016

L’ultimo libro di Baricco, che parla del nostro tempo

"Il nuovo Barnum" è una raccolta di suoi articoli usciti sui giornali e, spiega Gianni Mura su Repubblica, è una «narrazione su quello che succede nel mondo»

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Un dettaglio della copertina di "Il nuovo Barnum" di Alessandro Baricco, pubblicato da Feltrinelli

Oggi è uscito nelle librerie Il nuovo Barnum, una raccolta di articoli e saggi dello scrittore Alessandro Baricco – autore, tra gli altri, di Seta, Oceano mare e Novecento – pubblicati su giornali e riviste negli ultimi anni. Su Repubblica Gianni Mura ha spiegato come è fatto il libro, il cui titolo richiama due precedenti raccolte di articoli di Baricco: Barnum del 1995 e Barnum 2 del 1998.

Ci sono articoli usciti su RepubblicaVanity Fair Wired, su tanti argomenti diversi: l’amicizia prima di Facebook, racconti di viaggi a New York, Buenos Aires, Pamplona, Hanoi e Mumbay, e la festa di San Firmino con la corsa dei tori a Pamplona. L’articolo che Mura, che è un giornalista sportivo, preferisce non coincide con il preferito di Baricco, cioè quello sulla cosiddetta “Partita del secolo”, l’Italia-Germania 4 a 3 della semifinale del campionato del mondo di calcio 1970. Il preferito di Mura racconta infatti di Vivian Maier, tra le più importanti esponenti della fotografia di strada del Novecento, diventata famosa solo dopo la morte.

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Negli anni tra il ’50 e il ’60 venivano imbucate molte cartoline, quasi tutte dal mare, con una crocetta sul davanti. Stava a significare “noi siamo qui” e dalla vicinanza al mare dell’albergo, più spesso pensione, si poteva intuire la consistenza economica del mittente. In tempo di selfie la vendita di cartoline, e conseguentemente di francobolli, è tristemente, inesorabilmente crollata.

Ma, leggendo l’ultimo Baricco (“Il nuovo Barnum”), mi sono chiesto dove potesse essere la crocetta a Pamplona per la Feria di San Fermin, o al Flaminio per un’Italia-Inghilterra di rugby o ad Indianapolis per le Cinquecento Miglia. Perché è importante il punto da cui si osserva, anzi è la prima scelta da fare. Poi si scrive, ed è piuttosto inutile, nel caso di Baricco, decidere se si tratta di articoli o di racconti. Un articolo ben fatto contiene a modo suo un racconto, anzi lo è. La storia di Baricco dice che dalle pagine dei libri è passato a quelle dei giornali, altri hanno fatto il percorso contrario ma, se è deprimente il trattino (giornalista-scrittore) lo è anche più per scrittore-giornalista.

Accantoniamo il trattino. E scegliamo il termine articoli. Anzi, è lui stesso a sceglierlo. Si legge nell’introduzione: «Un lungo libro che parla del nostro tempo lo sto scrivendo eccome, da anni, ma sui giornali, a colpi di articoli. Se devo scrivere di quel che mi succede intorno, non so, non mi viene da usare la forma romanzo: mi viene da scrivere articoli, di andare dritto allo scopo, ecco. È una cosa che faccio ormai da un sacco d’anni. Dato che ho cominciato scrivendo una rubrica che si intitolava “Barnum” (il mondo mi sembrava allora un festivo spettacolo di freaks, pistoleri e illusionisti) mi sono abituato a quel nome, e adesso qualsiasi cosa scriva sui giornali per me finisce, bene o male, sotto quell’ombrello».

(Continua a leggere sul sito Il mio libro)

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